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Moda, Mediobanca: “Nel 2024 ricavi attesi a +3%”. E la Borsa? Quotate solo 12 delle 175 big

Un terzo delle imprese prevede nel 2024 investimenti organici a sostegno della crescita e attività di M&A. L’alta gamma detiene la maggioranza delle produzioni ed è la preferita dagli stranieri

Moda, Mediobanca: “Nel 2024 ricavi attesi a +3%”. E la Borsa? Quotate solo 12 delle 175 big

La moda italiana, sebbene poco presente sul listino di borsa, cammina a ritmo sostenuto lungo le passerelle. Dopo un biennio brillante, anche il 2024 si prospetta essere abbastanza tonico. Secondo il nuovo report sulla Moda dell’Area Studi Mediobanca, che fotografa le 175 maggiori aziende moda Italia con fatturato individuale superiore a 100 milioni, il 2024 dovrebbe mostrare un’ulteriore crescita del giro d’affari: le stime sono di una crescita attorno al 3%, il che porterebbe i ricavi dell’aggregato delle maggiori aziende moda Italia a sfiorare i 94 miliardi. Inoltre nel 2024, dice il rapporto, un terzo delle imprese prevede investimenti organici a sostegno della crescita e attività di M&A.

Per le aziende della moda italiane il 2023 era stato più robusto, con dati preconsuntivi che indicano una crescita del giro d’affari aggregato del +6% sul 2022. A trainare i ricavi sono le vendite all’estero (+7%): più dinamico il mercato asiatico, positiva anche l’Europa grazie al contributo dei turisti, in sofferenza, invece, il mercato nordamericano. Gli investimenti dovrebbero attestarsi a un +17%.

È l’alta gamma a guidare il settore in Italia

Nel quadro d’insieme la fetta maggiore del business della moda è rappresentata dall’abbigliamento, che determina il 40,6% dei ricavi aggregati, mentre pelli, cuoio e calzature hanno il 30,4%. Ed è l’alta gamma ad avere in mano la maggioranza delle produzioni, con un 67% del totale dei comparti abbigliamento, pelletteria e tessile.

I gruppi stranieri confermano la loro presenza nella moda italiana: 62 delle 175 aziende hanno una proprietà estera che controlla il 41,6% del fatturato aggregato (il 23% è francese), con una netta preferenza per l’alta gamma: il 76,2% del fatturato aggregato delle aziende a controllo estero è relativo alla fascia lusso (il 60% è francese).

L’export rappresenta il 65% del fatturato complessivo

L’export è un fattore importante per le società manifatturiere della moda: il 65% del fatturato complessivo proviene dall’estero, con in testa l’occhialeria (76,8%) e la pelletteria (75,2%). I produttori di alta gamma si collocano su livelli di export più elevati rispetto a quelli di fascia più economica (75,1% contro 42,1%).

Meglio produrre in Italia, soprattutto l’alta gamma

Il rapporto rileva che si è verificato una cambiamento nel processo di internazionalizzazione del tessuto produttivo italiano della moda, con le aziende che preferiscono avvicinare la produzione all’Italia, secondo tendenze di nearshoring e friendshoring. La base produttiva delle aziende della moda è principalmente italiana: il 76% degli insediamenti manifatturieri è ubicato in Italia, mentre il restante 24% è in Paesi stranieri: 14% Europa, 4% Asia, 4% Africa e 2% Americhe. I player di occhialeria, gioielleria e tessile sono più orientati verso la delocalizzazione, mentre le aziende di alta gamma prediligono produrre in Italia, per l’89%, che in paesi stranieri, per l’11%.

Meglio le passerelle a Piazza Affari

Il rapporto mostra come la moda italiana si tenga per lo più lontana dai riflettori della Borsa: solo il 18,4% del giro d’affari aggregato (15,8 miliardi di euro) è prodotto dalle dodici società quotate del panel. Le imprese quotate hanno un fatturato medio di 1,3 miliardi, quasi il doppio di quelle non quotate (0,7 miliardi), una redditività superiore (ebit margin al 14,6% vs 10,4%), così come la proiezione internazionale (75,0% di export vs 62,0%). A fine 2023 le società quotate hanno raggiunto una capitalizzazione di 42,1 miliardi (+5,3% sul 2022), pari al 3,8% del valore dell’Euronext Milan (2,9% nel 2019), escludendo Ermenegildo Zegna e Prada quotate all’estero. Al 31 dicembre 2023 il podio di Borsa è occupato da Moncler (15,3 mld), Prada (13,2 mld) e Brunello Cucinelli (6,0 mld); al quarto posto si colloca Ermenegildo Zegna (2,6 mld), seguita da Salvatore Ferragamo (2,1 mld).

Il settore calzaturiero visto più debole nel 2024

L’analisi di Mediobanca contiene inoltre un Focus sul settore calzaturiero che analizza le 162 aziende produttive nazionali con ricavi maggiori di 15 milioni, per il quale è atteso un giro d’affari in calo dell’1% nel 2024 con una campagna di investimenti sostanzialmente allineata a quella dell’anno precedente.

I dati preconsuntivi 2023, dopo un biennio di spinta a doppia cifra, indicano una crescita del giro d’affari del +2% sul 2022, trainata dal mercato interno, con l’export in ridimensionamento (- 2%), in buona parte per il rallentamento degli Stati Uniti. Sono andate meglio le vendite in Cina, legate però soprattutto alle performance delle multinazionali del lusso, in un mercato non di facile approccio per le aziende con marchio proprio. Il segmento delle calzature di alta gamma è atteso in rialzo del +6%, mentre per le referenze mass-market si stima un -6%.

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