Con l’arrivo e le acquisizioni del gigante mondiale dell’e-commerce, la cinese JD.com, che controlla Ceconomy, primo distributore europeo di tecnologia domestica, e il lancio di una piattaforma europea di tutte le merceologie, nel panorama del commercio dell’intera Europa, compresa quella dell’est, è cominciata una rivoluzione che coinvolge, al massimo livello, le catene e i gruppi della distribuzione ma con tre protagonisti: JD.com, Daniel Kretinsky e l’Unione europea che già ha sanzionato big cinesi del e-trade.
Con una premessa. La presenza dei big cinesi dell’e-commerce in Europa dura da oltre dieci anni, ma oggi sta diventando un problema pesantissimo per due ragioni: prezzi stracciati e una qualità spesso “critica” delle merci, oltre alle valanghe di prodotti cinesi dirottati dagli Stati Uniti verso il mercato europeo..
Chi sono i protagonisti in campo
JD.com, in Cina Jing Dong, fattura oltre 159 miliardi di dollari, è il primo rivale di Alibaba ma, a differenza di questo che opera come marketplace, agisce ovunque con rivenditore diretto. Dopo una grave crisi nel 2022, per pesanti accuse di contraffazione, ora è in ottima salute grazie anche ad una logistica di eccellente efficienza e rapidità.
Daniel Kretinsky è un miliardario ceco, 50enne, che ha acquistato in tutta Europa, tramite EPH-Energetický a Prumyslový Holding, importanti partecipazioni in aziende che spaziano dal commercio al dettaglio ai media, ai servizi postali e alle energie fossili e alternative. Ha un patrimonio netto di circa 10 miliardi di dollari, secondo una stima di Forbes. Nel trade, è proprietario del gruppo francese Casino, del colosso inglese Sainsbury, dell’americana Foot Locker, possiede oltre il 28 per cento del capitale di Fnac Darty che controlla l’italiana Unieuro. Ed ha una partecipazione in Ceconomy.
L’Unione europea, dopo decenni di “passività”, sta introducendo nuove misure e controlli sulle batterie, le auto elettriche, i pannelli solari cinesi e dazi sui piccoli pacchi con controlli più severi sulle piattaforme di e-commerce come Temu, Shein e Aliexpress.
Lo scopo è quello di contrastare le pratiche commerciali ritenute scorrette e proteggere le imprese e i consumatori europei. E proprio mercoledì scorso, 26 novembre, la Commissione Europea ha avviato indagini su Shein e Vinted, per bambole pedopornografiche e armi in vendita.
La scalata cinese all’elettronica europea: un anno di mosse decisive
Vediamo, passo dopo passo, le tappe che hanno segnato l’avanzata di JD.com nel mercato europeo.
Aprile 2025
JD.com, piattaforma di e-commerce di prodotti cinesi, stanzia 27 miliardi di dollari, su pressioni del governo e delle comunità locali, per aiutare gli esportatori cinesi i cui affari in Usa calano per i dazi trumpiani. La decisione viene dopo consultazioni durate mesi per studiare il mercato europeo e quello di altre aree. Il board cinese decide di conquistare per la prima volta catene di negozi fisici per avere il controllo completo dei mercati dove deve smaltire le gigantesche eccedenze di qualsiasi categoria dei connazionali.
Agosto 2025
JD.com acquisisce, per 2,2 miliardi di euro, Ceconomy, proprietario delle catene MediaMarkt (con MediaWorld, numero uno europeo dell’elettronica di consumo) e Saturn e che detiene il 22% di Fnac Darty Unieuro. Per la prima volta JD.com così investe in negozi fisici.
Ottobre 2025
JD.com lancia la sua piattaforma di shopping JoyBuy in tutta Europa. Non solo elettronica di consumo ma anche alimentari, abbigliamento, giochi, e altre categorie. Tutto made in China.
Il miliardario ceco Daniel Křetínsky, che, attraverso la sua società Vesa Equity Investment, è il maggiore azionista di Fnac Darty Unieuro con circa il 28,3% della società, non vende la sua quota a JD.com. D’altronde, ha appena incassato 140 milioni di euro per essersi ritirato dalla joint venture con la tedesca Thyssen-Krupp.
La stampa francese rivela che, in base ad una legge cinese sull’intelligence nazionale, le aziende e i cittadini cinesi devono collaborare con i servizi segreti del Paese e trasmettere informazioni ritenute rilevanti per la sicurezza nazionale.
Bruxelles e i governi europei decidono di allargare le indagini in tema della trasparenza, della tassazione e della sicurezza dei dati ad altri giganti cinesi dell’e-commerce in Europa, oltre a quelli in atto per le auto, le batterie e i pannelli solari.
Il governo francese si dichiara molto preoccupato per le implicazioni non solo finanziarie dell’avanzata europea di JD.com, ma anche perché considera sempre più le industrie culturali come risorse strategiche, alla pari dell’energia, della difesa e di altre tecnologie sensibili. Fnac Darty Unieuro detiene infatti una notevole quantità di dati sulle abitudini culturali e tecnologiche dei consumatori francesi ed europei. JD.com in un accordo riservato garantisce che non aumenterà la partecipazione e quindi non si impadronirà dell’intero capitale Fnac Darty Unieuro.
Novembre 2025
JD.com richiede formalmente al governo francese di riesaminare l’accordo e intende, molto probabilmente, procedere con l’acquisizione totale anche della quota di Kretinsky. Che, al momento, non cede.
Il governo tedesco, nonostante che l’autorità per la concorrenza abbia approvato l’acquisizione di Ceconomy da parte di JD.com, esprime preoccupazione per le modalità con le quali il gigante cinese opera con le sue piattaforme. E si riserva di intervenire.
JD.com avvia un’ondata di assunzioni di category manager per tutte le categorie merceologiche e per punti vendita anche fisici.
Kretinsky dispone di ingenti risorse poiché, a seguito della partecipazione nel capitale del gigante francese TotalEnergie, riceve 5,1 miliardi di euro in azioni, avendo conferito nella JV le circa sue 20 società europee di energia elettrica.
Fine dell’opa di JD.Com che finalizza la prima fase del 71% del capitale di Ceconomy. Convergenta, il fondo d’investimento della famiglia Kellerhaus e in passato maggiore azionista di Ceconomy, mantiene il 25,3% del capitale Ceconomy. La governance della società sarà quindi garantita congiuntamente da Convergenta e JD.com, che insieme detengono il 70,9% del capitale.