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Npl, nel 2022 possibile record storico a 441 miliardi

Secondo la tredicesima edizione del report Market Watch NPL di Banca Ifis, nel 2021 ci sarà una ulteriore impennata di crediti deteriorati che dovranno essere ceduti dalle banche italiane.

Npl, nel 2022 possibile record storico a 441 miliardi

In attesa della nuova ondata di crediti deteriorati che inevitabilmente arriverà, a causa della pandemia, quando sarà finita la moratoria sui mutui, le banche accelerano nella dismissione dei crediti deteriorati per alleggerire i propri bilanci. Il trend era già questo nel 2020 (38 miliardi di Npl ceduti nell’anno solare) ma secondo la tredicesima edizione del report Market Watch NPL di Banca Ifis nel 2021 ci sarà un ulteriore e deciso sprint: la stima è di altri 40 miliardi di euro di Non Performing Loans da scaricare, di cui 30 miliardi già in pipeline, a cui vanno aggiunti 12 miliardi di transazioni Utp. La stima di Banca Ifis è che nel 2022, per effetto della crisi Covid-19 oltre che per la necessità di allineamento al target europeo (NPE ratio al 5%), i flussi in cessione si manterranno elevati.

Più in generale, le stime contenute nel report di Banca Ifis indicano un deciso incremento del deteriorato nei bilanci bancari con un tasso di deterioramento o default rate, cioè i crediti performing che passano a non performing, in crescita al 2,6% nel 2021 e al 3% nel 2022, prevalentemente per effetto del default dei crediti relativi al comparto Imprese, con circa 80 miliardi di euro di nuovi flussi attesi nel biennio 2021-2022. Questo significa che lo stock dei crediti deteriorati lordi nei bilanci bancari è previsto tornare di nuovo in aumento (+19 miliardi di euro nel 2021 e +20 miliardi nel 2022), con un NPE ratio previsto al 7,8% nel 2022. Il Market Watch di Banca Ifis stima inoltre che lo stock complessivo di NPE da gestire in Italia (che comprende i non performing loans, gli UTP e gli scaduti), già in crescita nel 2020 a 340 miliardi di euro, nel 2021 potrebbe salire a 389 miliardi di euro e addirittura toccare il record storico di 441 miliardi di euro nel 2022.



Quanto al mercato Npl, dal 2017 al 2020 si calcola siano stati investiti oltre 50 miliardi di euro per acquisire circa 214 miliardi di portafogli Npl. Stabile il prezzo medio di cessione di portafoglio Unsecured, le valorizzazioni dei portafogli Misti, Secured e UTP sono invece condizionate da Gacs e big deal. Tutte le previsioni, precisa una nota metodologica, sono state elaborate tenendo conto, in primis: di un impatto del Covid sul Pil nel 2020 del 9,5% e una possibile ripresa nel 2021 del 4% (+3,8% nel 2022), di una proroga delle moratorie al 30 giugno 2021, e in presenza di un lockdown soft che penalizzi prevalentemente le attività commerciali. In questo scenario – spiega il report – gli interventi di sostegno attivati dal governo, il piano Next generation EU ovvero il pacchetto per la ripresa degli Stati membri, la durata della pandemia e il piano vaccinale sono variabili determinanti.

Per quanto riguarda le moratorie sui crediti, incluse nella Legge di Bilancio e che stanno al momento “sterilizzando” l’impatto della crisi su imprese e banche, è intervenuta anche l’ABI, che pur apprezzando la proroga delle moratorie, ha detto che “essa rischia di essere vanificata se l’EBA, l’Autorità bancaria europea, che comprende anche i paesi europei non euro (da non confondersi con la BCE), non corregge o almeno non interpreta con flessibilità le linee guida dell’EBA stessa che pongono il limite di nove mesi alla durata complessiva delle sospensioni dei pagamenti: vi è il rischio di dover classificare come deteriorate le esposizioni in moratoria che superino i nove mesi”. Il tema è stato segnalato dal Presidente dell’ABI Antonio Patuelli, che ha chiesto al Governo dimissionario “ogni urgente sforzo per far sospendere o, almeno, far interpretare estensivamente questa disposizione dell’EBA che è anacronistica in presenza della così grave e prolungata pandemia”.

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