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Nexi crolla in Borsa dopo conti 2025 e nuovo piano senza buyback. Dividendo più alto non basta a sostenere il titolo

Le azioni di Nexi crollano quasi del 20%, ai minimi dal 2020, dopo i risultati 2025 e un piano prudente: pesa la crescita limitata nel breve periodo, l’assenza di buyback, la svalutazione da 3,7 miliardi e dati trimestrali sotto le attese, nonostante l’aumento del dividendo a 350 milioni

Nexi crolla in Borsa dopo conti 2025 e nuovo piano senza buyback. Dividendo più alto non basta a sostenere il titolo

Giornata nerissima per Nexi in Borsa. Il titolo della società dei pagamenti digitali è arrivato a perdere quasi il 20% a Piazza Affari, scendendo fino a circa 2,64 euro per azione, ai minimi dal 2020. Un crollo che aggrava un trend già negativo: il titolo segna -32% da inizio 2026 e circa -45% negli ultimi dodici mesi. Il forte ribasso è arrivato dopo la presentazione dei risultati e del nuovo piano industriale, che non ha convinto parte degli investitori. Gli analisti hanno infatti giudicato prudenti le prospettive di crescita nel breve periodo e inferiori alle aspettative del mercato.

Nexi presenta un piano che punta al lungo periodo

Il management guidato dall’amministratore delegato Paolo Bertoluzzo ha presentato la strategia per i prossimi anni durante il Capital Markets Day, il primo dopo la lunga assenza di quattro anni. Il piano, chiamato “The Enduring Platform to Power Cash Generation”, punta a rafforzare la generazione di cassa e la solidità del gruppo nel medio-lungo periodo.

L’idea dell’azienda è puntare su una crescita più sostenibile, anche attraverso investimenti in tecnologia, nuovi prodotti e nell’intelligenza artificiale. “Il periodo di mercato non è particolarmente sereno. Detto questo, abbiamo presentato un piano che prevede investimenti per garantire una crescita sostenibile di lungo periodo”, ha spiegato Bertoluzzo ai giornalisti durante il Cmd

Il punto critico, secondo molti investitori, è che la crescita prevista nel breve periodo appare piuttosto lenta. Ricavi ed ebitda sono infatti attesi aumentare intorno al 2-3% nei prossimi anni, mentre solo dal 2028 la crescita dovrebbe accelerare verso il cosiddetto mid-single digit, cioè circa tra il 4% e il 6%. 

Niente riacquisto di azioni

Un altro elemento che ha pesato sul titolo riguarda la remunerazione degli azionisti. Negli ultimi anni Nexi aveva affiancato ai dividendi anche programmi di riacquisto di azioni proprie (buyback), che tendono a sostenere il prezzo in Borsa. Nel nuovo piano però non è previsto un buyback nel 2026. Secondo Bertoluzzo proprio questo è uno dei punti che ha deluso parte del mercato: “Magari qualcuno si aspettava più ritorno di breve e qualcun altro, soprattutto gli investitori americani, si aspettava un buyback”, ha detto.

L’azienda preferisce concentrarsi sui dividendi, che quest’anno saranno pari a circa 350 milioni di euro, in aumento rispetto ai 300 milioni dell’anno scorso, con un rendimento stimato vicino al 9%. La proposta sarà sottoposta alla prossima assemblea degli azionisti prevista il 29 aprile 2026. Nel complesso il gruppo prevede una distribuzione agli azionisti di oltre 1,1 miliardi di euro nel triennio, un livello che però molti investitori hanno considerato inferiore alle attese. 

Nexi: sul titolo pesano anche i risultati 2025 sotto le attese

A peggiorare il clima sui mercati ci sono stati anche i numeri dell’ultimo trimestre del 2025, risultati leggermente sotto le previsioni degli analisti. Nel quarto trimestre i ricavi si sono fermati a 942,5 milioni di euro, sostanzialmente stabili rispetto allo stesso periodo del 2024. La crescita “sottostante” del business resta comunque intorno al 6%, ma è stata frenata dall’impatto di alcuni contratti bancari.

Nel complesso Nexi ha chiuso il 2025 con ricavi in crescita del 2,1% a 3,59 miliardi di euro, mentre l’Ebitda è salito del 2,3% a 1,9 miliardi, con un margine Ebitda pari al 53,1%. La generazione di cassa in eccesso è salita a 806 milioni di euro, mentre il debito netto si attesta a 4,94 miliardi, con un rapporto debito/Ebitda sceso a 2,6 volte. Nel corso del 2025 il gruppo ha inoltre rimborsato circa 507 milioni di debito in scadenza, proseguendo nel percorso di riduzione dell’indebitamento dopo le grandi acquisizioni degli anni passati.

Per il 2026 il gruppo stima inoltre una generazione di cassa (free cash flow) di circa 750 milioni di euro, in calo rispetto agli oltre 800 milioni del 2025, soprattutto a causa di tasse più elevate e maggiori investimenti.

La maxi svalutazione che pesa sul bilancio

Nei conti è comparsa anche una svalutazione contabile dell’avviamento per circa 3,7 miliardi di euro, legata alle acquisizioni fatte negli anni scorsi nel settore dei pagamenti. Secondo Bertoluzzo si tratta di una rettifica puramente tecnica: “È stata fatta per riallineare i valori delle acquisizioni di qualche anno fa ai multipli di mercato del settore, che negli ultimi anni si sono ridotti parecchio”. Il ceo ha sottolineato che l’operazione non ha effetti sulla cassa e non cambia la capacità del gruppo di generare liquidità o pagare dividendi. “Quelle acquisizioni non furono fatte per cassa, ma carta contro carta», ha spiegato, riferendosi alle integrazioni di Nets e SIA”.

A causa della svalutazione Nexi ha chiuso il 2025 con una perdita contabile di circa 3,4 miliardi, ma escludendo queste voci straordinarie l’utile “normalizzato” resta positivo e in crescita, arrivando a 783 milioni di euro.

Nexi in crisi: un settore sempre più competitivo

Nexi opera in un mercato sempre più affollato. Oltre ai tradizionali operatori dei pagamenti stanno entrando nuove fintech e app finanziarie, come Revolut, che aumentano la pressione sui margini. In Italia, inoltre, il consolidamento tra banche sta portando alla rinegoziazione di molti contratti, riducendo parte dei ricavi per gli operatori dei pagamenti.

Bertoluzzo ha difeso la strategia del gruppo, sottolineando che Nexi è oggi un’azienda diversa rispetto al passato. “C’è anche un ricambio nel nostro azionariato: alcuni investitori anni fa avevano comprato un titolo più orientato alla crescita, con meno attenzione alla cassa. Oggi siamo una realtà che genera circa 800 milioni di cassa l’anno e restituisce valore agli azionisti”.

Secondo il ceo, proprio la forte generazione di cassa dimostra che il titolo potrebbe avere margini di recupero: “Se si guarda alla cassa rispetto alla valutazione di Borsa, c’è una discreta distanza da colmare”.

Sulle ipotesi di un eventuale delisting, circolate tra gli analisti dopo i cambiamenti nell’azionariato e il possibile rafforzamento del ruolo di Cassa Depositi e Prestiti, Bertoluzzo ha però tagliato corto: “Sono ragionamenti che non spettano al management”.

Il crollo di oggi arriva dopo anni difficili in Borsa. Il titolo Nexi valeva circa 19 euro nel 2021, era attorno agli 8 euro nel 2023 e oggi si attesta sotto i 3 euro. A pesare nel tempo sono stati soprattutto l’alto debito accumulato dopo le acquisizioni e le prospettive di crescita meno rapide rispetto a quelle immaginate quando il gruppo si è espanso.

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