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Popolare di Vicenza, sequestri milionari ai familiari di Zonin

Il giudice dell’udienza preliminare ha disposto il sequestro conservativo per 176 milioni di euro sui beni mobili e immobili intestati a mogli e figli da Zonin e altri cinque ex manager della banca veneta. Spiraglio di risarcimento per oltre cinquemila azionisti

Popolare di Vicenza, sequestri milionari ai familiari di Zonin

Sono oltre venti i sequestri conservativi autorizzati a carico di Gianni Zonin e altri cinque ex manager della Popolare di Vicenza, per una cifra complessiva di 176 milioni di euro. I vertici della banca, nelle settimane successive all’apertura dell’inchiesta sul crac, “intestarono beni mobili e immobili a mogli e figli in pregiudizio e in danno ai creditori”, ha affermato il giudice Roberto Venditti accogliendo parte delle istanze presentate dai risparmiatori durante le sedute dell’udienza parlamentare. Lo riferisce oggi il quotidiano La Repubblica.

Il titolo dell’istituto di credito precipitò da 62,5 a euro a 10 centesimi in poche settimane, polverizzando gli oltre 6 miliardi di euro di capitale posseduti da 118mila soci. Già a partire dai prossimi giorni i legali delle parti civili in causa – circa cinquemila – potranno procedere all’acquisizione dei beni individuati nel provvedimento del giudice.



Per Zonin – per 19 anni alla guida della banca, accusato di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza di Bankitalia e Bce – il sequestro di beni mobili o immobili ceduti o regalati a terzi riguarda in primis l’azienda vinicola di famiglia, Gianni Zonin Vineyards Sas. Il manager aveva infatti ceduto partecipazioni ai suoi figli pari al 26,9%. Tra fine 2015 e 2016 i trasferimenti di beni da Zonin ai suoi familiari non si è limitato all’attività vinicola: terreni, palazzi, società immobiliari e via dicendo.

I legali di Zonin, prendendo atto della decisione del giudice, hanno espresso la massima fiducia nel lavoro della magistratura”,

Lo scorso 5 febbraio erano stati bloccati altri 106 milioni di euro per l’ipotesi di ostacolo alla vigilanza da parte della Consob, depositati presso la banca in liquidazione. A fine aprile un secondo filone di indagine dovrebbe confluire nell’inchiesta di partenza.

Insomma, le vittime del crac vicentino iniziano a intravedere la concreta possibilità di ottenere un risarcimento per quanto perso circa due anni fa.

 

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