Mano tesa del Senato verso le edicole. Di fronte alla crisi che sta colpendo l’informazione cartacea e le rivendite di giornali in particolare, Palazzo Madama esamina un disegno di legge per il sostegno alle attività di vendita al dettaglio di giornali, riviste e periodici, mediante agevolazioni fiscali e contributive, riduzioni dei tributi locali, nonché misure di semplificazione per lo svolgimento di attività economiche accessorie.
Sos chiusura edicole: il Senato esamina aiuti e agevolazioni
La crisi dell’editoria è anche la crisi dei “giornalai”. In 4 anni, tra il 2019 e il 2023, sono sparite quasi 2.700 edicole in tutto il Paese, di cui 2.327 erano imprese individuali. Una perdita secca superiore al 16% (-18,6% considerando le sole ditte individuali), con tassi di variazione anche a doppia cifra in tante province (elaborazione Unioncamere-InfoCamere sui dati del registro delle imprese). Nel gennaio 2025 il numero delle edicole italiane è sceso a 10.720 (esclusive o prevalenti nella vendita di stampa) segnando un ulteriore calo del 4,6% rispetto all’anno precedente. Questo trend si inserisce in un contesto più ampio : nel decennio 2013-2023 le edicole sono scese da 17.625 a 11.428 perdendo oltre un terzo della rete distributiva (circa 6.200 chiusure).
Sos chiusura edicole: cosa dice il ddl
Da qui nasce il disegno di legge all’esame della commissione Finanze del Senato che appunto prevede una vasta gamma di interventi e sostegni: 1) agevolazioni fiscali e contributive; 2) agevolazioni in materia di addizionale regionale Irpef; 3) agevolazioni in materia di imposte, tributi e canoni locali; 4) possibilità di attività economiche accessorie, come ad esempio la vendita di beni e servizi tramite distributori automatici; 5) agevolazioni per le spese di ampliamento e ammodernamento dell’attività.
Si prevede poi che presso il ministero dell’Economia sia istituito un fondo con una dotazione di 200 milioni a decorrere dal 2026 finalizzato a contrastare la desertificazione delle attività di vendita al dettaglio di giornali, riviste e periodici nei Comuni delle aree interne. Infatti ricerche di settore sottolineano come il 25% dei Comuni italiani non abbia una edicola mentre il 30% conta un solo punto di vendita.
Quanto agli oneri derivanti da questa proposta, stimati a 400 milioni di euro annui a partire dal 2026, si provvede attraverso l’aumento del prelievo erariale unico.