Era nell’aria e così è stato: la Federal Reserve, la banca centrale statunitense, ha lasciato invariati i tassi di interesse nel range 3,50-3,75%, dopo i tre tagli consecutivi dell’anno scorso (a settembre, ottobre e dicembre), ignorando dunque le forti pressioni della Casa Bianca per una riduzione del costo del denaro e preferendo attendere di vedere come si evolverà l’economia per ulteriori sforbiciate.
“Gli indicatori disponibili suggeriscono che l’attività economica si è espansa a un ritmo sostenuto – si legge nello statement – L’aumento dell’occupazione è rimasto basso e il tasso di disoccupazione ha mostrato alcuni segnali di stabilizzazione. L’inflazione rimane piuttosto elevata“. Secondo il Comitato, l’incertezza sulle prospettive economiche “rimane elevata” e si dice “attento ai rischi per entrambe le parti del suo duplice mandato”. Nel valutare l’entità e la tempistica di ulteriori aggiustamenti all’intervallo obiettivo per il tasso dei fondi federali, il Comitato valuterà attentamente i dati in arrivo, l’evoluzione delle prospettive e il bilancio dei rischi, confermandosi “fortemente impegnato” a sostenere il massimo tasso di occupazione e a riportare l’inflazione al suo obiettivo del 2%.
A favore dell’azione di politica monetaria hanno votato Jerome H. Powell, Presidente; John C. Williams, Vicepresidente; Michael S. Barr; Michelle W. Bowman; Lisa D. Cook; Beth M. Hammack; Philip N. Jefferson; Neel Kashkari; Lorie K. Logan; e Anna Paulson. Hanno votato contro questa azione Stephen I. Miran e Christopher J. Waller, che in questa riunione avrebbero preferito abbassare di un quarto di punto percentuale l’intervallo obiettivo per i tassi.
La decisione è arrivata al termine di tensioni tra la Federal Reserve e Donald Trump, che hanno toccato il culmine lo scorso 11 gennaio l’istituzione monetaria aveva ricevuto citazioni in giudizio dal Dipartimento di Giustizia nell’ambito di un’indagine penale sulla sua testimonianza al Congresso su una ristrutturazione edilizia da 2,5 miliardi di dollari. Ormai è chiaro, ancora di più alla luce dell’attendismo della Fed, che Trump non veda l’ora di nominare un nuovo presidente, visto che il mandato di Powell è ormai prossimo alla scadenza, a maggio.
“L’attività economica è cresciuta – ha detto lo stesso Powell in un’analisi che sembra aprire la porta a una pausa di alcuni mesi per la Fed sui tassi – ad un ritmo solido lo scorso anno, e si è avviata così nel 2026. Le spese dei consumatori si sono mostrate resilienti e il tasso di disoccupazione ha mostrato segnali di stabilizzazione. La politica monetaria è appropriata – ha assicurato Powell -. Decideremo di riunione in riunione”.