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Oktoberfest, la birra è più cara ma non ferma i consumi

Una ricerca condotta da Unicredit ha dimostrato che l’inflazione della birra segue un ritmo molto più rapido rispetto all’inflazione dei prezzi generali in Germania. L’evento al via sabato 21 settembre.

Oktoberfest, la birra è più cara ma non ferma i consumi

“O’zapft is!” in tedesco significa “si spilla!” ed è la frase con la quale si aprirà l’Oktoberfest di Monaco di Baviera, sabato 21 settembre a mezzogiorno in punto. Quest’anno all’evento della birra per eccellenza si spillerà particolarmente forte: questo nonostante il prezzo della bevanda regina sia aumentato di 36 centesimi al litro (+3,2% per una media di 11,6 euro al litro) e il Wiesn Visitor Price Index (cioè il pacchetto medio di spesa per turista, considerando il consumo di due litri di birra, mezzo pollo allo spiedo e due biglietti del trasporto pubblico), calcolato da Unicredit, segni un’ulteriore crescita del 2,7%, che va aggiunta al +3,3% già registrato nel 2018 rispetto al 2017.

Unicredit ha dedicato al fenomeno inflattivo legato all’evento bavarese un intero studio, pubblicato oggi, dal titolo “Oktoberfest 2019: un nuovo record di liquidità?”. Emerge nello specifico che sebbene il prezzo dei biglietti per il trasporto pubblico sia rimasto invariato, quello del pollo e della birra è aumentato del 3,2% rispetto all’anno scorso. Se ne deduce dunque che, nel 2019, l’inflazione della birra segue un ritmo molto più rapido rispetto all’inflazione dei prezzi al consumo in Germania, che è invece rimasta ben al di sotto del 2%.



Il calo dei visitatori più giovani

L’aumento dei prezzi sembra tuttavia non scoraggiare i visitatori dell’Oktoberfest: “Nel complesso, l’aumento dei prezzi non sembra influire sul consumo di birra da parte dei visitatori”, spiega Thomas Strobel, economista di Unicredit autore dell’analisi. “Dopo il sorprendente calo del consumo di birra nel 2013, il trend di crescita che abbiamo osservato dalla metà degli anni ’90 è proseguito nel 2018”. Una possibile spiegazione è che la birra dell’Oktoberfest rappresenti ciò che si definisce un “bene di Giffen”. Secondo questa teoria, quando il prezzo di un “bene di Giffen” aumenta, il consumo di costosi prodotti sostitutivi diventa meno conveniente, soprattutto quando la disponibilità di beni alternativi è scarsa, come in questo caso.

Un’altra spiegazione all’enigma potrebbe riguardare il cambiamento nella struttura demografica dei visitatori dell’Oktoberfest. Tra il 2000 e il 2014, il numero di visitatori dell’Oktoberfest sotto i 30 anni è calato di 17 punti percentuali, mentre la quota di visitatori sopra i 30 anni è aumentata del 43%. Poiché i visitatori di età superiore hanno generalmente più disponibilità economica, possono permettersi l’aumento annuale dei prezzi della birra all’Oktoberfest più agevolmente.

La birra dell’Oktoberfest? Più costosa per i brasiliani, meno per americani e australiani

L’Oktoberfest, le cui origini risalgono al 1810, continua a godere di un’incredibile popolarità internazionale. I visitatori stranieri costituiscono il 14% dei partecipanti totali. Confrontando i prezzi dell’Oktoberfest con quelli di un litro di birra nei paesi di provenienza dei visitatori, risulta chiaro che italiani, brasiliani e austriaci spendono di più per ogni birra all’Oktoberfest di quanto non farebbero nei propri paesi.

Inoltre, in termini relativi, l’Oktoberfest è più costoso per i brasiliani, che pagano l’81% in più rispetto al costo di un litro di birra nel proprio paese. Al contrario, i visitatori dell’Oktoberfest provenienti da USA e Australia spendono circa il 20% in meno su ogni birra. Supponendo che il tempo sia buono, è improbabile che le attuali incertezze geopolitiche o lo sviluppo dei prezzi impediscano il raggiungimento di un nuovo record.

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