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Oracle delude: ricavi sotto le attese, investimenti AI pesano sui profitti e il titolo crolla (- 11,8%) a Wall Street

Oracle ha riportato ricavi sotto le attese e margini sotto pressione per gli ingenti investimenti nell’AI, causando un crollo del titolo a Wall Street. Gli investitori restano cauti sui futuri flussi di cassa e sull’impatto della spesa cloud

Oracle delude: ricavi sotto le attese, investimenti AI pesano sui profitti e il titolo crolla (- 11,8%) a Wall Street

Oracle ha registrato risultati inferiori alle aspettative, provocando una reazione immediata e violenta dei mercati finanziari. Il titolo è crollato dell’11,82% nelle contrattazioni after-hours, segnando uno dei peggiori ribassi recenti per il colosso del cloud. A pesare sono le previsioni di utili e ricavi più deboli del previsto, accompagnate da un aumento significativo della spesa per infrastrutture legate all’intelligenza artificiale. Gli investimenti necessari per supportare la domanda di servizi AI stanno erodendo la redditività nel breve termine.

Investimenti nell’AI in aumento, ma i profitti non tengono il passo

Gli analisti sono rimasti delusi dalla capacità di Oracle di convertire in profitti gli ingenti investimenti nei data center e nel cloud dedicati all’AI. Le spese in conto capitale continuano a crescere, mentre i ritorni economici non mostrano la stessa accelerazione, riaprendo il dibattito su quando il boom dell’AI inizierà a generare benefici sostenibili per le aziende tecnologiche e per gli investitori.

Nel dettaglio. nel secondo trimestre fiscale concluso il 30 novembre, Oracle ha riportato ricavi per 16,06 miliardi di dollari, leggermente inferiori ai 16,21 miliardi stimati, e utili per azione adjusted di 2,26 dollari, sopra i 1,64 dollari previsti. L’utile netto è salito a 6,14 miliardi di dollari, pari a 2,14 dollari per azione, rispetto ai 3,15 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente.

I ricavi cloud hanno raggiunto 7,98 miliardi di dollari, con la componente infrastruttura cloud in crescita del 68%, grazie a clienti come Airbus, Canon, Deutsche Bank, Lseg, Panasonic e Rubrik. Al contrario, i ricavi software sono scesi del 3%, attestandosi a 5,88 miliardi, al di sotto dei 6,06 miliardi stimati. Le remaining performance obligations (Rpo), indicatori chiave dei ricavi futuri, sono salite a 523 miliardi di dollari, sopra i 501,8 miliardi previsti, grazie a impegni di partner come Meta e Nvidia. Oracle prevede 4 miliardi di dollari di ricavi aggiuntivi nel 2027 fiscale.

Spese e debito: un impegno enorme per sostenere la crescita AI

Oracle ha annunciato che i capex per l’intero anno fiscale saliranno a circa 50 miliardi di dollari, rispetto ai 35 miliardi stimati a settembre. Il free cash flow del trimestre di novembre è risultato negativo per circa 10 miliardi, più del doppio rispetto ai 5,2 miliardi previsti dal consensus. Il cfo Doug Kehring ha rassicurato gli investitori, confermando l’obiettivo di mantenere un rating creditizio investment-grade e sfruttare strategie di finanziamento flessibili, come l’uso di chip forniti dai clienti o in leasing dai fornitori.

Prospettive e ambizioni a lungo termine

Oracle ha delineato proiezioni ambiziose: entro il 2030 l’area infrastruttura cloud potrebbe generare fino a 166 miliardi di dollari di fatturato, con ricavi complessivi di gruppo attorno ai 225 miliardi e un utile adjusted per azione di circa 21 dollari, ipotizzando un’accelerazione significativa della domanda di servizi AI. Tuttavia, i rischi di eccesso di capacità e di costi finanziari crescenti rimangono una criticità, come evidenziato dall’aumento dei Credit Default Swap a cinque anni, passati da 60 a oltre 117 basis points.

Cambi al vertice e innovazioni AI

Durante il trimestre, Oracle ha nominato Clay Magouyrk e Mike Sicilia come nuovi co-ceo, succedendo a Safra Catz, e ha introdotto agent AI per automatizzare processi in finanza, risorse umane e vendite. L’azienda ha inoltre realizzato una plusvalenza di 2,7 miliardi di dollari dalla vendita della partecipazione in Ampere, cedendo il progettista di chip acquistato da SoftBank, e ha abbandonato la produzione interna di chip per perseguire una politica di neutralità tecnologica. Larry Ellison, presidente e cofondatore, ha dichiarato: “Continueremo a utilizzare i chip più avanzati, come quelli di Nvidia, ma saremo pronti a impiegare qualunque chip richiesto dai clienti, mantenendo flessibilità e competitività.”

Stifel taglia il target price

Gli analisti di Stifel hanno ridotto il target price su Oracle da 350 a 275 dollari, evidenziando preoccupazioni sull’aumento della spesa in conto capitale e sulla pressione sugli utili a breve termine. Pur con una crescita del 15% degli Rpo trimestre su trimestre, i ricavi IaaS pari a 4,1 miliardi di dollari hanno appena soddisfatto le aspettative, mentre l’utile per azione, al netto del beneficio derivante dalla vendita di Ampere, è risultato inferiore di 10-15 centesimi rispetto alle stime. Stifel sottolinea che la spesa in conto capitale dovrebbe sostenere nel lungo periodo una crescita più rapida dell’Oci e una più robusta espansione dell’Eps nell’anno fiscale 2027.

Impatto sui mercati

Il crollo dei titoli Oracle ha oscurato l’effetto positivo del taglio dei tassi Fed, facendo scendere il Nikkei dell’1%, penalizzato soprattutto dal tonfo di SoftBank, partner di Oracle nel progetto del data center Stargate. Anche l’Msci Asia-Pacifico ha evidenziato prudenza crescente, con investitori preoccupati per il rallentamento dei profitti nel comparto AI. La debolezza del settore suggerisce che l’euforia degli ultimi mesi potrebbe lasciare spazio a una fase di valutazione più critica e selettiva.

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