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Spread e Turchia mandano in rosso la Borsa ma Atlantia rimbalza

Il nuovo calo della lira turca contagia i mercati finanziari – Piazza Affari chiude di nuovo in ribasso e paga anche la febbre dello spread che pesa sui titoli bancari – Rimbalza invece Atlantia, che recupera una piccola parte delle perdite degli ultimi giorni ma resta ad alto rischio.

Spread e Turchia mandano in rosso la Borsa ma Atlantia rimbalza

Sale Atlantia, ma le banche italiane restano deboli, mentre i mercati europei chiudono incerti per il rischio di una nuova crisi fra Stati Uniti e Turchia. Sono negative Francoforte -0,22% e Madrid -0,11%. Parigi è  piatta, -0,08%, con Air France-Klm in calo del 3,1%, dopo il cambio al vertice e il timore di nuovi scioperi. Appena sopra la parità Londra, +0,08%.

Piazza Affari perde lo 0,53% (20.415 punti) e chiude in rosso la settima seduta consecutiva, a parte la festività di Ferragosto. Il listino milanese è ancora una volta in maglia nera, nonostante il rimbalzo di Atlantia, +5,68%, dopo il diluvio di vendite per il crollo del Ponte Morandi di Genova.

A zavorrare il Ftse Mib sono soprattutto le banche, che non riescono a rialzare la testa, mentre i titoli di Stato restano deboli, anche se recuperano nel finale. Il rendimento del decennale è al 3,12% e lo spread con il Bund si porta a 281.30 punti base (+0,21%). La pressione sulla carta italiana riflette una complessiva avversione al rischio, innescata dal riacuirsi della crisi fra Washington e Ankara. All’origine la decisione di una corte d’appello turca di respingere la richiesta di libertà del pastore americano Andrew Brunson, premessa ideale per un nuovo round di sanzioni.

Per la stessa ragione la lira turca torna a perdere quota nei confronti del dollaro e lascia sul campo circa il 4%. A seguire Wall Street apre in calo, anche se in breve il Dow inverte la rotta e si porta in territorio positivo. Tesla perde quasi l’8%, in attesa di un incontro con la Sec per fornire spiegazioni e materiali sui tweet con cui il 7 agosto scorso il Ceo Elon Musk disse di volere un delisting del gruppo. Oggi tiene banco anche un’intervista al New York Times in cui Musk sostiene che l’ultimo è stato un anno “atroce” e che sul piano personale per lui il peggio deve ancora venire.

Fra le materie prime il petrolio, tipo Brent, sale dello 0,6%, a 71,86 dollari al barile. L’oro guadagna lo 0,4%, portandosi a 1178,93 dollari l’oncia.

Sul fronte monetario l’euro recupera lo 0,3% e si muove in area 1,14. A spingere la moneta unica è, in parte, il dato sull’inflazione: 2,1% secondo Eurostat a luglio, in aumento rispetto al 2% di giugno. L’Italia è all’1,9%. Scende intanto il debito pubblico dopo il record di maggio: -4,1 miliardi in giugno rispetto al mese precedente, per un totale di 2.323,3 miliardi di euro.

Tornando in Piazza Affari, si osserva che il titolo più comprato è Atlantia, anche se l’esito del confronto con il governo sul fronte delle concessioni e della battaglia legale che ne potrebbe scaturire è tutt’altro che scontato. Moody’s scrive che il rating è a rischio, se ci fosse la revoca formale delle concessioni, mentre S&P tiene il titolo sotto osservazione. Intanto comunque la società prende fiato approfittando di alcuni segnali d’incertezza sulla linea da tenere nella maggioranza. In particolare le parole del ministro dell’interno Matteo Salvini sembrano un parziale dietrofront.

La seduta è positiva per Cnh, +1,15%; Mediaset, +0,95%, dopo le recenti perdite; Campari, +0,33%, a seguito del “buy” di Berenberg grazie all’aumento delle vendite di Aperol negli Stati Uniti; Finecobank +0,34%.

Le vendite penalizzano Ubi, -3,53%; Saipem -3,33%; Banco Bpm -2,95%; Stm -2,28%; Leonardo -2,4%. Fuori dal Ftse Mib Mps perde il 4,72%

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