Negoziati a oltranza nella notte tra Usa e Iran ad Islamabad. Storico faccia a faccia tra il vicepresidente americano JD Vance e il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf in un trilaterale con il pakistano Sharif: è il primo tra Washington e Teheran dalla fondazione della Repubblica islamica nel 1979. Libano, nucleare, sanzioni, asset congelati e riparazioni di guerra i nodi da sciogliere. Per i Pasdaran: “Richieste eccessive dagli Usa”.
Braccio di ferro intanto sullo stretto di Hormuz: sarebbero due le navi da guerra americane posizionate nello Stretto per lo sminamento, ma il regime smentisce. Trump invece assicura: “Lo stiamo bonificando, i nostri alleati non avevano il coraggio”. In tutto ciò, arriva il grido del Papa: “Basta morte in nome di Dio”.
Negoziati Usa-Iran: a che punto siamo
Trattative ad oltranza ma “col dito sul grilletto”, in un clima di sfiducia reciproca e di smentite incrociate, dallo sblocco americano dei beni iraniani al transito di navi da guerra Usa nello stretto di Hormuz, che resta il nodo principale.
I negoziati diretti sono infatti seguiti a una mattinata di mediazione da parte del premier pakistano Shehbaz Sharif, mentre Teheran stabiliva le proprie linee rosse, tra cui il controllo dello Stretto di Hormuz e il pagamento di riparazioni di guerra. Ma anche lo sblocco dei beni iraniani e un cessate il fuoco da far rispettare in tutta la regione, compreso il Libano, due pre-condizioni poste per il faccia a faccia. Un rapporto senza fonti delle agenzie di stampa iraniane ha affermato che l’accettazione dello sblocco dei beni iraniani in Qatar (e in altre banche estere) e la limitazione degli attacchi israeliani in Libano erano sufficienti per avviare colloqui diretti, anche se fonti Usa hanno smentito la prima notizia e l’Idf ha continuato i suoi raid contro Hezbollah, facendo 18 vittime nel sud del Paese dei cedri. Mentre in serata il premier Benyamin Netanyahu ha avvisato che Israele sotto la sua guida “continuerà a combattere il regime terroristico dell’Iran e i suoi proxy”, rivendicando risultati “storici” per aver “annientato” i programmi nucleari e missilistici balistici di Teheran.
Iran, cosa ha detto Trump
Il presidente Usa Donald Trump, in un’intervista al New York Post, ha dichiarato di aver ordinato il riarmo delle navi da guerra americane con “le migliori munizioni” per riprendere gli attacchi contro l’Iran se i colloqui di pace in Pakistan dovessero fallire.
Trump ha parlato in un colloquio telefonico con il New York Post, poco dopo la partenza del vicepresidente Usa JD Vance a bordo dell’Air Force Two diretto a Islamabad, dove è affiancato dall’inviato speciale Steve Witkoff e dal genero del presidente Jared Kushner per negoziare una pace definitiva dopo il cessate il fuoco di due settimane raggiunto martedì.
“Lo sapremo tra circa 24 ore. Lo sapremo presto”, ha detto Trump rispondendo a una domanda sulle possibilità di successo dei colloqui. “Abbiamo un reset in corso. Stiamo caricando le navi con le migliori munizioni, con le migliori armi mai realizzate, persino migliori di quelle usate in precedenza, e li abbiamo fatti a pezzi”, ha affermato il presidente Usa.
“Ma stiamo caricando le navi. Stiamo caricando le navi con le migliori armi mai realizzate, a un livello ancora superiore rispetto a quello che usavamo per una completa decimazione. E se non avremo un accordo, le useremo, e le useremo in modo molto efficace”, ha aggiunto. “Abbiamo a che fare con persone di cui non sappiamo se dicano la verità o no”, ha detto ancora Trump. “Davanti a noi dicono che elimineranno tutte le armi nucleari, che sparirà tutto. Poi escono davanti alla stampa e dicono: No, vorremmo arricchire. Quindi vedremo”.
Alcune ore più tardi, in merito alla possibilità che Pechino possa inviare armi all’Iran, Trump ha detto: “Se la Cina fa questo, la Cina avrà grossi problemi” .