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Sos Volkswagen, la California mette al bando Fca

Sui dazi l’accordo fra Usa e Cina non arriva, ma Wall Street è ai massimi – Intanto, però, la crisi dell’auto spaventa i mercati

Sos Volkswagen, la California mette al bando Fca

L’accordo “storico” sui dazi che il presidente Donald Trump dava per “praticamente fatto” l’11 ottobre scorso si fa ancora desiderare. Anzi, secondo quanto riferisce la Cnbc, Pechino è scettica sulla possibilità di chiudere il negoziato entro l’anno, scongiurando così l’aumento dei dazi già deciso a partire dal 15 dicembre. Al contrario, la Cina ribadisce che non firmerà accordi se prima non verranno ritirati tutti i dazi, una ritirata troppo dolorosa per il prestigio del presidente Usa.

Lo stallo rallenta la corsa al rialzo delle Borse che, però, si mantengono sui massimi: la proroga delle concessioni alle aziende Usa in affari con Huawei segnala che i due Big non hanno quantomeno alcuna intenzione di rompere.

HONG KONG SALE, NONOSTANTE GLI SCONTRI

Salgono così i listini asiatici. L’indice Hang Seng di Hong Kong è in rialzo dello 0,8%, mentre continua l’assedio al Politecnico. Stamane Pechino ha vivamente protestato contro la decisione dei giudici dell’ex colonia di ritenere illegale il divieto di coprirsi il volto per evitare il controllo facciale. Domani andrà in onda l’offerta di 500 milioni di azioni di Alibaba.

Sale anche l’indice di Shanghai e Shenzhen (+0,6%). Su anche le Borse dell’India e dell’Australia, scendono quelle della Corea del Sud e del Giappone. È pronto per la firma l’accordo commerciale tra Tokyo e Washington, ma manca il tassello più importante: la rinuncia ai dazi sull’auto.

Lo yen si apprezza leggermente su dollaro, a 108,6. Dollaro yuan a 7,025 (+0,2%).

COTY (+2,6%) FA BELLE LE SORELLE KARDASHIAN CON 600 MILIONI

Poco mossa Wall Street: S&P 500 +0,05%, Nasdaq +0,11%. Dow Jones +0,11%: dopo essere stato sotto la parità per quasi tutta la giornata, l’indice ha accelerato grazie alla spinta delle società difensive, tra cui quelle dell’intrattenimento o dei beni di consumo.

Coty +2,60% dopo che la società di cosmesi ha annunciato l’acquisto del controllo di Kylie Jennes, controllata dalle sorelle Kardashian, le influencer più famose del mondo.

POWELL E TRUMP A CONFRONTO

Ieri il presidente della Fed Jerome Powell ha incontrato Donald Trump, il suo critico più feroce, assieme al segretario al Tesoro Steve Mnuchin. La Fed ha emesso, al termine, un comunicato identico a quello emesso dopo il recente Fomc, tanto per sottolineare che non sono state trattate materie di competenza del board. Trump ha fatto sapere che si è parlato anche dell’ipotesi di “tassi negativi”.

Oro a 1.470 dollari l’oncia, poco mosso. Il future di riferimento del rame, termometro sensibile della congiuntura industriale globale, è poco sotto i prezzi da inizio anno ed il 3% sotto quelli di sei mesi fa, a conferma delle difficoltà delle trattative sui commerci.

Scende il petrolio, a 62,3 dollari il barile, per effetto delle prime indicazioni sull’andamento delle scorte di greggio degli Stati Uniti e del previsto rallentamento della produzione di shale oil.

Secondo i trader, il prezzo del collocamento dell’1,5% di Saudi Aramco potrebbe spingere gli investitori a fare spazio nei portafogli per le azioni che saranno collocate con l’Ipo. Eni perde lo 0,8%.

L’euro dollaro ieri ha chiuso in rialzo dello 0,2% a 1,107, stamattina è poco mosso.

LE CEDOLE MANDANO IN ROSSO PIAZZA AFFARI

Giornata in rosso per le Borse europee che hanno accelerato al ribasso nel pomeriggio quando la corrispondente di Cnbc ha twittato che, secondo una fonte governativa, gli umori a Pechino sull’accordo commerciale sono improntati al pessimismo.

Piazza Affari (-0,53% a 23.463 punti) è stato il listino peggiore, ma il dato va interpretato alla luce dello stacco delle cedole di Mediobanca, Danieli e Coima Res e gli acconti di Poste Italiane, Recordati, Tenaris, Terna, Mediolanum con un impatto complessivo dello 0,18% sull’indice.

Debole anche il resto dell’Eurozona. Francoforte perde lo 0,27%. Secondo la Bundesbank, la crescita dell’economia tedesca rimarrà debole nel quarto trimestre, ma non c’è motivo di temere una recessione perché ci sono segnali che le prospettive del settore industriale “si stanno stabilizzando”.

A MADRID GUERRA PER IL CONTROLLO DELLA BORSA

Parigi -0,16%; Londra +0,09%; Madrid -0,07%. L’operatore pan-europeo Euronext e la Borsa svizzera Six hanno cominciato la battaglia per il controllo della Bme, la Bolsa spagnola, nel tentativo di conquistare una delle ultime borse indipendenti europee rimaste.

Giornata fiacca anche per il mercato del debito. I Btp hanno chiuso in territorio positivo una seduta volatile con pochi volumi, in cui lo spread è sceso fino a 5 punti base rispetto al finale di venerdì a quota 155 punti base. Il tasso del decennale si è attestato in area 1,21% (venerdì 1,24%).

Dai dati pubblicati da Banca d’Italia al 30 settembre, rileva Banca Akros, gli istituti italiani hanno aumentato l’esposizione ai Btp da 368 a 402 miliardi di euro, con un incremento del 9,23%. 

DIESS: CI ASPETTANO ANNI DIFFICILI. VW BRUCIA 4 MILIARDI

“Signori, la festa è finita: ci stiamo avviando a vivere dal 2020 quattro anni difficili, segnati dal calo delle entrate e del margine operativo. Ma non temete: siamo preparati”. Herbert Diess, numero uno di Volkswagen, non ha addolcito la pillola incontrando gli analisti: oltre ai problemi legati alla transizione all’auto elettrica, il gigante di Wolfsburg mette in conto il calo delle vendite in Cina, specie nei Suv. Il mercato ha punito l’ammiraglia dell’auto tedesca con un ribasso del 4,10%, pari a circa 4 miliardi in meno di capitalizzazione, innescando un effetto valanga nel settore. Sotto tiro Peugeot (-3,78%) dopo il downgrade di Deutsche Bank da hold a buy che sottolinea i rischi del merger con Fiat Chrysler, che a sua volta lascia sul terreno il 2,82%.

PUNITI A LOS ANGELES ANCHE TOYOTA E GM

La California ha deciso che l’amministrazione non comprerà più auto Fca, Toyota e Gm perché non rispettano i limiti sull’inquinamento posto dallo Stato.

A Piazza Affari perdono colpi anche Brembo (-2,3%) e Pirelli (-1,3%). In rosso anche Cnh Industrial (-2,7%).

BRILLANO TIM E LE UTILITIES: NUOVO MASSIMO DI HERA

In evidenza Tim (+0,5%), promossa a buy da parte di Arete Research. Da inizio anno il titolo segna un progresso del 13%, meno dell’indice (+29% il Ftse Mib) ma dai minimi di agosto ha messo a segno un rimbalzo del 30%.

Banche negative. Unicredit (-1,5%) prosegue la fase di cauta correzione a seguito del rialzo registrato prima e dopo i risultati. Fineco -1,5%. Unicredit userà una cartolarizzazione di prestiti corporate da 7,75 miliardi per sostituire i titoli di Stato che si è impegnata a fornire a Fineco come collaterale a seguito della sua uscita dal gruppo. Ubi Banca +0,4%.

In calo anche il risparmio gestito, con l’eccezione di Banca Mediolanum, +1,6%, ma dopo aver parzialmente corretto i recenti rialzi; il titolo è sempre sostenuto da attese di buoni dati e dalle speranze di M&A, nonostante le smentite.

In terreno positivo le utilities: Enel +0,2%. Hera +0,6% a 4,0 euro, nuovo massimo storico. Giù A2A (-0,4%).

BOOM DI SAFILO, TRACOLLA TREVI

Non sono mancate tra le small cap oscillazioni rilevanti, sia al rialzo che al ribasso.

Banca Sistema +6%: il titolo è già sui massimi quando arriva la notizia dell’acquisizione del ramo credito su pegno da Intesa.

In forte rialzo Safilo (+11%). Analisti e trader ricordano che il titolo è molto compresso a causa delle incertezze sulle licenze e che ha abbondanti spazi di rialzo, se al prossimo incontro per il piano industriale, nella prima metà di dicembre, l’azienda riuscisse a dare visibilità sul futuro.

Trevi (-15%) è stato il titolo peggiore del listino dopo la decisione del Tribunale di Forlì che venerdì ha rigettato l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione raggiunto con i creditori presentato dalla società. Con una nota emessa nel pomeriggio Trevi Finanziaria Industriale ha spiegato che “ritiene non verosimile che si possa procedere all’esecuzione dell’aumento di capitale deliberato il 17 luglio scorso entro l’anno corrente”.

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