Condividi

Referendum giustizia, l’ex premier Mario Monti vota No a difesa dello Stato di diritto: “Più poteri all’Esecutivo mi preoccupano”

L’ex premier teme che la riforma della giustizia indebolisca lo Stato di diritto: è questa la ragione che lo spinge a votare NO nel referendum. Ma non è l’unica. Monti non apprezza l'”insofferenza profonda” del Governo verso la magistratura e la Corte dei Conti e la timidezza della Meloni di fronte alla prepotenza di Trump sulla scena internazionale

Referendum giustizia, l’ex premier Mario Monti vota No a difesa dello Stato di diritto: “Più poteri all’Esecutivo mi preoccupano”

Tra le personalità che sono scese in campo per annunciare il proprio No nel referendum sulla riforma della giustizia Mario Monti era forse la più inattesa. Per due ragioni: perché il senatore a vita di solito circoscrive i suoi interventi al terreno economico e perché ci tiene a “rimarcare ” il suo ruolo di parlamentare indipendente “che non fa parte nè della maggioranza nè dell’opposizione”. Perciò il suo No, come ha spiegato ina recente intervista al Corriere della sera , “non è un voto per punire il Governo”. Allora perché il senatore Mario Monti vota No sulla riforma della giustizia? “In questo referendum – spiega – c’è un testo e un contesto”. E il punto cruciale qual è? “Temo che questa riforma – che secondo i più non avrebbe effetti rilevanti sull’efficienza della giustizia per cittadini e imprese – indebolirebbe lo Stato di diritto“. Ecco il punto fondamentale, anche se non l’unico. “L’Italia deve continuare a stare dalla parte dello Stato di diritto, nella vita del Paese e nel sistema internazionale” ma “l’unico effetto indiscutibile della riforma sarebbe di spostare l’equilibrio dei poteri tra l’esecutivo e il giudiziario, favore del primo”. E’ questo che preoccupa l’ex premier e che lo spinge a votare No.

Ma nell’orientamento di Monti c’è anche grande attenzione al “contesto” della riforma, che non è l’intento di punire il Governo Meloni o di favorire l’opposizione ma piuttosto la preoccupazione per come l’Esecutivo e la premier si muovono sia sul piano interno che sul piano internazionale. Sul piano interno quello che non piace al senatore Monti è “l’insofferenza profonda che ha spesso caratterizzato l’attuale Governo quando la magistratura o la Corte dei Conti hanno sanzionato suoi atti” in cui si legge “l’intento di depotenziare alcuni presidi dello Stato di diritto, visti come inaccettabili ostacoli all’esecutivo”. Non è così che si governa in uno Stato moderno, secondo l’ex premier, ma. al contrario, facendo leva “sulla cooperazione e sulla capacità di motivare”

Infine c’è l’aspetto internazionale del “contesto”. Di fronte alla prepotenza del Presidente americano Donald Trump, la premier si è dimostrata, secondo Mario Monti, troppo timida. “E’ vero che negli ultimi giorni Giorgia Meloni ha dato qualche piccolo segno di lieve smarcatura dal presidente americano, ma nel complesso non sono emersi, nelle sue parole e negli atti di governo, segni di ripensamento e di presa di distanza da un modello di gestione della cosa pubblica, da Trump ad Orban, che considera con fastidio lo Stato di diritto”. In conclusione, spiega Monti: “Vorrei che la nostra premier trovasse negli italiani una barriera di fronte a possibili tentazioni di depotenziare lo Stato di diritto, nell’erronea convinzione che sia quello l’ostacolo a governare meglio”. Dunque NO nel referendum sulla riforma della giustizia.

Commenta