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Povertà, istruzione, cultura: i numeri della mission sociale di Intesa

Solo nel 2018, l’attività filantropica della banca, prevista nel piano al 2021, ha già prodotto risultati che farebbero invidia allo Stato: distribuiti 3,3 milioni di pasti, 36mila farmaci e 36mila indumenti ai più bisognosi – Investimenti anche in accesso allo studio, economia circolare e tutela del patrimonio artistico.

Povertà, istruzione, cultura: i numeri della mission sociale di Intesa

I risultati finanziari per una banca sono molto importanti ma non sono tutto. Si farà fatica a crederci, ma una banca può anche aiutare i poveri, contribuire alla tutela dell’ambiente, salvaguardare il patrimonio artistico e culturale. E’ questa la missione di Intesa Sanpaolo, che un anno dopo aver messo in evidenza l’attività filantropica nel Piano d’impresa al 2021, trae le somme dei primi 12 mesi. “Un’azienda di successo come la nostra – ha detto in conferenza a Milano il CEO Carlo Messina – ha il dovere di assumersi delle responsabilità nei confronti della comunità. La settimana prossima presenteremo i conti del 2018, ma prima abbiamo deciso di far vedere cosa è capace di fare una banca per i più bisognosi e per la crescita del Paese”. La missione di Intesa Sanpaolo, certificata nel Piano presentato un anno fa, “non è solo di rendere felici gli azionisti. Nel nostro Dna ci sono anche elementi valoriali e le Fondazioni sono un nostro punto di forza”.

Senza contare che investire sui bisogni della collettività e cioè in istruzione, lotta alla povertà, sostenibilità e cultura “non è solo doveroso ma anche redditizio”, come ha ricordato il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros Pietro. “Distribuire dividendi è già un modo di aiutare le imprese e dunque il Paese – ha aggiunto Messina – perchè tra i nostri azionisti ci sono anche le Fondazioni che poi investono quei soldi in attività utili. Ma noi siamo voluti andare oltre, attraverso grandi progetti di cui la banca si occupa in prima persona”. Non da sola, ovviamente. I partner dell’attività filantropica della banca sono, oltre alla stessa Fondazione Intesa Sanpaolo Onlus, diversi: dalla Fondazione Banco Alimentare all’AIL (Associazione italiana contro le leucemie, linfomi e mieloma), dalla Caritas alla Comunità di Sant’Egidio, l’Opera di San Francesco, i City Angels Lombardia Onlus, l’iniziativa Golden Links e altri ancora, impegnati nei relativi progetti di competenza.

LOTTA ALLA POVERTA’

Nei mesi in cui si discute di reddito di cittadinanza, Intesa Sanpaolo ha già concretizzato un rilevante aiuto ai bisognosi nell’anno solare 2018: “Il reddito di cittadinanza va migliorato ma intanto è giusto destinare risorse. Noi la nostra parte siamo pronti a farla e la stiamo già facendo”, ha commentato Messina. Il progetto di solidarietà sociale della prima banca italiana per numero di clienti ha già permesso di distribuire nell’anno appena concluso 3,3 milioni di pasti (10mila al giorno), 95mila posti letto (6mila al mese), 36mila farmaci (3mila al mese) e 36mila indumenti (3mila al mese). L’impegno è confermato anche per il 2019, con un chiaro obiettivo: “Il nostro impegno è soprattutto per i cosiddetti working poors, cioè quella categoria di persone che lavora ma che ha grandi difficoltà economiche. I poveri sono quasi sempre gente come noi, che si veste come noi, che lavora, che ha una dignità ma che ha bisogno di vestiti, di medicinali, a volte anche di mangiare”, ha spiegato il CEO. “Sono rimasto sconvolto ad esempio dal sapere che anche a Milano, una città che economicamente corre, si stia presentando il fenomeno della povertà infantile”.

ACCESSO ALLO STUDIO

Al centro dell’impegno preso nel Piano d’impresa ci sono anche i giovani e il diritto all’istruzione: “Siamo tra i Paesi in Europa con più bassa percentuale di laureati e questo è un dato che grida vendetta”, racconta Messina. In Italia uno studente su tre abbandona prematuramente gli studi: al Sud addirittura solo uno su tre si iscrive all’università e il tasso di abbandono sale al 45%. Così la banca ha pensato di erogare da qui al 2021 oltre 100.000 prestiti senza garanzie a studenti universitari di tutta Italia, con una formula particolarmente interessante. La cifra massima erogata è di 5.000 euro l’anno (nel primo anno di utilizzo, in media gli studenti hanno speso solo il 70%, a testimonianza anche di un utilizzo serio ed oculato del prestito), per un massimo di cinque anni consecutivi. Per accedervi, agli studenti non vengono chieste garanzie, ma viene chiaramente premiato solo il merito: bisogna ottenere almeno l’80% dei crediti annui previsti dal proprio corso di studi. Alla fine del prestito ci sono due anni di “periodo di grazia”, in cui non viene chiesta la restituzione, che sarà poi della durata di 15 anni, in modo da consentire un pagamento in rate piccole.

OCCUPAZIONE GIOVANILE

Dopo gli studi, c’è il lavoro. I giovani disoccupati in Italia sono 1,3 milioni, nonostante nel mercato del lavoro siano disponibili circa 600mila posizioni i cui profili sono di difficile reperimento da parte delle imprese. “E’ importante favorire l’incontro tra domanda e offerta”, dice Messina. Un altro compito che spetterebbe al pubblico e che secondo le intenzioni del Governo verrà affrontato attraverso il reddito di cittadinanza. Nel frattempo, Intesa Sanpaolo, in collaborazione con Generation – iniziativa globale di McKinsey per ridurre la disoccupazione giovanile – ha deciso di sostenere la formazione di 5mila giovani nei prossimi tre anni, accompagnandoli nel mondo del lavoro.

ECONOMIA CIRCOLARE

La sostenibilità per Intesa Sanpaolo vale almeno 5 miliardi di euro: è questa la cifra stanziata da qui al 2021 per sostenere progetti innovativi di Pmi e grandi aziende ispirati ai principi dell’economia circolare. E non è tutto: sull’economia circolare verranno anche coinvolte le startup attraverso il programma di accelerazione “CE Startup Iniziative” o attraverso CE Lab, il primo laboratorio italiano per la circular economy, organizzato insieme alla Fondazione Cariplo. Il partner di riferimento, in questo caso, è la Ellen MacArthur Foundation.

ARTE E CULTURA

Di cultura non si mangia, sostiene qualcuno, ma non è così: la cultura vale il 16% del Pil italiano e Intesa Sanpaolo ne sta facendo da tempo una delle sue attività principali. Il primo obiettivo è quello della conservazione, valorizzazione e condivisione del ricco patrimonio artistico di proprietà della banca, custodito soprattutto nel suo polo museale, le Gallerie d’Italia, presenti a Milano, Napoli e Vicenza, dove è esposta in via permanente una selezione delle 30mila opere nel portafoglio di Intesa. A questo si aggiungono le mostre temporanee: nel 2018 sono state 14, di cui 13 alle Gallerie d’Italia. Ci sono poi collaborazioni con alcuni dei musei più prestigiosi del mondo, dall’Hermitage di San Pietroburgo al Metropolitan di New York. L’impegno continua anche nel 2019: nell’anno di Matera capitale europea della cultura, Intesa Sanpaolo è anche Gold Partner dell’evento.

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