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OpenAI si dà al cinema: in arrivo Critterz, il primo film interamente in IA

OpenAI porta l’intelligenza artificiale a Hollywood con Critterz, film d’animazione atteso nel 2026. Un progetto rivoluzionario, con budget ridotto, tempi record e ambizioni da Oscar

OpenAI si dà al cinema: in arrivo Critterz, il primo film interamente in IA

“E il vincitore è… un algoritmo?” Potrebbe sembrare lo sketch di un comico, ma non lo è. Tra un paio d’anni, quando a Los Angeles si aprirà la busta più attesa del cinema per assegnare la più desiderata statuetta d’oro, il nome che rimbalzerà potrebbe non essere quello di un regista, ma di un software. OpenAI, la creatura di Sam Altman che ha già sconvolto la comunicazione con ChatGPT, ora vuole misurarsi con Hollywood. L’intenzione, infatti, è quella di portare in sala Critterz, un lungometraggio d’animazione interamente creato con l’intelligenza artificiale. Uscita prevista nel 2026.

Critterz, il primo film tutto in IA: la trama e l’idea

Il titolo ricorda un cartone anni ’90, ma la storia guarda avanti. Un villaggio popolato da creature fantastiche viene sconvolto da un cattivo misterioso, spingendo i protagonisti a partire per un viaggio epico. La trama è classica, ma la novità il metodo. Dietro la regia non c’è un visionario alla Spielberg, ma una batteria di algoritmi guidati da GPT-5.

Il seme creativo però resta umano. Il concept del film nasce nel 2023 da Chad Nelson, designer di OpenAI, che provò a realizzare un corto con Dall-E, il generatore di immagini allora appena lanciato. Tre anni dopo, quell’esperimento diventa un film con ambizioni globali.

Budget ridotto, tempi record

Mentre Hollywood brucia centinaia di milioni e almeno tre anni per realizzare un film animato, Critterz promette di arrivare al traguardo con “soli” 30 milioni di dollari e appena nove mesi di lavorazione.
Alla produzione ci sono due studi navigati: Native Foreign di Los Angeles e Vertigo Films di Londra. Un’alleanza transatlantica che segna la prima vera “joint venture” tra Silicon Valley e cinepresa, con l’obiettivo di dimostrare che l’IA può abbattere tempi e costi senza sacrificare la qualità.

La strada verso l’Oscar non è spianata. C’è un ostacolo non da poco. Negli Stati Uniti un contenuto interamente generato da IA non gode di copyright. Per evitare che Critterz finisca nel calderone del dominio pubblico, OpenAI ha deciso di coinvolgere doppiatori e artisti grafici in carne e ossa. Una trentina di persone lavoreranno a schizzi e voci, quanto basta per rivendicare la paternità umana dell’opera e spartirsi i diritti.

Hollywood trema (o applaude?)

Il caso Critterz esplode in un momento di tensione tra l’industria e l’IA. Netflix l’ha già usata per ridurre i costi degli effetti speciali, Disney e Universal hanno fatto causa a Midjourney per presunto plagio, e gli scioperi di sceneggiatori e attori del 2023 hanno avuto proprio l’intelligenza artificiale tra i temi caldi.
Certo è che con questo film, OpenAI, non si limita a sperimentare, ma mette sul tavolo un film che vuole essere il “proof of concept” definitivo. Se funziona, sarà difficile per Hollywood tornare indietro.

Se Critterz avrà successo, il modello rischia di diventare uno standard. Costi ridotti, tempi compressi e contenuti potenzialmente infiniti, una tentazione enorme per le major. Ma il contraltare è presto evidente: meno lavoro per sceneggiatori, animatori e artisti tradizionali, con il rischio di un cinema sempre più uniforme e “addestrato” a piacere agli algoritmi.

Per i sostenitori, l’IA può democratizzare la produzione e aprire nuove strade creative. Per i critici, è l’inizio di un cinema senz’anima, più simile a un rendering pubblicitario che a un’opera d’arte.

E se il futuro l’Oscar sarà dell’IA?

La domanda è meno assurda di quanto sembri. O perlomeno non è più fantascienza. OpenAI vuole far debuttare il film al Festival di Cannes per poi lanciarlo nelle sale di tutto il mondo nella seconda metà del 2026. Se il film convincerà pubblico e critica, la corsa all’Oscar non sarebbe più uno scherzo.

E allora sì, al Dolby Theatre di Los Angeles potremmo davvero sentire l’annuncio storico: “And the Oscar goes to… GPT-5”. Con buona pace di sceneggiatori, registi e attori, che dovranno imparare a convivere con colleghi che non dimenticano le battute e non chiedono cachet stellari.

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