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Petrolio, crollo storico: un barile vale meno di una bottiglia d’acqua

Il Wti cala a picco: -148,55% nella seduta di lunedì, chiusa al prezzo record di -37,63 dollari al barile – Una caduta così rovinosa non si era mai vista

Petrolio, crollo storico: un barile vale meno di una bottiglia d’acqua

Il prezzo del petrolio ha subito un crollo storico, il più drammatico di sempre. Lunedì il Wti, il greggio di riferimento negli Stati Uniti, è sprofondato del 148,55%, arrivando addirittura in territorio negativo: -37,63 dollari al barile. Nella mattinata di martedì la quotazione è poi rimbalzata fino a tornare leggermente sopra allo zero, a 0,56 dollari il barile. Comunque meno di una bottiglia d’acqua minerale.

Per avere un riferimento, basti pensare che all’inizio del 2020 il prezzo del West Texas Intermediate (il tipo di greggio usato come benchmark negli Usa per determinare il prezzo) era di 60 dollari.

Le ragioni della caduta sono diverse: su tutte, la saturazione delle scorte accompagnata dall’inefficacia dell’intesa raggiunta in sede di Opec+. Dopo lunghi litigi, i grandi Paesi produttori (in prima fila Russia e Arabia Saudita) hanno concordato tagli alla produzione per 9,7 milioni di barili al giorno, ma soltanto a partire da maggio. Perciò, al momento, non è in vigore alcuna misura in grado di compensare almeno in parte la violenta flessione della domanda causata dalla pandemia di coronavirus.

Intanto, le capacità di stoccaggio sono davvero al limite: non solo i depositi sono ormai sovraccarichi, ma anche le petroliere parcheggiate in mare senza una destinazione stanno esaurendo lo spazio dove ospitare nuovi barili.

Già, ma cosa significa “prezzo negativo” quando si parla di petrolio? In sintesi, chi estrae petrolio non sa più dove metterlo, perciò – invece di venderlo – paga chi viene a prenderselo. Tuttavia, è necessario sottolineare che questa situazione ha riguardato lunedì i contratti futures di maggio sul Wti, cioè il petrolio americano che si progetta di vendere il mese prossimo.

Già i contratti sul mese di giugno presentano quotazioni completamente diverse, intorno ai 20 dollari, evidentemente perché il mercato prevede una ripresa dei consumi con l’inizio delle riaperture post-quarantena. In ottica speculativa, è evidente che comprare a -37 per rivendere a +20 consente di ottenere dei margini formidabili in pochissimo tempo. È questo uno dei modi in cui il mercato permette di trarre profitto dalla pandemia.

Inoltre, il crollo storico di lunedì non ha coinvolto il Brent, ossia il petrolio di riferimento per l’Europa, estratto nel mare del Nord, che ha chiuso la seduta a 25,57 dollari il barile, con una flessione del 9,87%.

Gli scenari rimangono tuttavia estremamente volatili. I prezzi negativi indicano che in Texas e Canada “i detentori del contratto di maggio – rilevano gli analisti di Goldman Sachs – sono arrivati a pagare chi li potesse liberare delle loro posizioni lunghe per evitare di ricevere fisicamente il greggio il mese prossimo, quando lo spazio di stoccaggio sarà esaurito”. Guardando alle consegne di giugno il Wti cede lo 0,1% a 20,41 dollari. Il Brent invece perde il 10,32% a 22,93 dollari. La pressione al ribasso, dunque, è destinata a proseguire. In ogni caso, prevede Goldman Sachs, “la produzione dovrà essere ridotta considerevolmente per portare equilibrio sul mercato, ponendo così le condizioni per un recupero dei prezzi una volta che la domanda sarà risalita”.

Per approfondire sul tema dei prezzi negativi e delle prospettive del mercato petrolifero, l’intervista a Matteo Di Castelnuovo: “Petrolio i prezzi recuperano ma la strada è lunga”.

Secondo GS, “il mercato sarà costretto a equilibrarsi entro giugno”, conclude la banca d’investimento. L’attesa, è che il crollo del petrolio possa obbligare i paesi produttori a superare le proprie divergenze per accordarsi su un taglio dell’output capace di bilanciare il tonfo della domanda dovuto alla recessione globale provocata dalla pandemia di Coronavirus. Prepariamoci dunque alle montagne russe: “Con la saturazione delle riserve, la volatilità dei prezzi resterà eccezionalmente elevata nelle prossime settimane”, conclude Goldman Sachs. Si tratta di due mesi decisivi e il mercato si interroga sull’impatto del nuovo shock petrolifero sui bilanci delle aziende e sulla prospettiva di assistere a un incremento dei fallimenti, in particolare nel settore dello shale oil Usa.

Aggiornamento alle 11:04 del 21 aprile 2020

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