L’amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante, difende con decisione l’offerta pubblica su Tim e respinge le critiche su un possibile ritorno al controllo pubblico del gruppo delle telecomunicazioni. L’operazione, da circa 10 miliardi di euro, viene presentata invece come un passo nella direzione opposta. “Da quando abbiamo acquisito la partecipazione in Tim, la società ha registrato performance superiori alle aspettative… siamo fiduciosi di meritare la stessa fiducia ora che abbiamo lanciato l’offerta pubblica di acquisto”, ha dichiarato Del Fante al Financial Times rivendicando fiducia nel progetto.
“Abbiamo dimostrato di essere una società di mercato”, ha proseguito, sottolineando come l’aggregazione rappresenti “un passo verso il mercato”. Secondo il manager, uno degli effetti principali dell’operazione sarà infatti l’aumento del flottante, con una riduzione della quota dello Stato nella nuova entità dal 65% al 50%, anche grazie all’emissione di nuove azioni destinate agli investitori di Tim.
Le parole dell’ad trovano riscontro anche a Piazza Affari, dove i titoli si muovono in territorio positivo nel corso della seduta. Poste sale dello 0,79%, mentre Tim avanza dello 0,69%
Poste Italiane-Tim: l’ad Del Fante difende l’offerta
Del Fante definisce l’offerta “equa” e punta a rafforzarne l’attrattività evidenziando il ritorno alla remunerazione degli azionisti: “Pianifichiamo di iniziare a pagare un dividendo, qualcosa che gli azionisti Tim non ricevono da cinque anni”. Un elemento che, insieme alle prospettive industriali, mira a sostenere l’adesione all’operazione.
Il ceo insiste anche sulla logica di lungo periodo, chiarendo che il valore non si esaurisce nel corrispettivo immediato: “Se possiedi Tim oggi e accetti l’offerta, continui a partecipare al potenziale rialzo. Il punto non è solo il valore immediato che offriamo, ma anche la possibilità di beneficiare delle future sinergie e di una traiettoria di crescita più solida sotto Poste”.
Sul piano industriale, l’operazione viene letta come complementare: Poste, storicamente focalizzata sul segmento consumer, si integrerebbe con una Tim più forte nei clienti corporate e nella pubblica amministrazione, ampliando la base clienti e rafforzando l’offerta tecnologica del gruppo.
Ad oggi, Poste Italiane detiene già una partecipazione del 27,5% in Tim e propone agli azionisti un’offerta mista tra contanti e azioni, con l’obiettivo di rafforzare integrazione industriale e sinergie tra i due gruppi.
Poste: depositato in Consob il documento per l’Opas su Tim
Sul piano operativo, Poste Italiane ha depositato presso Consob il documento relativo all’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria sul 100% delle azioni ordinarie di Tim, avviando formalmente il processo autorizzativo.
L’offerta riguarda un massimo di 17,1 miliardi di azioni e prevede un corrispettivo unitario composto da 0,167 euro in contanti e 0,0218 azioni di nuova emissione di Poste. In caso di adesione totale, l’esborso cash potrà raggiungere i 2,8 miliardi di euro.
Il documento sarà pubblicato al termine dell’istruttoria dell’Autorità, mentre sono già state avviate le richieste di autorizzazione presso le autorità competenti, inclusa la Banca d’Italia, insieme alle procedure previste dalla normativa sul golden power. L’operazione resta subordinata al via libera regolamentare.
Secondo il calendario indicato, l’Opas dovrebbe partire entro luglio per concludersi entro il quarto trimestre del 2026. In vista dell’operazione, è stata inoltre convocata per il 18 giugno l’assemblea straordinaria chiamata a deliberare l’aumento di capitale necessario all’emissione delle nuove azioni da utilizzare nel concambio.
Sparkle, via libera Ue all’acquisizione da parte di Mef e Retelit
Intanto, è arrivato il via libera della Commissione europea all’acquisizione di Sparkle da parte del ministero dell’Economia e di Retelit, attualmente controllata da Tim. L’operazione, del valore di circa 700 milioni di euro, prevede che il Mef rilevi il 70% e Retelit il restante 30% e ha ottenuto l’ok senza condizioni da parte dell’antitrust Ue. Il percorso autorizzativo è stato però più lungo del previsto e ha richiesto tre notifiche a Bruxelles, anche alla luce della strategicità degli asset di Sparkle, che gestisce una rete globale di oltre 600 mila chilometri di fibra tra dorsali terrestri e cavi sottomarini in Europa, Mediterraneo e Americhe. Per il completamento manca ora soltanto il via libera degli Stati Uniti, mentre il closing resta atteso nel secondo trimestre del 2026.