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Messico, è crisi per Coca-Cola e altre bevande. La colpa? Della pioggia

Nel corso di quest’anno il Paese ha registrato precipitazioni molto sopra la media e temperature più basse, il che ha portato molte persone a uscire meno di casa nel tempo libero. Ma non è il clima l’unico motivo del calo dei consumi

Messico, è crisi per Coca-Cola e altre bevande. La colpa? Della pioggia

“Messico e nuvole, la faccia triste dell’America”, cantava Enzo Jannacci. Più che per le sole nuvole però, oggi il Messico è triste per colpa della pioggia e del freddo: Bloomberg ha notato che sebbene l’economia del Paese guidato dalla determinata Claudia Sheinbaum stia attraversando un buon momento nell’insieme, molte aziende sono invece in crisi a causa delle precipitazioni sopra la media e delle temperature più basse del solito registrate nel corso di quest’anno. Lo scorso giugno è stato infatti il mese più piovoso da tre anni e da allora non ha più smesso di piovere, con diversi eventi estremi che hanno inciso sulla mobilità, costringendo più volte a chiudere l’aeroporto di Città del Messico. Per non parlare delle inondazioni nel Sud-Est del Paese, che quest’anno hanno già provocato 76 morti e decine di dispersi.

Il clima avverso ha fatto sì che nel 2025 i messicani siano usciti meno di casa rispetto alle abitudini di sempre, e quindi meno serate fuori, meno feste, meno consumo di birre e bevande gassate. E di conseguenza, non è difficile arrivarci, crisi per buona parte della filiera del Food&beverage, ma non solo. In particolare secondo Bloomberg è stato colpito il settore delle bibite gassate, che sono un business blindato in Messico, dove ogni cittadino beve in media 166 litri di Coca-Cola e affini ogni anno. Proprio il marchio di bibita in lattina più famoso del mondo ha registrato un crollo del 10% dei volumi di vendita in Messico nel secondo trimestre di quest’anno rispetto a dodici mesi prima, e le previsioni per la fine dell’anno non sono migliori. Ma il fattore meteo non ha influito solo sulle bevande: la catena di negozi Walmart, presente in Messico e America centrale, ha pure lei lamentato trimestrali deludenti a causa delle condizioni climatiche.

Per i consumi messicani, in particolare quelli legati al tempo libero, il 2025 sembra dunque ricordare gli anni della pandemia Covid, quando per i motivi che tutti sappiamo le vendite al dettaglio erano diminuite. Ma a determinare il fenomeno non sono state soltanto l’anomala abbondanza di precipitazioni e le temperature sotto la media. Bloomberg ha infatti precisato che l’economia messicana è sì in discreta salute, ma sta attraversando una fase inflazionistica, dovuta all’aumento del salario minimo e alle tensioni commerciali globali, che sta finendo per infiacchire i consumi. A minare la fiducia dei consumatori ci si sono poi messe anche le ostili politiche migratorie del presidente statunitense Donald Trump: l’economia messicana è legata a doppio filo a quella Usa non solo per la delocalizzazione delle imprese, ma per il denaro che gli immigrati messicani negli Stati Uniti spediscono alle loro famiglie in Messico. La riduzione di questi flussi sta determinando una limitazione nelle scelte, privilegiando prodotti di marchi minori, più economici della Coca-Cola.

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