Una notte che conta, dentro e fuori dal campo. Italia-Israele vale tanto e i motivi vanno ben oltre il calcio, anche se i recenti sviluppi sul piano di pace hanno certamente stemperato la tensione. L’allerta resta comunque altissima (ne parliamo tra poco), ma gli azzurri di Gattuso potranno concentrarsi sulla partita con meno imbarazzo, tanto più che la posta in palio è di quelle importanti. C’è in gioco il pass per i playoff, ultima possibilità per evitare il terzo Mondiale di fila da spettatori, dunque è bene concentrarsi e lasciare fuori ogni discorso extra campo, o quantomeno provarci.
Italia – Israele (ore 20.45, Rai Uno)
A Udine si gioca molto più di una partita e non solo per le questioni politiche, visto che contro Israele c’è in palio il pass per i playoff. Vincere, infatti, significherebbe secondo posto aritmetico, trasformando le gare di novembre con Moldova e Norvegia in semplici “amichevoli”. Anche un pari basterebbe a tenere tutto in mano (servirebbe poi un punto nelle ultime due), mentre una sconfitta riaprirebbe pericolosamente i giochi, costringendo gli azzurri a raccogliere almeno quattro punti.
Oggi la semifinale (gara secca in casa il 26 marzo) opporrebbe l’Italia a una tra Galles, Romania, Irlanda del Nord o Moldova, con eventuale finale il 31 marzo in sede da sorteggiare, ma gli scenari possono ancora cambiare (nel novero delle avversarie, per esempio, potrebbe entrare anche quella Svezia che non evoca affatto bei ricordi). Certo, c’è anche la possibilità che la Norvegia non batta l’Estonia (13 novembre) e rimetta in discussione il primo posto, ma francamente è meglio non farci troppo affidamento e concentrarci su ciò che dipende da noi.
Israele visto con la Norvegia è poca roba, ma il Ct, ancora scottato dalla sfida al cardiopalma di settembre, lo ritiene comunque più ostico dell’Estonia. Ecco perché abbandonerà il 4-2-4 di Tallin per un 3-5-2 più equilibrato, con Donnarumma in porta, Di Lorenzo, Mancini (Bastoni è squalificato) e Calafiori in difesa, Cambiaso, Tonali, Cristante, Barella e Dimarco a centrocampo, Retegui e Raspadori in attacco, con Pio Esposito pronto a subentrare dalla panchina. Niente da fare per Kean, tornato a Firenze a curare la caviglia malconcia (nessuna lesione, ma presenza a rischio anche per Milan-Fiorentina di domenica). Fuori dal campo, nel frattempo, Udine vive ore di grande tensione.
L’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive ha classificato l’evento a massimo rischio, nonostante la recente tregua in Medio Oriente. La Prefettura teme possibili disordini legati alla manifestazione pro-Palestina prevista nel pomeriggio, che potrebbe richiamare fino a 10mila persone. All’interno del Bluenergy Stadium scatterà un piano di sicurezza imponente: controlli antiterrorismo, unità cinofile, artificieri e droni di sorveglianza. All’esterno, divieto di vendita e consumo di bevande in vetro, ceramica o lattina per tutta la giornata.
Gattuso: “Non siamo ancora ai playoff. Gaza? Bello vedere gente che torna nella propria terra”
“Noi ci vogliamo arrivare ai playoff, ancora non ci siamo – il monito di Gattuso -. Pensiamo alla gara e a quello che dobbiamo fare, avere coraggio e rispettarli, così come abbiamo fatto un mese fa. Qualcosina abbiamo sbagliato e sappiamo che non possiamo commettere gli errori di allora. I complimenti di Spalletti? Luciano è un uomo vero, non dice mai cose che non pensa. La Nazionale per me è un sogno che avevo sin da bambino, la vivo così, mi sento a mio agio. Ho indossato questa maglia per 11 anni e tante cose mi vengono facili perché mi sento a casa. Pio Esposito? È un ragazzo semplice di poche parole, che pedala molto forte, corre come un centrocampista. 70-75 minuti non li ha mai fatti, vediamo, ma non c’è il rischio che si monti la testa. Gaza? Siamo felici che ci sia stata una tregua, vedere la gente che torna nella propria terra è emozionante. Ora c’è la partita, fuori c’è gente che ci criticherà, ma anche 10-11 mila spettatori sugli spalti che toccherà a noi trascinare”.