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Piccole imprese, prestiti a picco: in 10 anni – 32% ma tiene il numero degli occupati

L’Italia è il Paese delle piccole imprese ma in dieci anni il credito al Pmi è calato del 32%. Tiene l’occupazione. Un report First Cisl: “È un problema grave”

Piccole imprese, prestiti a picco: in 10 anni – 32% ma tiene il numero degli occupati

L’Italia è il paese delle piccole imprese ma il sistema bancario sembra averlo dimenticato. Negli ultimi 10 anni, infatti, i prestiti nei loro confronti si è ridotto drasticamente. A lanciare l’allarme è un report di First Cisl, il sindacato delle banche e delle assicurazioni, elaborato in collaborazione con la Fondazione Fiba Cisl, in occasione della Giornata mondiale delle micro, piccole e medie imprese. 

Tra il 2011 e il 2021 i prestiti diretti alle piccole imprese (*) sono diminuiti del 32%, un calo triplo rispetto a quello registrato per il complesso dei residenti in Italia al netto delle istituzioni finanziarie (- 10,9%).

Piccole imprese, prestiti in forte calo

DATA DELL’OSSERVAZIONE31/12/201131/12/201531/12/202031/12/2021SCOST % 2021/2011
FAMIGLIE PRODUTTRICI (FINO A 5 ADDETTI)101,1892,3379,8079,89-21,0%
SOCIETÀ NON FINANZIARIE E FAMIGLIE PRODUTTRICI994,76885,56747,84743,06-25,3%
PICCOLE IMPRESE (*)190,17167,57131,48129,29-32,0%
TOTALE RESIDENTI AL NETTO DELLE ISTITUZIONI FINANZIARIE MONETARIE1.981,461.918,601.764,461.764,67-10,9%
Elaborazione First Cisl su dati Banca d’Italia – importi in Mld €

(*) Secondo l’aggregato Banca d’Italia: società in accomandita semplice e in nome collettivo, società semplici, società di fatto e imprese individuali con meno di 20 addetti.

Piccole imprese, l’occupazione tiene

  • Nonostante la rarefazione del credito, il tessuto delle piccole imprese resta in Italia ancora il principale bacino di occupazione. Se si guarda al confronto con i partner dell’Unione Europea, nel nostro paese la quota di lavoratori impiegati dalle imprese sotto i 10 dipendenti è nettamente più alta (42%) rispetto alla media (29%) ma soprattutto rispetto a Germania (19%) e Francia (23%).
PERSONE OCCUPATETOTALEDA 0 A 9 PERSONE OCCUPATEDA 10 A 19 PERSONE OCCUPATEDA 20 A 49 PERSONE OCCUPATEDA 50 A 249 PERSONE OCCUPATEALMENO 250 PERSONE OCCUPATE
UNIONE EUROPEA  – 27 PAESI100%29%9%11%16%36%
GERMANIA100%19%10%12%17%42%
GRECIA100%44%12%13%14%17%
SPAGNA100%36%9%11%13%32%
FRANCIA100%23%7%9%13%49%
ITALIA100%42%11%10%13%24%
POLONIA100%34%8%9%15%34%
Fonte: First Cisl
  • La resilienza del tessuto delle piccole imprese è dimostrata anche dal numero complessivo dei dipendenti, che dal 2012 al 2020, nonostante i problemi di accesso al credito, ha registrato una variazione minima.  Se si prendono ancora una volta a riferimento le imprese sotto i 10 dipendenti il numero si è ridotto marginalmente ma soprattutto resta quasi doppio rispetto a quello delle grandi imprese

Imprese in Italia: quante sono e come sono strutturate

NUMERO IMPRESE ATTIVENUMERO ADDETTI DELLE IMPRESE ATTIVE (VALORI MEDI ANNUI)
CLASSE DI ADDETTI20202012composizione 202020202012composizione 2020
0-94.211.615  4.229.730 95,1  7.489.913 7.803.370 43,7 
10-49187.674 187.514 4,2  3.373.193 3.341.020  19,7 
50-24923.831 21.606 0,5 2.324.937 2.088.952  13,6 
250 E PIÙ4.187  3.602 0,1 3.949.864 3.488.868  23,0 
TOTALE4.427.307  4.442.452 100,0 17.137.906 16.722.210  100,0 
       
Fonte: First Cisl
  • “Il crollo dei prestiti alle piccole imprese – è la conclusione del segretario generale di First Cisl Riccardo Colombani – è un problema grave che la politica non può più ignorare. Le risorse del Pnrr costituiscono una straordinaria occasione per la ripartenza. Purtroppo pesa il costante disimpegno delle banche dai territori, che ha portato alla chiusura di 8.441 sportelli dal 2015 al 2021, una percentuale pari a circa il 28% del totale. La desertificazione bancaria rischia di costare molto cara dal momento che le piccole e le piccolissime imprese hanno bisogno del credito necessario a finanziare lo sviluppo delle attività d’impresa legato alla realizzazione degli investimenti pubblici del Pnrr. Prossimità e relazione diretta con la clientela – conclude Colombani – sono elementi che non possono essere surrogati dalla spinta all’innovazione digitale”.

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