Dopo il via libera del Tesoro al rinnovo dei vertici di Poste Italiane, la partita delle nomine ai piani altissimi delle società partecipate entra nel vivo: e stavolta si tratta di una tornata caratterizzata da842 designazioni distribuite su 155 società. Tra le scadenze più imminenti l’attenzione è concentrata su Leonardo a seguito di indiscrezioni circa una possibile non riconferma perRoberto Cingolani in qualità di ad. Martedì in Borsa il titolo ha sofferto pesantemente arrivando a cedere l’8,05% a 57,25 euro: il valore delle azioni è fortemente esposto alle notizie sui venti di guerra ma a Piazza Affari è ora pesata – secondo alcuni analisti – l’incertezza sulla prossima governance dell’azienda in una fase delicatissima per l’industria della Difesa. L’investitore attivista americano Guy Wyser-Pratte – riporta Bloomberg – teme “un’ingerenza politica con il rischio di danneggiare gli azionisti”.
Nomine, tornata record per i vertici delle partecipate
E dunque, con le assemblee di bilancio dei prossimi mesi – come calcola il centro studi CoMar – saranno rinnovati 214 organi sociali, di cui 118 consigli d’amministrazione e 96 collegi sindacali, in 155 società direttamente o indirettamente partecipate dal Tesoro: si tratta di 516 consiglieri di amministrazione e 326 sindaci. Tra le quotate, Mps, Enav, Enel, Eni, Leonardo, Poste Italiane e Terna. In scadenza anche Amco, Consap, Equitalia Giustizia, Infratel, Ipzs, PagoPa, Ram, Rfi, Trenitalia, Sogesid, Sogin, Sport e Salute, Stretto di Messina, Sviluppo lavoro Italia, Techno Sky, Valvitalia, e numerose controllate di Autostrade dello Stato, Eni, Enel, Invitalia, Poste, Leonardo Sace, Gse, Rai.
Nomine pubbliche, faro su Leonardo
C’è ora attesa per le prossime liste del Tesoro: tra le grandi quotate (le indicazioni dei soci devono essere comunicate venticinque giorni prima delle assemblee degli azionisti che voteranno per il rinnovo degli organi sociali) le liste saranno comunicate entro il 13 aprile per Eni e Leonardo, entro il 17 aprile per Enel e Terna. La linea di fondo del Governo sembrava quella di garantire stabilità delle governance, con qualche ritocco per le presidenze ma ora torna in gioco anche qualche posto di comando.
Leonardo potrebbe essere il primo ricambio, con la nomina di un nuovo ad: tra i nomi che circolano, voci insistenti puntano su Lorenzo Mariani, manager oggi alla guida di Mbda Italia dopo un lungo percorso nella galassia dell’ex Finmeccanica. Ma si fa anche il nome dell’ad di Rheinmetall Italia, Alessandro Ercolani. La partita, tuttavia, non sarebbe ancora del tutto chiusa: Cingolani ha da poco presentato il piano 2026-2030 con un’ambiziosa traiettoria di crescita e, dopo i risultati già raggiunti, può giocare a suo favore la carta della continuità in un settore oggi al centro di dinamiche sfidanti. Non ci sarebbero dubbi, invece, su un quinto mandato di Claudio Descalzi alla guida dell’Eni, dove però potrebbe esserci un cambio alla presidenza. Quanto all’Enel, Flavio Cattaneo va verso la conferma con Paolo Scaroni presidente. Per Terna i giochi non sono ancora chiusi ma per la conferma di Giuseppina Di Foggia alla guida conta, oltre ai buoni risultati raggiunti, il fatto che sia l’unica donna al vertice delle grandi partecipate.