Nel consueto minuetto delle nomine, mentre la poltrona dell’amministratore delegato di Leonardo sembra traballare, da Guido Crosetto è arrivata stamani una chiave di lettura che sembra volerla ristabilire. “La politica non giudica l’operato di un amministratore delegato. Sono i numeri, sono i mercati” a farlo, ha detto il ministro della Difesa ai cronisti alla Camera, quando gli è stata chiesta una valutazione sull’operato di Roberto Cingolani.
Se sono i numeri a parlare, i mercati stanno parlando a voce altissima riguardo Cingolani attraverso le quotazioni di Leonardo a Piazza Affari. Il titolo, che è salito del 780% dall’inizio del conflitto in Ucraina nel 2022, del 35% nell’ultimo anno e del 15% finora nel 2026, è precipitato di oltre l’8% lo scorso martedì fino a 57,25 euro sulle voci sempre più insistenti sulla mancata conferma dell’ad. Stamani Leonardo è ancora in calo, come tutti i titoli della difesa, ma con una perdita anche di 2 punti è arrivata fino a 56,12 euro, tra le peggiori del Ftse Mib (-0,18%) salvo poi riprendere quota in chiusura. Lo scorso 18 marzo aveva segnato un record sopra 64 euro. Segni rossi stamane ci sono anche su altri titoli analoghi: Rheinmetall -2,27% a Francoforte, Bae Systems -0,8% a Londra, Thales -1% e Dassault -1,1% a Parigi.
Il Governo italiano, che detiene poco più del 30% del gruppo tramite il ministero dell’Economia, è chiamato a presentare una lista di candidati per il cda entro il 13 aprile. Secondo alcuni quotidiani, tra cui Repubblica e La Stampa oltre al nome di Lorenzo Mariani (attualmente managing director di Mbda Italia, ma fino al 2025 condirettore in Leonardo) in lizza ci sarebbe anche Gian Piero Cutillo (ex Cfo di Leonardo dal 2012 al 2017 e attualmente responsabile della divisione elicotteri). Si era fatto anche il nome di Stefano Donnarumma, Ad di Fs, così come quelli dell’Ad di Rheinmetall Italia, Alessandro Ercolani, e di Pierroberto Folgiero.
In particolare, Repubblica indica Cutillo come papabile ceo e Mariani come direttore generale. “Se venisse confermata questa scelta, sarebbe probabilmente una transizione senza discontinuità, se non altro perché entrambi conoscono molto bene il gruppo dall’interno dato la loro lunga militanza”, spiegano gli analisti di Equita, ricordando che “tra i motivi che porterebbe al cambiamento di ceo imputabili a Cingolani ci sarebbero alcune nomine interne, la resistenza a trasferimenti di tecnologie e co-produzioni in Arabia Saudita, modalità di presentazione del programma Michelangelo Dome e i risultati delle joint venture internazionali (Rheinmetall, Baykar e Space) con pochi prodotti made in Italy”.
La questione di un eventuale avvicendamento sta scatenando anche un intenso dibattito politico, con esponenti di Governo e di vari partiti che si sono espressi sulla questione, anche interrogandosi sulle motivazioni di un possibile passaggio di consegne visti i risultati comunque positivi del gruppo. Al proposito, i numeri del primo trimestre arriveranno il prossimo 6 maggio e gli analisti sono positivi. Quelli di Deutsche Bank, per esempio, attendono conti “allineati o superiori ai target” e una “continua traiettoria di crescita”.