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Israele, Netanyahu irriducibile: “Con me nessun Stato di Palestina e Gaza va smilitarizzata”

Incalzato dalla estrema destra israeliana, il premier chiude a Biden sui due Stati – Delusione anche a Londra e a Parigi

Israele, Netanyahu irriducibile: “Con me nessun Stato di Palestina e Gaza va smilitarizzata”

Benjamin Netanyahu non cambia idea, tira dritto per la sua strada, e conferma la posizione contraria alla proposta di pace che prevede la creazione di uno stato palestinese: “Come premier di Israele sostengo questa posizione con determinazione anche di fronte a pressioni enormi internazionali e interne. È stata questa mia ostinazione a impedire per anni uno Stato palestinese che avrebbe costituito un pericolo esistenziale per Israele. Finché sarò primo ministro, questa sarà la mia posizione“.

Rigettata così la proposta di pace proposta da Biden, “Ho chiarito al presidente Biden la determinazione di Israele a conseguire tutti gli obiettivi della guerra e a garantire che Gaza non rappresenti più una minaccia per Israele”.

“Gaza va smilitarizzata”

Benjamin Netanyahu ha ribadito che la guerra andrà avanti poiché avanti solo la “pressione militare” e “la vittoria totale garantirà l’eliminazione di Hamas e il ritorno dei nostri ostaggi”.

Ma le parole del premier cancellano ogni prospettiva dei due stati quando parla del futuro della Striscia di Gaza spiegando che questa andrà “smilitarizzata e mantenuta sotto il nostro controllo” evocando anche il controllo di Israele in tutto il territorio “a Ovest del Giordano”.

“Dopo aver eliminato Hamas, a Gaza non ci sarà nessuno che finanzi o educhi al terrorismo o invii terroristi. La Striscia deve essere smilitarizzata e restare sotto pieno controllo di sicurezza israeliano. Ho detto al presidente Joe Biden che il controllo della sicurezza a ovest del Giordano deve restare a Israele”.

Parole che preoccupano l’amministrazione americane e gli europei che vedono allontanarsi sempre di più la possibilità di nascita di uno stato di Palestina.

Il piano americano

Il premier israeliano emette dichiarazioni mentre Stati Uniti, Egitto e Qatar stanno cercando di negoziare un accordo. Il piano americano di pace propone un percorso di 90 giorni suddiviso in tre fasi. La prima parte prevede l’avvio di un cessate il fuoco, seguito dal rilascio graduale di tutti gli ostaggi (inizialmente civili e successivamente militari) e un progressivo ritiro delle forze israeliane dalla Striscia di Gaza. In cambio, si propone il rilascio di centinaia di detenuti palestinesi in Israele.

Il piano di Biden mira a un “grande accordo” per il Medio Oriente, che includa anche la normalizzazione dei rapporti tra Israele e Arabia Saudita. Questo sarebbe condizionato a un percorso irreversibile per uno stato palestinese e a un ruolo dell’autorità palestinese a Gaza nel periodo successivo a Hamas.

A Tel Aviv monta la protesta contro il premier

Il governo Netanyahu internamente però vacilla. Montano nel paese le manifestazioni contro il premier. I primi a protestare sono i familiari degli ostaggi preoccupati dalle scelte del primo ministro che non coincidono con la voglia di liberare i prigionieri ancora in mano di Hamas. L’obiettivo di eliminare Hamas, difatti, entra in conflitto, con la liberazione dei circa cento prigionieri detenuti.

Ieri, i familiari degli ostaggi israeliani hanno installato delle tende di fronte alla residenza del premier Netanyahu a Gerusalemme. “Siamo rimasti scioccati nel sentire che il primo ministro ha deciso di sacrificare i nostri familiari lasciandoli al loro terribile destino nelle fauci dei mostri di Hamas. Se avete deciso di sacrificare gli ostaggi ditelo onestamente. Chi li ha abbandonati ora ce li restituisca”.

Acque agitate anche sul fronte politico. Il partito laburista israeliano, con 4 seggi su 120 alla Knesset, presenterà oggi una mozione di sfiducia contro il governo a causa “del suo fallimento nel riportare a casa gli ostaggi” trattenuti da Hamas a Gaza. I laburisti ritengono che il governo non stia prendendo “le decisioni necessarie per salvare e rimpatriare gli ostaggi”. Sebbene si attendano il sostegno dei partiti di opposizione, le probabilità di successo della mozione sono considerate scarse.

I morti a Gaza sono 25 mila

A Gaza, intanto, i morti aumentano. Le vittime sono oltre 25 mila, secondo dati del ministero della Sanità di Gaza, e almeno 16 mila di questi, per l’Onu, sono donne e minori. Un bilancio che mina il sostegno politico e internazionale per Israele. Per il segretario generale dell’Onu Guterres, “le operazioni militari di Israele hanno diffuso distruzioni di massa e ucciso civili su una scala senza precedenti durante il mio mandato come segretario generale”.

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