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Norvegia, addio petrolio: la (finta) svolta green del Fondo sovrano

Il più grande fondo al mondo venderà le sue quote in 134 società di petrolio e gas, ma risparmierà le major: di fatto, le partecipazioni nel settore dell’oil & gas si ridurranno di meno di un quarto – L’obiettivo, del resto, non è perseguire cause ecologiste, ma diversificare il business per evitare danni eccessivi nel caso le quotazioni calino

Norvegia, addio petrolio: la (finta) svolta green del Fondo sovrano

Il più grande fondo sovrano al mondo annuncia una svolta dal sapore (solo in apparenza) ecologista. Si tratta del gigantesco “Government Pension Fund” di Oslo, che – dopo aver bandito il carbone nel 2015 – ora fa sapere di voler tagliare anche gli investimenti in petrolio e gas.

Il fondo norvegese – che gestisce partecipazioni per oltre mille miliardi di dollari ed è per distacco il più ricco al mondo – inaugura così una strategia che lo porterà a vendere le azioni di 134 compagnie petrolifere e del gas attive solo nell’esplorazione e nella produzione.

Niente paura per Eni: le major, almeno per il momento, sono risparmiate dal colpo di forbice.

Al momento, il “Government Pension Fund” – gestito dalla Banca centrale della Norvegia per conto del ministero delle Finanze – ha in pancia titoli del settore oil and gas per circa 37 miliardi di dollari e il valore complessivo del disinvestimento ammonta ad appena 8 miliardi.

Oltre alle 134 partecipazioni giudicate sacrificabili, il fondo controlla il 2% di Bp, Royal Dutch Shell e Total, l’1% circa in Exxon Mobil e Chevron e l’1,6% di Eni. Quote di enorme valore, che non saranno toccate.

L’operazione rischia comunque di creare uno scossone sui mercati, anche se da Oslo fanno sapere che il processo di vendita non sarà avviato immediatamente e sarà diluito nel tempo, così da evitare bruschi cali delle quotazioni che causerebbero perdite al fondo stesso.

È anche vero, però, che il sentiero tracciato dalla Norvegia non potrà non influenzare altri investitori.

Ma come si spiega la mossa di Oslo? In realtà, l’ambientalismo non c’entra nulla. Anzi, è esattamente il contrario: la ricchezza della Norvegia è in massima parte legata alla produzione di petrolio, perciò al Paese conviene che il fondo sovrano prenda le distanze da questo settore, diversificando gli investimenti. In caso contrario, con un eventuale crollo delle quotazioni del greggio, le casse dello Stato subirebbero un doppio danno.

La Norvegia è il principale produttore europeo di petrolio con circa 2 milioni di barili al giorno e il terzo maggior esportatore mondiale di gas naturale dopo Russia e Qatar. Il 40% del suo export e più del 15% del suo Pil dipendono proprio dagli idrocarburi.

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