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Irap: l’aliquota 2014 scende al 3,7%, ma con effetti solo nel 2015

Scatteranno, invece, già da maggio di quest’anno, come più volte preannunciato dal capo del Governo, Matteo Renzi, le maggiori detrazioni per i redditi di lavoro dipendente. Che saranno finanziate per la maggior parte dalla riduzione delle spese operata con un decreto legge di “spending review”

Irap: l’aliquota 2014 scende al 3,7%, ma con effetti solo nel 2015

L’aliquota Irap ordinaria scenderà dal 3,9 al 3,7% per l’anno 2014. Ma i benefici di questa riduzione si potranno conseguire solo al momento del versamento del saldo dell’imposta, cioè nel 2015. Conseguentemente, anche l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, dal 20 al 26%, potrà essere rinviato al 1° gennaio dell’anno prossimo. 

Scatteranno, invece, già da maggio di quest’anno, come più volte preannunciato dal capo del Governo, Matteo Renzi, le maggiori detrazioni per i redditi di lavoro dipendente. Che saranno finanziate per la maggior parte dalla riduzione delle spese operata con un decreto legge di “spending review” e per la quota restante utilizzando parte dei minori costi di remunerazione dei portatori di titoli di Stato, derivante dalla discesa dei tassi di interesse.

Questo appare, al momento, lo scenario su cui stanno lavorando al ministero dell’Economia e delle finanze, per gli ultimi ritocchi al Documento di economia e finanza (Def) e ai documenti connessi, che saranno portati all’approvazione del Governo nella prossima riunione del Consiglio dei ministri di martedì 8 aprile. Il Def dovrà essere trasmesso alla Commissione europea entro giovedì.

Per i provvedimenti normativi collegati, cioè per il decreto legge sui tagli alla spesa pubblica e per quello con l’aumento delle detrazioni per i lavoratori dipendenti, invece, i tempi potrebbero allungarsi di una settimana.

Insieme con il Def, alla Commissione europea sarà inviato il Programma nazionale di riforma (Pnr),  che indicherà gli interventi da adottare per il raggiungimento degli obiettivi nazionali di crescita, produttività, occupazione e, in particolare, lo stato di avanzamento delle riforme avviate, i tempi previsti per la loro attuazione e i prevedibili loro effetti in termini di crescita dell’economia, di rafforzamento della competitività del sistema economico e di aumento dell’occupazione.

Questo Pnr è il documento sul quale Renzi punta di più, per mostrare le condizioni dell’economia italiana in modo dinamico e inglobarvi, in qualche modo, gli effetti delle riforme avviate e che intende avviare. Il quadro economico che ne scaturisce è, naturalmente, migliore di quello attuale nonché di quello programmatico risultante dalle misure normative già “scontate” nella nostra legislazione. L’effetto positivo dei futuri programmi riformatori dovrebbe “ammorbidire”, nelle speranze del premier, la posizione dell’Europa in sede di valutazione del Def, dei nostri equilibri di bilancio nonché del finanziamento dei provvedimenti di sgravio fiscale che il Governo si accinge a varare.

I numero fondamentali del Def dovrebbero ruotare intorno a un tasso di crescita del Pil nel 2014 dello 0,8% (pur a fronte di stime dello 0,6%, prevalenti in questo momento) e a un rapporto deficit/Pil per quest’anno del 2,6 per cento. L’obiettivo di disavanzo rimarrebbe, quindi, almeno formalmente invariato e non si punterebbe ad aumentarlo per ricavarne risorse da destinare ai provvedimenti preannunciati.

Per finanziare i 6,6 miliardi di sgravi fiscali per i lavoratori dipendenti, i famosi 80 euro al mese da maggio in avanti per coloro che guadagnano fino a 1.500 euro netti al mese, si utilizzerebbero 4,5-5 miliardi di “tagli” alle spese da conseguire già nel 2014 con l’imminente decreto legge; la restante parte, pari a 1,5-2 miliardi, sarebbe coperta con i minori esborsi conseguenti al calo dello “spread” e, quindi, degli interessi sul debito pubblico, calcolati complessivamente in 2,5-3 miliardi. Rimarrebbe a disposizione almeno un miliardi di euro ancora, dal calo degli interessi, da utilizzare come “riserva” o per altre evenienze. Ma la vera sfida, per tenere il disavanzo entro il 2,6%, sarà realizzare effettivamente i programmati tagli delle spese, nelle misure desiderate e negli otto mesi rimanente dell’anno.

Per quanto riguarda la riduzione dell’Irap, preannunciata da Renzi, sembra ormai scontato che sarà eseguita normativamente verso fine anno, al momento del varo della legge di stabilità. Pur operando già da quest’anno (Renzi l’aveva annunciata a partire dal 1° luglio), produrrà effetti solo al momento del saldo dell’imposta, quindi nel 2015. La riduzione, che a regime dovrebbe essere del 10% secondo quanto detto dal capo del Governo, si applicherà genericamente a tutta l’imposta, non soltanto alla componente costo del lavoro. Operata per metà nel 2014, equivarrà a una diminuzione dell’aliquota ordinaria dal 3,9 al 3,7%, che scenderà ulteriormente al 3,5% nel 2015.

Per finanziare questa riduzione di prelievo Irap, Renzi aveva annunciato l’aumento dal 20 al 26% dell’aliquota di tassazione delle rendite finanziarie, che sarebbe decorso dal 1° luglio, contestualmente alla riduzione dell’aliquota Irap. Ma a questo punto la contestualità non sarebbe più necessaria dal punto di vista della contabilità pubblica e, quindi, potrebbe essere rinviata al 2015.

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