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Se lo Stato fa acquisti in “verde”: protocollo Governo-Anac

Il ministero dell’Ambiente e l’Anac hanno firmato un accordo di collaborazione per l’applicazione delle norme in materia di sostenibilità ambientale negli acquisti – Sprechi da 20 miliardi l’anno da evitare

Se lo Stato fa acquisti in “verde”: protocollo Governo-Anac

Nella complessa macchina della pubblica amministrazione se ne era quasi persa memoria. Eppure lo Stato deve compiere ancora quel salto di qualità ambientale scritto e riscritto in leggi, provvedimenti e circolari. A pensare di ridare smalto ai traguardi green degli uffici pubblici ci hanno pensato il Ministro dell’Ambiente uscente Gian Luca Galletti e il Presidente dell’Anac Raffaele Cantone. L’uno di fronte all’altro, hanno firmato un protocollo di intesa per maggiore collaborazione ed applicazione delle norme in materia di sostenibilità ambientale negli acquisti.  

Cantone partiva dal Codice degli appalti da lui ampiamente rimaneggiato. Galletti dalla strategia ambientale perseguita in anni alla guida del Ministero dell’Ambiente. Tre i punti salienti del documento sottoscritto: monitoraggio e vigilanza sull’applicazione dei criteri ambientali minimi (CAM), giá nel Piano d’azione nazionale sugli acquisti verdi; condivisione di atti di indirizzo, clausole-tipo per bandi e capitolati di appalto; formazione spinta  per funzionari della pubblica amministrazione. Un’intesa che ci fa crescere e aiuta il mondo dell’industria ecocompatibile? Chissà, perché Ministero dell’Economia e Istat due anni fa hanno appurato sprechi per 20 miliardi di euro all’anno causati anche da cattivi acquisti. Solo la Consip in un anno stacca ordini di acquisto per 40 miliardi, mentre le altre stazioni appaltanti agiscono “in autonomia”. Eppure da agosto 2016, c’è la legge sulla dematerializzazione che abolisce (?) la carta e stabilisce di lavorare solo con l’informatica. 



Vediamo la realtà. Perché l’intesa tra MinAmbiente e Anac funzioni bisogna immaginare un cambio culturale del personale degli uffici pubblici, delle stazioni appaltanti, delle commissioni di gara, disperse sul territorio. Comuni, Regioni, Asl hanno bisogno di supporto. Già l’inserimento dei criteri minimi ambientali, ricordiamo, a suo tempo ha richiesto un lungo lavoro di concertazione. La firma dell’intesa istituzionale dell’altro giorno ammonisce le imprese partecipanti alle gare di sapere a priori che le loro forniture – quindi i processi produttivi – non possono uscire da laboratori taroccati, da catene di montaggio impattanti e poco salubri con iperconsumi di energia. In fondo sono i princìpi dell’economia circolare dove modelli di acquisto e modelli di consumo si integrano. Fino allo smaltimento dei beni acquistati.

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