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Ricostruzione Gaza: aziende Usa vicine a Trump vogliono “accaparrarsi il bottino”. E sul mercato, da Webuild a Cementir, ecco chi ci guadagna

In Europa, i titoli legati alla ricostruzione sono tutti in rialzo sulla spinta degli spiragli di pace in Ucraina. Intanto, mega società Usa si stanno muovendo per prendere il controllo dei lavori a Gaza

Ricostruzione Gaza: aziende Usa vicine a Trump vogliono “accaparrarsi il bottino”. E sul mercato, da Webuild a Cementir, ecco chi ci guadagna

Per ora è tutto ancora nel mondo dei “se”: ma gli investitori cercano di non farsi scappare l’occasione. I timidi e incerti venti di pace in Ucraina da una parte e le strategie dei Paesi nel mondo, con gli Usa in testa, per prendere il controllo della ricostruzione a Gaza, fanno muovere al rialzo stamane i cosiddetti titoli della ricostruzione nelle Borse europee, quelli dell’edilizia, demolizione, trasporto e logistica. A Piazza Affari brillano Webuild, Cementir, Buzzi Unicem, Maire Techmont.

Verso la pace in Ucraina: Zelensky pronto a rinunciare all’adesione alla Nato

L’attenzione degli investitori è per il percorso verso la pace tra Ucraina e Russia e considerano un deciso passo avanti il fatto che ieri il presidente ucraino Zelensky abbia fatto presente che l’Ucraina potrebbe accettare garanzie di sicurezza da parte degli Stati Uniti e dell’Europa, per prevenire future aggressioni russe, al posto del suo obiettivo a lungo termine di aderire alla Nato. Molti dossier sono ancora aperti sul tavolo delle trattative, tuttavia, una certa fiducia in un esito positivo è riposta quanto meno dai mercati.

Ieri il leader ucraino ha incontrato a Berlino una delegazione Usa guidata dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump, insieme a diversi consiglieri per la sicurezza nazionale provenienti dall’Europa. Secondo una dichiarazione della delegazione statunitense, durante l’incontro, comprendente discussioni approfondite sul piano di pace in 20 punti, agende economiche e altre questioni, sono stati compiuti notevoli progressi. I colloqui riprenderanno oggi.
Kiev, che per anni ha considerato l’adesione all’alleanza come un modo per garantire la propria sicurezza futura, ha modificato la sua retorica di fronte alla continua riluttanza degli Stati Uniti e di alcuni partner europei, mentre Washington insiste per porre fine alla guerra che dura da quasi quattro anni. Oggi è previsto anche un importante vertice, al quale parteciperanno il Segretario generale della Nato Mark Rutte e la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, insieme ad altri 10 leader europei.

I conti della ricostruzione a Gaza

Intanto, a Gaza si stanno facendo i conti per la ricostruzione. La guerra ha ridotto gran parte dell’enclave in macerie e sgomberare la Striscia per aprire la strada alla ricostruzione sarà un compito colossale. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità solo per il settore sanitario servono più di 7 miliardi di dollari. Le Nazioni Unite, in tutto, parlano di 53 miliardi per ricostruire Gaza e la Cisgiordania. 30 miliardi per riparare le infrastrutture fisiche e 19 miliardi per far fronte alle perdite economiche e sociali. Un terzo della cifra totale andrebbe al settore più colpito, quello residenziale.

Le macerie accumulate hanno generato circa 68 milioni di tonnellate di detriti, secondo il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite. E se si distribuisse tale quantità di macerie uniformemente su Manhattan, scrive il Wall Street Journal, lascerebbe circa 97 kg di detriti per metro quadrato: il peso complessivo equivale a quello di circa 186 Empire State Building o di 162 ponti come il Golden Gate.

In due anni di guerra, migliaia di attacchi aerei israeliani, insieme ai combattimenti sul terreno e alle demolizioni controllate, hanno distrutto oltre 123.000 edifici a Gaza e ne hanno danneggiati altri 75.000 in varia misura, pari all’81% di tutte le strutture dell’enclave, secondo l’ultima analisi delle immagini satellitari condotta dalle Nazioni Unite. Le macerie sono miste a ordigni inesplosi: bombe, missili, razzi e proiettili di artiglieria che non sono esplosi. Ci sono anche resti umani: i corpi di circa 10.000 persone che rimangono intrappolate sotto le macerie, secondo le autorità sanitarie palestinesi.

Aziende Usa pronte ad accaparrarsi la ricostruzione di Gaza

Nel processo di ricostruzione della Striscia i settori più coinvolti sono quelli dell’edilizia, demolizione, trasporto e logistica. L‘Unione europea aspira a un ruolo nella ricostruzione di Gaza, anche attraverso un gruppo di Paesi donatori. Anche l‘Italia si è detta pronta a dare un contributo. Ma intanto si stanno facendo largo le società statunitensi.

Esponenti dell’amministrazione Trump e aziende repubblicane collegate si stanno dando battaglia per ottenere il controllo degli aiuti umanitari e della logistica, secondo fonti e documenti esaminati dal Guardian.

In realtà non è ancora possibile stipulare contratti a lungo termine per la ricostruzione o gli aiuti umanitari: un Consiglio per la Pace, presieduto da Donald Trump, è stato approvato dalle Nazioni Unite per amministrare il territorio, ma non è ancora operativo. E il mandato del nuovo Centro di Coordinamento Civile-Militare è limitato. Parallelamente a questi sforzi ufficiali, la Casa Bianca ha istituito una propria task force per Gaza guidata da Jared Kushner, Steve Witkoff e Aryeh Lightstone.

Ma, secondo il quotidiano britannico, due ex funzionari del Doge – un tempo incaricati di Elon Musk di tagliare i costi del governo e licenziare in massa i dipendenti federali – stanno guidando il gruppo degli aiuti umanitari e della ricostruzione distribuendo presentazioni con piani dettagliati per le operazioni logistiche, inclusi prezzi, proiezioni finanziarie e ubicazione di potenziali magazzini. Uno è Josh Gruenbaum, nominato dalla General Services Administration e ora consigliere senior della task force per Gaza. L’altro è Adam Hoffman, un venticinquenne laureato a Princeton, che si è unito alle attività del Doge di Elon Musk lo scorso marzo ed è diventato una forza trainante nei piani più recenti, dice il Guardian.

Tra le società Usa all’attacco, sempre secondo il Guardian, c’è Gothams, un’impresa con interessi politici che si era aggiudicata un contratto da 33 milioni di dollari per la gestione del famigerato centro di detenzione della Florida meridionale soprannominato “Alcatraz dell’Alligatore”, dove gli immigrati sono ospitati in tende e roulotte. Risulta che la società avrebbe una “corsia privilegiata” per assicurarsi quello che potrebbe essere il contratto più redditizio che abbia mai avuto, nonostante il fondatore dell’azienda, Matt Michelsen, abbia detto di essersi per il momento ritirato, citando problemi di sicurezza.

I titoli azionari legati alla ricostruzione in netto rialzo

Praticamente tutti in rialzo i titoli azionari legati alla ricostruzione stamane, che includono aziende nei settori delle costruzioni, infrastrutture, cemento, materiali edili. A Piazza Affari spiccano WeBuild (+1,29%), Buzzi Unicem (+2,15%), Cementir (+1,1%), Maire Tecnimont (+1,85%.

Tra le società europee ci sono la tedesca Heidelberg Materials (-0,27%) e Hochtief (+1,52%), l’austriaca Porr ag (+0,82%), l’olandese Koninklijke Bam Groep (+0,89%) e le francesi Saint-Gobain (+2,69%), Vicat (+1,22%), Imerys (+0,25%), Vinci (+0,54%).

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