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Lavoro cinese, a Prato il contratto è indeterminato ma dura poco: il 22% diventa imprenditore

La ricerca “Mi chiamo Chen e lavoro a Prato”, redatta da IRES Toscana e che riportiamo dal sito Stamp Toscana, consiste in un’indagine delle imprese e dei lavoratori dipendenti cinesi: il 22% degli impiegati diventa poi imprenditore.

Lavoro cinese, a Prato il contratto è indeterminato ma dura poco: il 22% diventa imprenditore

Lo spaccato del mondo del lavoro cinese presente nella provincia di Prato che emerge dalla ricerca condotta dall’Ires, riserva alcune sorprese, oltre che la conferma di alcuni dati già emersi da ricerche precedenti. In sintesi, se da un lato la crisi ha toccato anche il mondo dell’imprenditoria cinese sul territorio di Prato, non ha tuttavia smosso il quadro generale; continua il ricorso assolutamente caratteristico al contratto a tempo indeterminato che rappresenta il 91% delle tipologie contrattuali  degli avviamenti; le caratteristiche peculiari del lavoratore cinese restano una fascia di età media che si aggira sui 36 anni, cittadinanza cinese, domicilio in provincia di Prato, attività che si esplica nel settore dell’abbigliamento, assunto in aziende di connazionali con contratto a tempo indeterminato part-time orizzontale. Altro elemento caratteristico? La forte mortalità del rapporto di lavoro, che ha una durata media fra i 260 e i 300 giorni. A fronte di ciò, la persistenza di uno “zoccolo duro” di lavoratori che resistono creando una sorta di fidelizzazione con l’azienda, quantificabile in una percentuale di circa il 22%.

Quanti sono i lavoratori cinesi nel territorio pratese? Al  21 maggio 2012 nella provincia di Prato risultano presenti 38.094 lavoratori di nazionalità e/o origine cinese, di cui 12.721 attualmente occupati, mentre 25.120 lavoratori risultano cessati o decaduti: i restanti, una porzione minima, sono lavoratori in cerca di occupazione, in mobilità o in cassa integrazione.

Dei lavoratori occupati, 5.677 (il 45%) sono donne, 7.044 (il 55%) uomini. L’età media di questi lavoratori è 36 anni: non esistono differenze apprezzabili tra uomini e donne (quella delle donne è lievemente più bassa – 35,8 – di quella degli uomini – 36,5 – ). Se osserviamo la distribuzione per fascia di età, si osserva che più della metà ricadono nella fascia tra 25 e 39 anni, il 27,5% tra 40 e 49 anni. Solo il 13,4% ha meno di 25 anni e il 7,2% più di 50 anni. Se, sempre in relazione al dato generale, guardiamo il genere, si nota che rispetto al dato medio la distribuzione degli uomini è lievemente più forte nella fascia maggiore di 50 anni, mentre quella delle donne è maggiore in quella da 25 a 39 ed inferiore in quella superiore a 50 anni.Se invece ci soffermiamo alla distribuzione per genere interna a ciascuna classe di età, vediamo che questa è pressoché costante, il 55% di uomini ed il 45% di donne, eccetto in quella maggiore di 50 anni nella quale gli uomini rappresentano il 63%.

Avviamenti. Nella Provincia di Prato nel corso del quadriennio 2008-2011 si sono registrati complessivamente 40.094 avviamenti che hanno riguardato 24.792 lavoratori. Attualmente di questi 24.792 ne risulta occupato il 33%, ovvero 8.256 lavoratori. Se esaminiamo il dettaglio per anno degli avviamenti, si registra che nel corso del 2011 gli avviamenti dei lavoratori cinesi nella provincia di Prato sono stati 13.384, con un incremento del 14,6% rispetto al 2010. La percentuale di uomini e donne è pressoché uguale all’anno precedente, anche se gli uomini registrano un incremento lievemente superiore (15,2 contro il 13,9% delle donne). A partire dal 2010, si nota che gli avviamenti hanno registrato una forte accelerazione. Infatti se osserviamo i dati degli avviamenti del 2009 e del 2008, si nota che fra il 2008 ed il 2009 gli avviamenti sono aumentati del 41,4%, mentre l’accelerazione è ancora più sostenuta tra 2009 e 2010 (+52%). In sostanza, in soli quattro anni gli avviamenti sono più che raddoppiati: nel 2011 sono stati 13.384 contro i 6.226 del 2008 (+115%).

Interessante l’osservazione degli avviamenti per fascia d’età:  circa il 57% sono relativi alla fascia 25-39 anni, circa il 24% alla fascia 40-49 anni, il 14% relativi a persone di età minore ai 25 anni, il restante 4-5% a persone con più di 50 anni. I dati sono sorprendentemente simili nel 2010 e 2011. E torna tutta intera la prevalenza  più del 70%) del settore dell’abbigliamento, mentre sgue con larga distanza il commercio (8,3%).

Ma il profilo forse più strano della fotografia del lavoro cinese è quella che riguarda le tipologie contrattuali. Se andiamo ad osservare le tipologie di contratto si rileva che i contratti a tempo indeterminato sono pressoché prevalenti in quanto sia nel 2011 che nel 2010 rappresentano circa il 91% della tipologia contrattuale scelta per gli avviamenti effettuati.

Per quanto riguarda il resto, si evidenzia un certo ricorso all’apprendistato (5% nel 2011, 6% nel 2010). Il dato riguardante l’uso dei contratti a tempo indeterminato è molto forte e condiziona l’intero mercato del lavoro di Prato. Prendiamo il dato degli avviamenti del 2010 e del 2011: gli avviamenti di lavoratori cinesi costituiscono circa un quarto degli avviamenti verificati sul territorio di Prato. Nel 2010, su 16.123 contratti a tempo indeterminato fatti nella provincia di Prato, 10.627 furono cinesi, 5.496 riguardavano lavoratori italiani e di altre nazionalità. Nel 2011, su 18.696 contratti a tempo indeterminato, ben 12.252 sono stati stipulati con lavoratori cinesi, 6.444 hanno riguardato italiani e altri. Gli avviamenti dei lavoratori cinesi costituiscono dunque meno del 2% degli avviamenti a tempo determinato, fra un terzo e un quarto degli avviamenti di apprendisti, un dodicesimo degli avviamenti con altre forme, e quasi due terzi degli avviamenti a tempo indeterminato. Quest’ultima circostanza mette in evidenza che nel complesso del mercato del lavoro della provincia i contratti a tempo indeterminato sono effettuati essenzialmente in relazione a cittadini cinesi e/o di origine cinese. Tuttavia, sembra ci sia una battuta d’arresto, o perlomeno un’incrinatura in questa progessione. Secondo il report dell’Osservatorio provinciale del lavoro curato da Asel, nel primo semestre 2012 proprio nel settore dell’abbigliamento, dove gli occupati sono per oltre il 90% cinesi, si sono persi ben 522 contratti a tempo indeterminato e per la prima volta da molti anni il saldo fra avviamenti e cessazioni del settore è negativo. Questa tendenza va tuttavia verificata anche per il secondo semestre del 2012.

Analizzando la natura dei contratti a tempo indeterminato di cui sono titolari i lavoratori cinesi, si osserva che gli avviamenti con contratto a tempo indeterminato parziale sono la netta maggioranza, in special modo quello a tempo parziale orizzontale che rappresentano nel 2011 il 79% del totale. I contratti a tempo parziale sono l’80% del totale degli avviamenti a tempo indeterminato, in lieve aumento rispetto al 2010 quando rappresentavano il 76%. Lo stesso avviene per i contratti a tempo parziale orizzontale che passano dal 75% del 2010 a, come appena ricordato, al 79% del 2011.

Altra caratteristica degna di nota e citata precedentemente, è l’alta mortalità dei rapporti di lavoro. Il fatto che siano contratti a tempo indeterminato non li tutela per quanto riguarda la durata: per quanto riguarda il 2011, su 13.384 avviamenti registrati, 8.276 sono cessati (vale a dire, il 62% del totale degli avviati nel 2011). Inoltre, più dell’80% delle cessazioni che avvengono in ogni singolo anno si riferiscono ad avviamenti avvenuti non oltre i due anni precedenti. Facendo un conto dei giorni,  la durata media dei contratti cessati nel corso dello stesso anno quale sono stati avviati oscilla tra i 31 ed i 112 giorni. La durata media dei contratti cessati nel corso dell’anno seguente al quale sono stati avviati si pone fra i 302 e i 263 giorni.

Nucleo stabile. Allo studio Ires risulta che esistono 2.594 lavoratori in costanza di rapporto di lavoro e che non sono stati avviati, a seguito di una cessazione, nel periodo 2008-2011. Questi 2.594 lavoratori rappresentano il 20% del totale degli occupati attuali e  sono un’approssimazione del nucleo stabile di lavoratori cinesi che operano a Prato; rappresentano cioè un gruppo di lavoratori che può essere definito come il core degli occupati del distretto, soprattutto perché il 70% di questi lavoratori è stata avviata nel settore dell’abbigliamento.

Oltre al 20% degli occupati totali che ha un’anzianità del rapporto di lavoro di qualche anno (come minimo 5, come massimo 11) ne esiste un altro 22% degli occupati che ha avuto il suo primo avviamento prima del 2008 anche se poi nel corso del tempo è cessata per poi essere riavviata successivamente nel periodo 2008-2011, può condurci ad allargare questo nucleo sufficientemente fidelizzato di lavoratori.

Da lavoratori a imprenditori. Un’altra caratteristica del mercato del lavoro cinese è quella della mobilità sociale: i lavoratori avviati nel corso del quadriennio 2008-2011 che sono cessati e sono passati a svolgere un’attività imprenditoriale rappresentano circa il 15% del totale dei lavoratori avviati nello stesso periodo (3.598 di 24.972).  Fra i 16.526 lavoratori avviati dal 2008 al 2011 che sono usciti dal mercato del lavoro e non vi sono rientrati come dipendenti c’è una percentuale interes-sante, il 22% ovvero 3.598 persone, che sono sempre presenti nel circuito economico provinciale in quanto sono passati a svolgere un’attività imprenditoriale. Altro dato interessantye, la maggior parte di loro (i 2/3) ha auvto un solo avviamento. Circa il 27% è stato avviato due volte, ed il 9% tre volte. I lavoratori passati ad imprenditori avviati 4 volte o più (massimo 6 volte) sono una percentuale ridotta, meno del 3%.

Infine, un’ultima annotazione: dai dati emersi, sembra che il terremoto della crisi non abbia sostanzialmente smosso la stabilità di dati che sembrano continuitivi dal 2008, e sembrano confermare l’ipotesi dell’esistenza, a Prato, di un piccolo nucleo di lavoratori cinesi “fidelizzati” e sostanzialmente dipendenti da anni dalla stessa azienda, a fronte di una massa di lavoratori chiamiamoli di “passaggio”, che arrivano, sostano, e ripartono disperdendosi verso altre province italiane.

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