Il tempo ci ha insegnato a prendere con le pinze, molto con le pinze, le dichiarazioni di quell’insopportabile bugiardo che è Donald Trump. Però c’è qualcosa di vero nelle aggressive e sprezzanti parole che il Presidente americano ha rivolto al Papa americano quando gli ha rimproverato ingratitudine per aver dimenticato che se Robert Francis Prevost è diventato Pontefice lo si deve proprio a lui.
C’è qualcosa di vero se l’effetto Trump ha influito sull’elezione del Papa americano ma alla rovescia. Secondo attendibili ricostruzioni di prelati molto addentro ai segreti del Vaticano è stata proprio la consapevolezza che Prevost era un cardinale americano con la schiena dritta e perfettamente in grado di tener testa a Trump a vincere le ultime titubanze del conclave e a spianare la strada all’elezione di Leone XIV. Un Papa che non si è mai piegato alla prepotenza di Trump e che anche nei giorni scorsi ha dimostrato, in occasione della visita del Segretario di Stato americano, Marco Rubio, tutta la sua indipendenza e il suo coraggio.
Leone XIV è stato cordiale con Rubio ma lo strappo tra Trump e il Vaticano non si è ricucito e il Papa non ha regalato nessun endorsement elettorale al Segretario di Stato americano. C’è un particolare, trascurato dalla maggior parte della stampa italiana ma riferito ieri dal sito francese LibreJournal.fr, che vale più di mille parole e che racconta di che pasta è fatto il nuovo Papa. Nella sua visita in Vaticano Rubio ha invitato Leone XIV a partecipare alla Festa dell’Indipendenza americana del 4 luglio. Il Pontefice ha ringraziato ma ha declinato l’invito dicendo: “Quel giorno sarò a Lampedusa“, l’isola degli immigrati. Grande Papa.
