Ci sono due scandali nel flop della Nazionale italiana di calcio in Bosnia che per la terza volta consecutiva fallisce la qualificazione ai mondiali. Il primo riguarda certamente la pochezza di una squadra che non riesce nemmeno a battere una Nazionale come la Bosnia, che, sia detto con tutto il rispetto, non è esattamente comparabile con il Brasile di Pelè o con l’Argentina di Maradona. La Bosnia è la Bosnia e se la sua stella è ancora Dzeko, ex campionissimo ma che ha 40 anni sulle spalle, è difficile pensare che sia una delle più forti squadre in Europa. Ma l’Italia è riuscita a perdere perfino con la Bosnia e mancare clamorosamente la qualificazione ai Mondiali americani. Scandaloso. Ma non meno scandaloso è l’atteggiamento del presidente della Figc, Gabriele Gravina, che, dopo aver fallito per la seconda volta la qualificazione al Mondiale, non ha la dignità di dimettersi subito. Senza se e senza ma. Basterebbe che imparasse la lezione dai suoi predecessori: nel 2018 Tavecchio, avendo fallito la qualificazione al Mondiale in Russia, non esitò a rassegnare le dimissioni da presidente della Figc. E prima di lui altrettanto fecero nel 2014 il presidente Giancarlo Abete e l’allenatore Cesare Prandelli per aver perso al primo turno nel Mondiale in Brasile. Per non parlare di cosa successe dopo il Mondiale del 1970 in Messico quando, avendo perso la finalissima con il Brasile, la Nazionale fu accolta al ritorno in patria con applausi per i giocatori ma con insulti e lanci di pomodori per l’allenatore Ferruccio Valcareggi e l’accompagnatore Walter Mandelli, che ne trassero le conseguenze. Altri tempi e altri personaggi. Gravina si faccia però un esame di coscienza e trovi il coraggio di andarsene. Al più presto.
L’Italia fallisce la qualificazione ai Mondiali di calcio ma il presidente della Figc Gravina non ha la dignità di dimettersi subito: scandaloso
Dopo aver fallito per due volte la qualificazione ai Mondiali, che cosa aspetta il presidente della Federazione italiana gioco calcio, Gabriele Gravina, ad andarsene? Suvvia, un po’ di dignità
