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Quattordici anni dopo l’11 settembre, il viceministro Karzai racconta il nuovo Afghanistan

Il viceministro degli Esteri afgano, Hekmat Karzai, fa un bilancio al termine della missione ISAF: “L’intervento internazionale e in particolare quello italiano sono stati importantissimi per formare un nostro sistema di sicurezza interna e rilanciare l’economia” – Visita alla Sioi a Roma

Quattordici anni dopo l’11 settembre, il viceministro Karzai racconta il nuovo Afghanistan

Esattamente quattordici anni fa, l’11 settembre del 2001, un evento che nessuno di noi dimenticherà cambiò per sempre gli equilibri geopolitici mondiali: le Torri Gemelle di New York, simbolo degli Stati Uniti e del mondo occidentale, furono abbattute da un impressionante attentato terroristico di Al Qaeda. Quattordici anni dopo la guerra contro i talebani, iniziata immediatamente dall’allora presidente George Bush, non è ancora finita, ma in Afghanistan sono cambiate tante cose.

A fare il punto è il viceministro degli Esteri afgano, Hekmat Karzai, che alla vigilia della ricorrenza incontra a Roma, presso la sede della Sioi a due passi da piazza Venezia, l’ex ministro degli Esteri e attuale presidente della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, Franco Frattini. Karzai, omonimo del presidente Hamid che ha guidato la fase di democratizzazione fino al 2014, ha innanzitutto ringraziato i militari italiani: “Il vostro contributo è stato fondamentale, vi saremo per sempre grati. I militari italiani, oltre a difendere il nostro territorio, hanno contribuito alla costruzione di scuole, infrastrutture, e sono stati accolti amichevolmente dalla popolazione”.



L’Italia ha partecipato alla missione dell’ISAF dal 2003, impegnando in tutto 2.250 soldati su un totale di 58.000, provenienti da una quarantina di nazioni. In totale, dall’inizio della missione fino alla sua fine, nel 2014, hanno lasciato la vita più di 3.000 uomini, di cui 53 italiani. Il contingente italiano ha avuto il comando della zona Ovest, quella della delicata area intorno a Herat, mentre il Nord era sotto il controllo tedesco, la capitale Kabul sotto quello francese e le aree Sud e Est sotto quello nordamericano. “Le forze italiane sono state importanti anche per formare la nostra attuale polizia, che ci permette di garantire la sicurezza nel Paese anche adesso che la International Security Assistance Force ha concluso la sua missione”, ha ancora ricordato l’esponente del nuovo governo di Ashraf Ghani, eletto un anno fa e succeduto a Karzai, di cui Ghani fu ministro delle Finanze.

“Per la prima volta – ha fatto notare il Karzai viceministro – un presidente eletto è succeduto a un altro presidente eletto”. Hamid fu infatti nominato presidente ad interim già nel 2001, ma eletto democraticamente solo nel 2004 (primo nella storia del Paese) e poi nuovamente nel 2009, prima di lasciare al nuovo governo Ghani. “Quella politica è solo una delle tre principali transizioni che sta attraversando l’Afghanistan – ha proseguito Karzai in visita a Roma -: ci sono poi quella economica e quella militare”.

Il vice-ministro degli Esteri spiega come la presenza dell’Isaf, oltre che nella lotta al terrorismo talebano sia stata importante anche per rilanciare l’economia del Paese: “La presenza delle forza internazionali ha creato un network che ha dato opportunità a molte persone”. Karzai ne è proprio convinto: “La situazione rispetto a quattordici anni fa è come il giorno e la notte: l’economia cresce, ci sono stati passi in avanti dal punto di vista sociale e abbiamo finalmente un sistema sanitario funzionante”. Non solo: di fronte alla crisi umanitaria e diplomatica internazionale, Karzai sostiene che “il Paese saprà recitare un ruolo centrale sia in Medio Oriente sia nel Sud-Est asiatico, anche come hub economico: penso soprattutto all’energia (il Paese, nonostante gli enormi investimenti, per l’elettricità dipende ancora dalle importazioni, ndr), per la quale possiamo svolgere un ruolo importante vista la nostra posizione strategica tra Asia, Medio Oriente ed Europa”.

La transizione militare si è invece già compiuta, anche se potrebbe non bastare ad arginare il terrorismo, compreso quello avanzante di Daesh, che però preoccupa relativamente Karzai: “La nostra situazione è diversa da quella dell’Iraq”, ha precisato. Per la formazione di una sicurezza locale in grado di camminare con le proprie gambe è stato ancora una volta decisivo il contributo italiano: se ora l’Afghanistan ha a disposizione una polizia di frontiera, composta da più di 23.000 agenti di vario grado, è grazie al lavoro di affiancamento della Guardia di Finanza. In particolare nella provincia di Herat, a ridosso dell’importante confine con l’Iran, nazione con la quale ci sono forti scambi commerciali, tanto che secondo i dati ufficiali circa il 40% degli introiti dello Stato afghano provengono dai diritti doganali incassati in quest’area.

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