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La Fed fa tremare le materie prime: cadono oro, petrolio e non solo

La conferenza di mercoledì della Yellen, che potrebbe annunciare il rialzo dei tassi per settembre, tiene con il fiato sospeso i produttori di materie prime che scontano la svalutazione delle loro monete e temono nuove ondate speculative – Big Oil tagliano 200 miliardi di investimenti – La troika ad Atene – Accordo per Fca in Usa – Novità per Mps e Unicredit

L’ora X suonerà alle 20 e 30, ora italiana, di mercoledì 29 luglio quando Janet Yellen terrà la conferenza stampa al termine del meeting della Fed. Non è previsto, per l’occasione, l’aumento dei tassi. Ma dal tenore del comunicato e dalle parole del presidente si potrà capire se a settembre, dopo sette anni di costo del denaro in ribasso, ci sarà il primo rialzo, probabilmente non l’unico del 2015.
Nel frattempo i listini asiatici aprono la settimana in rosso.
In calo Tokyo -1%. Perdite simili a Sidney e a ad Hong Kong. I dati sui profitti delle imprese cinesi (-0,3%) confermano la difficile congiuntura dell’economia di Pechino.

CRISI DEL PETROLIO; LE BIG OIL TAGLIANO 200 MILIARDI DI INVESTIMENTI

Sulle Borse pesa la forte caduta di prezzo delle materie prime, legato in parte all’attesa delle decisioni della banca centrale americana.
1)    Cade l’oro a quota 1.097 dollari, sotto 1.100 dollari l’oncia (minimo dal 2010) seguito da argento e platino ai minimi da 5 anni. In caduta anche le materie prime industriali, a partire da rame e alluminio. Ma cedono anche le soft commodities come il caffè (-20%) da inizio anno e zucchero.
2)    In crisi le valute dei Paesi produttori. Il dollaro canadese cede sul dollaro del 6% in un mese, il dollaro australiano è ai minimi dal 2009, quello neozelandese perde il 14%.  Nel mirino ci sono soprattutto gli emergenti indebitati in dollari: Brasile e Turchia in testa.
3)    Ad accentuare la spinta della speculazione contribuisce in maniera determinante la frenata della Cina e la crisi borsistica di Shanghai: gli operatori vendono rame, oro ed altre commodities per coprirsi dal rischio della bolla cinese.
4)    Infine, più importante di tutto, riprende il calo del petrolio: il Brent è di nuovo sotto i 55 dollari a 54,57 dollari, il Wti a 48,,03.  La strategia Opec ha costretto le Big Oil a rinviare investimenti per almeno 200 miliardi di dollari, ma lo shale oil si rivela più robusto del previsto: la produzione regge a 9,4 milioni di barili.

GIOVEDI’ IL PIL USA, PIOGGIA DI TRIMESTRALI

L’appuntamento di Washington è destinato a condizionare i mercati, in almeno tre modi: 1) i riflessi sul dollaro; 2) le pressioni sui Paesi Emergenti, specie quelli già sotto pressione per il calo delle materie prime; 3) l’impatto sui mercati azionari.
Ma ci sono altre ragioni per guardare con attenzione oltre Oceano.
Giovedì verrà reso noto il primi dato preliminare sul pil Usa del secondo trimestre. La previsione è per un aumento del 2,5% (dopo il calo dello 0,2% nei primi tre mesi).
Continua intanto la campagna delle trimestrali: saranno 165 le società del paniere S&P 500 ad annunciare i conti in settimana. Tra queste: Facebook, Twitter, Merck, Pfizer e ConocoPhilips. I conti più attesi oggi sono quelli di Baidu, il colosso Internet cinese.  L’ultima settimana è stata la peggiore da marzo per i listini Usa: S&P -2,2%, Dow Jones -2,9%, Nasdaq -2,4%.

 
LA TROIKA TORNA AD ATENE. MILANO, IN ROSSO, PROMUOVE MONCLER

Oggi entrano nel vivo, dopo il rinvio di venerdì, i negoziati tra i creditori e la Grecia per il finanziamento del terzo pacchetto di aiuti ad Atene per 86 miliardi di euro. L’obiettivo è di arrivare ad un’intesa entro il 20 di agosto, quando scadrà una nuova rata (3,2 miliardi) di debiti verso le istituzioni comunitarie.
 
Nell’attesa i listini del Vecchio Continente, dopo l’euforia per l’intesa tra la Grecia e l’Eurogruppo, hanno vissuto una settimana all’insegna della cautela.
Tra il 20 e il 24 luglio il FTSEMib ha lasciato sul terreno l’1,08% a 23.508 punti. Da inizio 2015 l’indice registra un rialzo del 23,7%.
Tra i titoli peggiori Tenaris, che ha ceduto il 4,1%, in seguito al calo subito dal prezzo del petrolio. Male anche STM -3,9%, penalizzata dalle indicazioni negative di alcune banche d’affari.  In rosso anche Cnh Industrial  -3,89% Saipem  -3,66% Banco Popolare  -3,09%.

Ottava positiva, invece, per Moncler, che ha guadagnato il 5,3%. In rialzo anche Mediobanca +4,84% Buzzi Unicem +4,07% Salvatore Ferragamo +3,48% e Tod’s +2,12%.

BTP, ARRIVANO LE ASTE DI FINE MESE

Stamane il Tesoro annuncerà l’importo delle aste dei titoli a medio-lungo termine di giovedì 30: saranno offerti Btp a 5 e 10 anni e Cct eu. Domani si comincia con l’asta di Btp ei per 1 miliardo. Mercoledì il ministero dell’Economia offrirà 6,5 miliardi di euro in Bot a 6 mesi (durata 182 giorni), contro i 7,7 miliardi in scadenza.

PIAZZA AFFARI, LUXOTTICA APRE LA SETTIMANA DEI CONTI

Oggi l’appuntamento clou in calendario a Piazza Affari è la trimestrale di Luxottica (conference call nel pomeriggio), la società industriale con il maggior valore di mercato del listino italiano.
Sono previsti anche i cda di: Autostrade Meridionali, Cir, Cofide, Fiera Milano e Inwit.
Domani sarà la volta della trimestrale di Saipem. Mercoledì toccherà a Cnh, Enel ed Enel Green Power.
Giovedì toccherà a Fiat Chrysler, Eni e Generali. La settiman si chiuderà con la trimestrale di Intesa San Paolo.

FCA DOVRA’ PAGARE 105 MILIONI ALL’ENTE PER LA SICUREZZA STRADALE

Multa record di 105 milioni di dollari per Fiat Chrysler. A comminarla nel week end, a mercati chiusi, è stata la National Highway Traffic Safety Administration, ovvero l’ente americano che si occupa della sicurezza stradale al termine di una lunga inchiesta in cui Fca è stata ritenuta colpevole per non aver posto rimedio in maniera adeguata e tempestiva a 23 problemi riscontrati su milioni di pezzi di Jeep.
Venerdì Fca aveva provveduto al richiamo di 1,4 milioni di vetture dotate di computer di bordo dopo che un articolo di Wired aveva dimostrato la possibilità di accesso dall’esterno al sistema di connettività.
Prende il via intanto il complesso iter per la scissione di Ferrari da Fca che richiederà, da qui ad inizio 2016, un’assemblea straordinaria (in cui non voteranno i nuovi soci che acquisteranno azioni in sede di Ipo), due newco intermedie e parecchi passaggi infragruppo. I nuovi soci potranno rivendicare diritti di voto doppi dopo tre anni di possesso ininterrotto. Nel frattempo Exor e Piero Ferrari disporranno di una quota di voto superiore al 50%: 35,8% Exor, 14,9% Piero Ferrari.

EXOR VERSO THE ECONOMIST E PARTNER RE

Alla ribalta Exor alla vigilia di un cambiamento epocale del suo portafoglio. La finanziaria di casa Agnelli ha confermato sabato sera di “avere in atto negoziazioni con The Economist Group, i suoi Trustees e Pearson in merito alla possibilità di aumentare il proprio investimento nel gruppo”. Exor, che oggi ha il 5% del settimanale britannico, potrebbe salire fino al 50% con un esborso che potrebbe aggirarsi sui 400 milioni di euro. Le novità azionarie non influiranno sulla gestione visto il meccanismo estremamente complesso della governance del gruppo: ogni decisione deve incontrare il voto positivo dei quattro trustees.
Venerdì intanto il proxy advisor Iss (decisivo per orientare il voto dei fondi di investimento) ha giudicato l’offerta di Exor su Partner Re superiori a quelli di Axis Capital.
Nel caso le due partite andassero in porto la compagnia di riassicurazione delle Bermuda diventerà il primo asset in portafoglio. Salirà intanto, grazie all’aumento della presenza in The Economist, la componente editoria. Novità anche nel portafoglio industria: Exor avrà il 24% (e la leadership nei diritti di voto) in Ferrari, scenderà invece il peso di Fca, orfana del Cavallino Rosso, per un valore paragonabile a quello di Cnh.

BANCHE, NOVITA’ AI VERTICI DI MPS E UNICREDIT

Continuano i lavori nel cantiere del credito. 
1)    Alessandro Profumo ha rassegnato le dimissioni da presidente e membro del consiglio di amministrazione di Banca Monte Paschidal 6 agosto prossimo. Al posto di Profumo la Fondazione Mps insieme con Fintech e Bgt Pactual ha indicato Massimo Tonono, attuale presidente di Borsa Italiana. Ora l’attenzione si sposta sul prossimo cda del 6 agosto dedicato alla semestrale che dovrà confermare i segnali di ripresa dell’istituto.
2)     Unicredit si prepara ad alleggerire la struttura del top management. Federico Ghizzoni assumerà le deleghe su Polonia, Austrai e Centro Est Europa finora assegnate al dg Roberto Nicastro, avviato all’uscita dal gruppo. Restano per ora invariate le deleghe dei due vicedirettori generali, Paolo Fiorentino e Gianni Franco Papa, così come il ruolo del country manager Gabriele Piccini.
3)    Il Banco Popolareha assegnato a Mediobanca e a BofA-Merrill il ruolo di advisor finanziari per la definizione delle future prospettive strategiche e nella conduzione di eventuali operazioni straordinarie.

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