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Iran attacca Israele, lanciati centinaia di missili e droni: grave una bimba. Biden frena Netanyahu: “Non reagire”. Meloni convoca il G7

L’Iran attacca Israele, Biden chiama Netanyahu: ecco quali sono i timori Usa. Teheran: “Se non commettono altri errori, la questione è chiusa”. Al confine tra Israele e Libano 1.100 militari italiani

Iran attacca Israele, lanciati centinaia di missili e droni: grave una bimba. Biden frena Netanyahu: “Non reagire”. Meloni convoca il G7

Droni e missili dall’Iran su Israele. È dunque arrivata, nella notte, la vendetta promessa da Teheran per l’attacco del 1° aprile al consolato iraniano a Damasco: vi morirono almeno 16 persone tra cui due comandanti dei Guardiani della Rivoluzione. Oltre 200 tra droni e missili da crociera, quasi tutti intercettati dai sistemi di difesa, sono stati lanciati su obiettivi militari israeliani dalla Repubblica Islamica e dai suoi alleati regionali: gli Houthi yemeniti, le milizie sciite irachene e Hezbollah. Il “Partito di Dio” libanese ha continuato a scagliare razzi Katiuscia sulle alture del Golan fino alle prime luci dell’alba, quando in Israele era già giunto, alle quattro del mattino locali, l’invito delle autorità a lasciare i rifugi.

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva assicurato di essere preparato a reagire e ha avuto una conversazione telefonica notturna con il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che ha allertato il G7. Tel Aviv afferma di aver abbattuto il 99% dei droni e dei missili, un successo garantito dal sostegno della contraerea di Usa, Gran Bretagna e Giordania. Quell’1% avrebbe colpito una base aerea nel deserto del Negev, causando danni infrastrutturali definiti “molto piccoli” da Israele e “pesanti” dall’Iran. Una bambina beduina sarebbe rimasta ferita gravemente da una scheggia durante l’attacco. In tutto il Paese i residenti che hanno fatto ricorso a cure mediche sono una trentina, soprattutto contusi nella fuga verso i ripari. 

Iran: “Questione chiusa ma Israele non faccia altri errori”

“La questione può dirsi chiusa” a meno che, dopo il bombardamento del consolato dell’Iran nella capitale siriana Damasco, Israele “non commetta un altro errore”: così la rappresentanza di Teheran presso le Nazioni Unite a New York sul lancio di droni e missili della notte. Il messaggio è stato diffuso anche sui social network. “Condotta sulla base dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite relativo alla legittima difesa, l’azione militare dell’Iran è stata una risposta all’aggressione del regime sionista contro le nostre sedi diplomatiche a Damasco” si legge nel testo. “La questione può dirsi conclusa; tuttavia, se il regime israeliano dovesse commettere un altro errore, la risposta dell’Iran sarebbe notevolmente più severa”.
La rappresentanza di Teheran all’Onu ha aggiunto: “È un conflitto tra l’Iran e il regime canaglia israeliano, dal quale gli Stati Uniti devono stare lontani”.

E ancora: l’Iran “non cerca un’escalation o un conflitto nella regione” ma “se il regime israeliano dovesse commettere nuovamente un’aggressione militare, la risposta dell’Iran sarà sicuramente e decisamente più forte e più risoluta”. Lo ha scritto in una lettera al Consiglio di sicurezza dell’Onu il rappresentante permanente di Teheran presso le Nazioni Unite, Amir-Saeid Iravani, dopo l’attacco della notte scorsa “contro obiettivi militari israeliani” in risposta a quello delle Forze armate di Israele a Damasco.

Iran attacca Israele, il ruolo degli Stati Uniti

Biden ha rivendicato di aver contribuito a neutralizzare “quasi tutti” i mezzi offensivi iraniani e sentirà gli alleati del G7, quest’anno presieduto dall’Italia, per concordare una “risposta diplomatica unitaria” all’aggressione di Teheran, che è stata condannata dalle cancellerie occidentali e dal segretario Generale dell’Onu, Antonio Guterres. Alle 22 italiane sarà convocato, su richiesta di Israele, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu. La Russia, che aveva mostrato sostegno all’Iran dopo l’attacco al consolato in Siria, si è espressa solo attraverso il suo vice rappresentante al Palazzo di Vetro, che ha paventato una “nuova acuta crisi”.
La Cina ha espresso “profonda preoccupazione” e ha invitato le parti alla “calma”. L’Arabia Saudita e l’Egitto, che ha messo il suo esercito in stato di allerta, hanno chiesto ai contendenti la “massima moderazione”.

Netanyahu e le preoccupazioni Usa

I media israeliani hanno lasciato trapelare la promessa di Netanyahu di una reazione “significativa”, o addirittura “senza precedenti”, all’iniziativa iraniana. Washington è subito intervenuta per correggere il tiro. Secondo i media israeliani, Biden, nella sua telefonata con il primo ministro di Tel Aviv, gli avrebbe chiesto di non reagire. Le testate americane danno poi voce ad alti funzionari che esprimono preoccupazione per la condotta militare “frenetica” dell’alleato e temono che Israele replichi in modo frettoloso e sproporzionato. Qualcosa nel frattempo si muove e altri ben informati riferiscono al New York Times che Israele coordinerà la sua reazione con gli alleati. 

La rappresentanza iraniana alle Nazioni Unite, intanto, ha affermato di aver agito in base al principio di autodifesa dopo quello che ha ritenuto un attacco al suo territorio. E se Teheran non avesse risposto al colpo di Damasco le pressioni interne alla Repubblica Islamica sarebbero salite in modo pericoloso. Nelle prossime ore si riunirà il gabinetto di guerra israeliano per valutare le prossime mosse. Biden, che nelle dichiarazioni ufficiali ha ribadito il sostegno “ferreo” alla difesa di Israele, in privato, secondo la Nbc, si sarebbe detto preoccupato: il timore? Che Netanyahu stia cercando di trascinare gli Stati Uniti in un conflitto più ampio e profondo. La Casa Bianca ritiene che gli israeliani non stiano cercando uno scontro diretto con l’Iran, alla luce delle risorse impiegate nella guerra a Gaza, ma non ne ha la certezza. Washington aveva ritenuto troppo azzardato l’attacco al consolato iraniano, giudicandolo dannoso per la trattativa sulla liberazione degli ostaggi prigionieri di Hamas. “Non penso che avessero una strategia”, ha confidato all’Nbc un alto funzionario dell’amministrazione statunitense, “gli israeliani non sempre prendono le migliori decisioni strategiche”. 

Meloni convoca il G7

La Presidenza italiana del G7 ha convocato per il primo pomeriggio di oggi una videoconferenza a livello leader, per discutere dell’attacco iraniano contro Israele. Lo si apprende da fonti di Palazzo Chigi

Tajani: “Spirale pericolosa, l’Iran si fermi”

“La ritorsione partita ieri notte potrebbe mettere in moto una spirale pericolosissima: le prossime ore saranno cruciali”. Lo afferma in un’intervista al Corriere della Sera il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che, da ieri sera in costante contatto con la premier Meloni, il ministro Crosetto e il sottosegretario Mantovano, venerdì pomeriggio aveva avuto un lungo colloquio telefonico con il collega iraniano Hossein Amir-Abdollahian.

“Auspico che l’Iran si fermi ma è troppo presto per dirlo, bisognerà capire per quanto tempo si protrarranno gli attacchi, quali danni provocheranno, quanto saranno stati condotti in profondità e su quali obiettivi. È chiaro che ora le dinamiche della regione subiscono una impennata, una accelerazione che potrebbe essere pericolosissima”, aggiunge Tajani, secondo cui il sequestro di una nave mercantile ieri a Hormuz “era un primo segnale di escalation, della volontà di dimostrare che hanno capacità militari e volontà di fare sfoggio del loro potere”.

Tra Libano e Israele 1.100 militari italiani

Quanto all’Italia, “come prima cosa mobiliteremo i Paesi del G7 di cui abbiamo la presidenza di turno. Non possiamo rinunciare all’azione politica che deve viaggiare in parallelo con la valutazione della intensità dell’azione militare iraniana e dei danni prodotti. Il primo obiettivo è gettare acqua sul fuoco. Il pensiero va in primo luogo alla Striscia di Gaza ma anche al Libano dove abbiamo 1.100 militari, al confine fra Israele e aree in cui è presente Hezbollah: agiamo in ogni modo per la loro sicurezza e dall’Iran abbiamo ricevuto garanzie che non ci saranno ripercussioni. Non vogliamo una spirale che la politica potrebbe non riuscire più a controllare”. 

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