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Pd e Franceschini, troppe amnesie sui Cinque Stelle

Il ministro del Pd Dario Franceschini parla di casa comune con i Cinque Stelle ma dimentica troppo disinvoltamente i tanti vaffa dei grillini ai fondamentali dell’economia moderna e della democrazia rappresentativa

Pd e Franceschini, troppe amnesie sui Cinque Stelle

A Lilli Gruber, che l’altra sera in “Otto e mezzo” su La7, gli chiedeva che cosa mai avessero in comune i 5 Stelle e il PD, tanto da convincerlo della possibilità che l’alleanza temporanea (di scopo) fra i due partiti potesse trasformarsi in un’alleanza strategica e, in un futuro non troppo lontano, addirittura in una nuova formazione politica di centrosinistra, il ministro Dario Franceschini, citando Erri De Luca (il quale a sua volta citava i Salmi), ha risposto: “Useremo le pietre che (i 5 Stelle) ci hanno lanciato per costruire la nostra casa comune”. Ed effettivamente di pietre contro il Pd i 5 Stelle in questi anni ne hanno tirate tante.

La prima, accompagnata da un gigantesco “vaffa…”, è stata quella con la quale hanno dato voce al rancore e all’invidia sociale dei ceti medi impoveriti dalla crisi finanziaria e dalla mancata crescita. Questo grido ha risuonato in Italia come in Europa e in tutto il mondo occidentale e ovunque ha alimentato una protesta populista. Ma, a differenza di quanto è accaduto altrove, in Italia questa protesta non si è accompagnata alla richiesta di politiche per lo sviluppo e la crescita ma, per colpa dei 5Stelle, ha alimentato l’assistenzialismo e ha incoraggiato i movimenti contrari alla crescita. Ancora ieri il presidente della Camera Roberto Fico è tornato a criticare quelli che lui considera i “fanatici assertori di una crescita illimitata”, dimenticando di dire che l’Italia da ormai dieci anni non cresce più.

La seconda pietra, lanciata anch’essa al grido di “vaffa…”, è stata quella contro le élites. Contro tutte le élites: quelle culturali (i professoroni), quelle impegnate nell’informazione (i giornaloni), quelle scientifiche (da Burioni agli agronomi impegnati contro la Xylella) e, infine, quelle imprenditoriali (declassate a prenditori). Per i 5Stelle il merito e la competenza sembrano non contare nulla e resta memorabile, a questo proposito, il “questo lo dice lei!” che il viceministro dei 5 Stelle Laura Castelli oppose alle argomentazioni economiche del ministro Pier Carlo Padoan.

Ma la pietra più pericolosa di tutte è quella lanciata contro la Democrazia Rappresentativa. L’idea che uno vale uno, che i rappresentanti del popolo possono essere estratti a sorte e che le liste elettorali non necessitino di una fase preliminare di confronto e selezione da parte degli elettori iscritti ai partiti ma che basti un like per formarle, rappresenta tuttora una minaccia per la nostra democrazia rappresentativa. Sia Il ministro Di Maio che Fraccaro (la vera anima nera dei 5Stelle) considerano i seggi, sui quali sono chiamati a sedere gli eletti dal Popolo, alla stregua di poltrone che possono essere tagliate senza tenere in alcun conto il principio di rappresentanza. I Parlamentari stessi, secondo loro, non dovrebbero decidere liberamente in base alla loro coscienza ma dovrebbero sottostare a un vincolo di mandato, approvando le decisioni che di volta in volta il partito, il gruppo parlamentare o il governo indica loro. Forse i due giovani ministri ignorano che questo tipo di trasformazione della democrazia rappresentativa è già stata sperimentata in Russia, quando la Duma fu sciolta per lasciare posto al Soviet Supremo, in Cina, con l’Assemblea del Popolo chiamata a ratificare una volta l’anno le decisioni già prese dal Partito, e, in Italia, durante il Fascismo. In tutti questi casi a prevalere non è stata la democrazia diretta ma l’autoritarismo. E così andrebbe a finire anche oggi.

L’attacco frontale, il vero e proprio macigno, è però quello che i 5 Stelle hanno lanciato contro la politica. Quello che i Greci consideravano il dono più grande che gli Dei avessero fatto all’uomo, per loro è sinonimo di ladrocinio, di imbroglio e di malversazione. Certo, non sono stati loro a provocare la crisi della politica. Come tutti i populisti e i demagoghi del mondo, anche i 5 Stelle si limitano a dare voce ad un sentimento di disillusione nei confronti della politica che è diffuso fra la gente. Un sentimento che trae alimento dalle evidenti difficoltà che la politica incontra nella gestione della crisi che stiamo vivendo e delle quali non approfittano soltanto i populisti e i demagoghi, ma anche le vecchie e nuove oligarchie, i nuovi aspiranti “comandanti in capo” alla Salvini. Parafrasando Goya si potrebbe dire che “il sonno della politica genera mostri”.

Al lancio di pietre i 5 Stelle hanno poi fatto seguire anche una fitta sassaiola di insulti verso amici e parenti degli esponenti degli altri partiti e lo hanno fatto con una furia giustizialista e con un linguaggio forcaiolo che non ha nulla da invidiare a quello in auge nella stagione di Mani pulite.

La domanda che, a questo punto, verrebbe da porre a Franceschini è: quale casa comune pensa di potere costruire con queste pietre? E, se mai riuscisse a costruirne una, pensa davvero che in quella casa potrebbero trovare posto anche i liberali, i socialdemocratici e i fautori di una politica di riforme, di modernizzazione e di sviluppo? È difficile crederlo.

Molto più banalmente, l’obbiettivo di Franceschini, di Bettini e di Boccia, e quello degli eredi della sinistra democristiana, sembrerebbe quello di costruire un’alleanza politica fra il PD, i 5 Stelle e Leu capeggiata da Giuseppe Conte per affrontare alle prossime elezioni il centrodestra a guida Salvini. A me sembra un errore, ma se è davvero questo è l’obbiettivo del Pd, allora è necessario che le forze liberaldemocratiche e riformiste, ovunque collocate, comincino ad interessarsi seriamente al loro futuro.

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