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Le grandi banche spingono Piazza Affari al ribasso

L’incognita Deutsche e l’emergenza banche che è stata al centro del vertice odierno tra Tesoro, Banca d’Italia e mondo del credito rendono inquiete le grandi banche che pagano l’incertezza in Borsa e trascinano giù Piazza Affari, oggi il peggior listino d’Europa – In controtendenza Azimut, Bpm, Banco Popolare, Mediolanum e Fca – Crolla Il Sole 24 Ore (-10,37%) in vista dell’aumento di capitale.

Le grandi banche spingono Piazza Affari al ribasso

Giornata interlocutoria per le Borse mondiali, con intonazione positiva in Asia e tendenzialmente negativa in Europa e Stati Uniti. C’è ancora attesa sul futuro di Deutsche Bank e il fatto che la piazza di Francoforte sia rimasta chiusa per festività, mantiene i mercati nell’incertezza. Nel clima nebbioso Milano registra la performance continentale peggiore e il FTSE Mib chiude a -0,77%, portano il segno meno anche Madrid e Parigi, mentre Londra cresce di un punto percentuale e festeggia un ritrovato slancio manifatturiero, il cui indice è salito a settembre ai massimi da circa due anni. Bene anche Atene: +0,83%.

In Piazza Affari sono ancora una volta i bancari a fare il bello e il cattivo tempo e il tema resta caldo nell’agenda politica, tanto che oggi il ministro Carlo Padoan ha convocato i vertici di Unicredit, Intesa e Ubi, a un incontro insieme al governatore Ignazio Visco e ai rappresentanti di Acri, Abi e del Fondo Atlante. Un’occasione per discutere di risanamento e prospettive, ma anche per analizzare i dossier più scottanti, la cessione delle quattro good bank nate da Etruria, Banca Marche e delle Casse di Chieti e Ferrara e il futuro di Mps. L’operazione fra Ubi Banca e le good bank non è certo conclusa: “non so se si farà, non dipende solo da noi – dice Andrea Moltrasio, presidente del consiglio di sorveglianza di Ubi Banca – nella nostra mission non abbiamo il salvataggio, se possiamo dare una mano al sistema dal punto di vista organizzativo e industriale nell’interesse dei nostri azionisti lo facciamo”.

In particolare sono le grandi banche oggi a trascinare al ribasso il listino, Intesa Sanpaolo -2,33%; Unicredit -1,93%, cui si aggiungono Bper -2,29%; ma dal fronte del credito arrivano anche alcuni dei titoli più effervescenti, come Banca Popolare di Milano +3,22% e Banco Popolare +0,86. La giornata brilla per Azimut +4,2%, grazie al completamento della riorganizzazione interna e al dividendo straordinario da un euro per azione; seduta da dimenticare invece per A2a che lascia sul campo il 4,1%. Tra i peggiori titoli anche Luxottica -3,10%. In territorio positivo invece Fiat Chrysler Automobiles +1,24%, a poche ore dai dati sulle immatricolazioni in Italia. Intanto Fca rende noto che Alfa e Jeep trainano le vendite in Francia e Spagna.

Giornata mossa sul fronte editoria, con il titolo del Sole 24 Ore che affonda ulteriormente del 10,37%, nonostante le dichiarazioni del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia che promette: “Dobbiamo lavorare a un grande piano di risanamento e di rilancio. Il dossier è tra le nostre priorità”. 

Intanto Urbano Cairo si mette ufficialmente alla guida di Rcs Media Group: il cda lo ha nominato amministratore delegato, mentre Marilù Capparelli è lead independent director, ai sensi del Codice di autodisciplina

La cabina di comando dell’editore del Corriere della Sera è ora così composta: Comitato Controllo e Rischi, Stefania Petruccioli (presidente), Alessandra Dalmonte, Veronica Gava; Comitato per la Remunerazione e le Nomine: Marilù Capparelli (Presidente), Diego Della Valle, Stefania Petruccioli.

Quest’oggi anche il Gambero Rosso ha diffuso i suoi dati semestrali: utile netto a 163 mila euro, in calo del 51% rispetto allo stesso periodo del 2015, mentre i ricavi sono aumentati del 7% a 7,8 milioni, l’ebitda del 7% a circa 1,5 milioni (ebitda margin 19%). L’indebitamento netto al 30 giugno risulta di 4 milioni, in aumento di 2,7 milioni rispetto a fine 2015 e in calo di 0,6 milioni rispetto a un anno prima. Il patrimonio netto è pari a 8,7 milioni, in aumento di 0,2 milioni rispetto a fine 2015.

Per restare in zona cibo e dintorni una notizia curiosa e interessante: a quanto pare i maiali si sono rivelati un pessimo investimento, perché la produzione è troppa e il prezzo inevitabilmente scende. Il future con scadenza a dicembre, la settimana scorsa ha toccato i 43,975 cent per pound alla Borsa di Chicago, il minimo dal 2009. Il contratto ha perso un terzo del suo valore (-32 per cento) nell’ultimo periodo dell’anno, la peggior performance del Bloomberg Commodity Index, che traccia l’andamento di 22 materie prime. 

Per concludere la Borsa di Hong Kong ha chiuso in progresso dell’1,23%, tranquillizzata dalle notizie della scorsa settimana su Deutsche Bank, secondo le quali la multa dovrebbe essere meno salata del previsto. Shanghai e Shenzen invece saranno chiusi per tutta la settimana per la Festa nazionale

A due giorni dal rimbalzo positivo le rassicurazioni sul colosso tedesco però fanno fatica ad attecchire in occidente: a quanto pare il 69% dei tedeschi sarebbe contrario a un salvataggio, anche se si tratta di una banca sistemica, mentre il Wall Street Journal sostiene che un accordo fra dipartimento di Giustizia Americano e DB è ancora lontano. 

Le incognite all’orizzonte restano molte e si aggiungono ai tanti rischi politici che pesano a livello globale. Fra questi l’agenzia Fitch iscrive anche il Referendum costituzionale italiano, definito, nel rapporto bimestrale Global Economic Outlook, una vera e propria “pietra miliare” contro il populismo. 

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