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Istat, nuovo crollo delle nascite: meno di 400mila nati nel 2022. Italia sempre più vecchia

Non è certo una novità, ma la velocità con cui calano le nascite continua ad accelerare. Il risultato è che l’Italia sta diventando un Paese sempre più vecchio

Istat, nuovo crollo delle nascite: meno di 400mila nati nel 2022. Italia sempre più vecchia

In Italia nascono sempre meno bambini. Non è certo una novità, ma la velocità con cui calano le nascite continua ad accelerare. Nel 2022, secondo gli indicatori demografici dell’Istat, i nati sono scesi per la prima volta dall’unità d’Italia, sotto la soglia delle 400mila unità, a 393mila. Dal 2008, ultimo anno in cui si registrò un aumento delle nascite, il calo è di circa 184mila nati, di cui circa 27mila concentrati dal 2019 in avanti.

Il risultato è che l’Italia sta diventando un Paese sempre più vecchio: 1 italiano su 4 ha almeno 65 anni e l’età media della popolazione è salita in tre anni da 45,7 a 46,4 anni. Gli over 65, che nell’insieme raccoglie 14 milioni 177mila individui a inizio 2023, costituisce il 24,1% della popolazione totale contro il 23,8% dell’anno precedente. Mentre calano sempre di più gli individui in età attiva: i 15-64enni scendono da 37 milioni 489mila (63,5%) a 37 milioni 339mila (63,4%), mentre i ragazzi fino a 14 anni di età scendono da 7 milioni 490mila (12,7%) a 7 milioni 334mila.

Un quadro sempre più preoccupante che sembra dare ragione al tweet dell’anno scorso di Elon Musk: “Se il trend continua così, in Italia non ci sarà più nessuno. Il Bel Paese sta andando verso l’estinzione e nemmeno gli immigrati riescono a compensare il calo demografico”.

Crollo delle nascite: le cause

Tra le cause, secondo l’Istituto di statistica, c’è solo in parte la rinuncia ad avere figli da parte delle coppie ma pesano il calo dimensionale e il progressivo invecchiamento della popolazione femminile nelle età convenzionalmente considerate riproduttive (dai 15 ai 49 anni).

A livello territoriale, la diminuzione del numero medio di figli per donna riguarda sia il Nord sia il Centro Italia; nel Mezzogiorno, invece, si registra un lieve aumento (con il numero medio di figli per donna che si attesta a 1,26). La regione con la fecondità più alta è il Trentino-Alto Adige (con un valore pari a 1,51 figli per donna), seguito da Sicilia e Campania. Prosegue, dall’altro lato, anche il processo di invecchiamento della popolazione, nonostante l’elevato numero di decessi in questi ultimi tre anni, portando l’età media della popolazione da 45,7 anni a 46,4 anni. In 20 anni sono triplicati gli ultracentenari.

Il saldo migratorio non basta a compensare il calo demografico

La popolazione residente in Italia al 1° gennaio 2023, “alla luce dei primi risultati provvisori, è di 58 milioni e 851mila unità, 179mila in meno sull’anno precedente, per una riduzione pari al 3%”. Il saldo migratorio netto sale da +88mila nel 2020 e +160mila nel 2021 a +229mila nel 2022 (con 361mila iscrizioni dall’estero e 132mila cancellazioni per l’estero). Il saldo migratorio non compensa l’effetto negativo del pesante bilancio della dinamica naturale. La popolazione di cittadinanza straniera al 1° gennaio 2023 è di 5 milioni e 50mila unità, in aumento di 20mila individui (+3,9%) sull’anno precedente. L’incidenza degli stranieri residenti sulla popolazione totale è dell’8,6%, in leggero aumento rispetto al 2022 (8,5%).

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