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Riforma fiscale in Cdm la prossima settimana: tre aliquote Irpef e Ires più leggera, ecco le novità

La riforma partirà dall’Ires che potrebbe scendere fino al 15% se l’impresa assume disoccupati con reddito di cittadinanza o fa investimenti innovativi – Sull’Irpef ipotesi accorpamento aliquote

Riforma fiscale in Cdm la prossima settimana: tre aliquote Irpef e Ires più leggera, ecco le novità

La riforma fiscale potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri già la prossima settimana. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha in programma una riunione con la sua squadra per ultimare i dettagli sul progetto di legge delega che si poggerà su due pilastri: riduzione da quattro a tre gli scaglioni delle aliquote Irpef e riduzione dell’Ires. Per finanziare entrambe le misure e trovare le coperture necessarie, il governo metterà mano al vasto corpus di agevolazioni fiscali, cercando di tagliare il più possibile, ma in maniera graduale, rassicurano dal Mef. Previsti inoltre nuovi sistemi di accertamento in grado di ridurre l’evasione fiscale, le cui stime si aggirano attualmente tra 75 e 100 miliardi l’anno. Si tratta però di cambiamenti che si svilupperanno negli anni. “Riusciremo entro metà marzo a portarla in Consiglio dei ministri, poi ci saranno i tempi parlamentari”, ha affermato il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo.

Riforma fiscale: le ipotesi sulle aliquote Irpef

Per quanto riguarda l’Imposta sulle persone fisiche l’idea sarebbe quella di ridurre le aliquote da quattro a tre. Come? Accorpando la seconda e la terza aliquota Irpef, ad oggi rispettivamente al 25% e al 35%, fissando una aliquota intermedia al 27 o al 28%.

“Abbiamo a disposizione un lasso temporale abbastanza ampio, la legislatura: quindi un primo intervento si può articolare passando dalle 4 aliquote a 3 per poi progressivamente ridurre ulteriormente. Sui numeri stiamo ragionando e questo sarà coerente con le risorse a disposizione”, ha detto Leo. 

Riforma fiscale: si parte dall’Ires, cambiano le tasse sulle imprese

La riforma potrebbe partire dall’imposta sui redditi delle società (Ires). Secondo le previsioni, l’aliquota base resterà al 24%, ma potrà scendere fino al 15% se l’impresa investirà nei due anni successivi i propri utili in investimenti innovativi o se li utilizzerà per assumere disoccupati, percettori del nuovo reddito di cittadinanza, donne o ultracinquantenni. 

“Diamo uno stimolo alle imprese ad occupare questi soggetti, penso che possiamo fare in modo che la minore tassazione Ires si rifletta nella creazione di posti di lavoro. E otteniamo un ulteriore risultato perché a fronte della riduzione del carico fiscale per le imprese avremmo una tassazione Irpef per le persone che vengono assunte”, ha spiegato il viceministro.

La nuova Ires potrebbe entrare in vigore all’inizio del 2024, momento in cui l’Italia adotterà la “Global Minimun Tax” sulle multinazionali con ricavi superiori a 750 miliardi. In base all’intesa raggiunta in sede Ocse, Infatti, il Paese della società controllante o quello che ospita un ramo di una multinazionale potrà aggiungere carico fiscale se l’onere resta sotto al 15%. Quell’aliquota è dunque il minimo consentito. Secondo il Corriere, il viceministro Leo punterebbe inoltre su una semplificazione dei rapporti delle aziende con il Fisco. Alle più piccole, l’Agenzia delle entrate proporrebbe su vasta scala dei “concordati preventivi biennali”: in sostanza, una proposta di gettito per i due anni a venire. Per i gruppi più grandi invece il governo pensa di allargare l’area della cosiddetta “cooperative compliance”, già lanciata dall’Ocse.

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