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Referendum: è quasi quorum

Alle 22 di ieri ha già votato il 41 %. Possibile un margine in grado da rendere ininfluente il voto estero. Per la maggioranza il risultato non avrà effetti sul governo, ma Bossi dice che il premier non sa più comunicare. Ed è sempre aperta la polemica sulle tasse. Tremonti: ho pronta la riforma, ma servono 80 miliardi.

Per i quattro referendum (nucleare, legittimo impedimento e i due sull’acqua) è quasi quorum. Alle 22 di ieri si era recato alle urne il 41 % degli aventi diritto. Motivo per cui, se il trend elettorale sarà confermato nelle prossime 8 ore (i seggi riaprono dalle 7 alle 15), l’obiettivo del 50 % più uno dovrebbe essere centrato con un buon margine, tale da rendere ininfluente anche l’incognita del voto estero, sul quale già pendono alcuni ricorsi. Gli esperti collocano attorno al 55 % la proiezione finale del risultato finale per quanto riguarda l’affluenza. Vale il precedente del referendum costituzionale del 2.006, quando alle 22 della domenica aveva votato il 35 % e alla chiusura delle urne si arrivò al 53,8%.

Naturalmente ci sono ancora due incognite, tra loro contraddittorie: la forte politicizzazione potrebbe aver fatto sì che i favorevoli ai quesiti si recassero al voto nella prima giornata; il buon andamento della partecipazione potrebbe spingere gli indecisi ad andare a votare oggi. Si saprà dopo le 15. Comunque vadano le cose la parola d’ordine di Berlusconi e dei suoi sostenitori è che per il governo non cambia nulla. Del resto tanto la Lega che il Pdl avevano lasciato libertà di voto ai propri sostenitori. E non è mancato qualche autorevole esponente della maggioranza (il governatore del Veneto Luca Zaia, ma anche il sindaco di Roma Alemanno e il governatore del Lazio Polverini) che si sono recati alle urne. Resta il fatto che Berlusconi e Bossi erano stati altrettanto determinati nel preannunciare che non sarebbero andati a votare.

Ciò non toglie che problemi a Berlusconi potrebbe procurarne proprio la Lega. Bossi ha ieri detto che il premier non sa più comunicare. Ed è sempre più all’ordine del giorno la polemica sulla possibilità o meno di avviare la riforma fiscale. Tremonti ha detto ieri di averne una ottima, ma che non sa chi potrebbe dargli i fondi necessari (80 miliardi). Bossi ha cercato di abbassare un po’ i toni, sostenendo che le preoccupazioni del ministro dell’Economia sono giuste, ma che i soldi ci sono e comunque si possono trovare. Dove? C’è chi dice che, in vista dell’appuntamento del 19 a Pontida, la Lega potrebbe chiedere uno stop alle missioni militari, a cominciare da quella in Libia, per trovare i soldi per ridurre le tasse.

Una richiesta che non faciliterebbe l’accidentato percorso che è già dinanzi al Governo che dal 22 giugno sarà impegnato nella verifica parlamentare chiesta da Napolitano. Un appuntamento che potrebbe caricarsi di ulteriore significato politico, dopo il probabile raggiungimento del quorum nei referendum.

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