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Intesa studia Generali ma l’Opa ancora non c’è

Attesa per la conference call dell’ad Carlo Messina sul bilancio di Intesa, che continua a valutare possibili integrazioni con Generali, ma il lancio dell’Opa sul Leone non è dietro l’angolo – Unicredit ai blocchi di partenza per l’aumento di capitale – Arriva il nuovo piano di Telecom Italia: oggi il cda

Intesa studia Generali ma l’Opa ancora non c’è

“Confermo che il governo guarda con molta attenzione all’attività di istituti così importanti, guardando sia alla italianità sia alla capacità di questi istituti di avere una attività internazionale profittevole”, ha detto ieri il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan a proposito di un’integrazione tra Intesa (-0,9%) e Generali (+1,7%dopo un massimo a +5%), “due cose assolutamente non in contrasto”.

Poche ore dopo una nota di Intesa ha smentito che oggi il Cda della banca possa lanciare un’Opa sulla compagnia, già anticipata (17 euro) dal Sole 24 Ore. Solo un rinvio? Una marcia indietro? O l’anticamera di un altro progetto destinato a coinvolgere altri soggetti, vedi la tedesca Munich Re che parla di grandi acquisizioni in programma? E che risposta sta preparando Mediobanca (+1,5%)? Il giallo, comunque vada, oggi vivrà oggi un seguito, forse decisivo, nel Cda della banca guidata da Carlo Messina.

Difficile, peraltro, immaginare una sceneggiatura più “dark” per la crisi della finanza di casa nostra, più ricca di dossier aperti (Mps e banche venete, ma non solo) che di soluzioni. A completare il quadro una situazione politica e della finanza pubblica ad alto rischio, l’ideale per un’imboscata sui nostri titoli. La svolta, si spera, potrebbe arrivare già lunedì con l’avvio del mega-aumento di Unicredit, l’operazione meglio preparata da un sistema spesso confuso.

Prima l’Australia, poi di nuovo il Messico e l’Iran. Non si ferma la crociata antiglobal di Donald Trump. Ma anche l’ennesima mossa a sorpresa: il presidente Usa ha diffidato ieri sera Israele dall’aumentare gli insediamenti nei territori occupati: Meteo Borsa fatica a seguire le mosse del neo presidente.

RIAPRONO (IN RIBASSO) LE BORSE CINESI, DOLLARO AI MINIMI DA NOVEMBRE

Continua la discesa del dollaro, stamane ai minimi da mesi e mezzo in Asia: lo yen a 112,2 in settimana ha guadagnato il 2,2%. Il cross euro dollaro si porta sui massimi dal 15 novembre a 1,081, da 1,077 di ieri. Mercati orientali cauti in attesa del dato sul mercato del lavoro Usa che uscirà nel pomeriggio: prevista la creazione di 180.000 nuovi posti, il tasso di disoccupazione dovrebbe restare attorno al 4,7%.

Hanno riaperto i battenti, dopo la lunga vacanza del Capodanno lunare, i listini cinesi. La novità è stata l’aumento, a sorpresa dei tassi a breve per la prima volta dal luglio 2011: scendono Shanghai (-0,4%) e Shenzhen (-0,3%). Giù anche Hong Kong (-0,7%) e l’Australia (-0,2%).

Wall Street senza bussola cerca di orientarsi tra le mosse del presidente. Quasi invariato il Dow Jones (-0,03%), Nasdaq -0,11%. L’indice S&P 500 avanza dello 0,06%.

IN ARRIVO L’IPO DI SNAPCHAT (25 MILIARDI)

Scende nel dopo Borsa Amazon (-3,74%). I conti segnalano un aumento degli utili superiore al previsto (1,54 dollari per azione contro 1,35 previsti) ma il fatturato del gigante dell’e-commerce è stato inferiore alle stime (43,7 miliardi nel trimestre contro 44,68).

Facebook dopo aver toccato il massimo storico a 133,5 dollari inverte la rotta e chiude a -2,39%. I dati del trimestre presentati ieri sera sono sopra le stime, ma la società ha perso una causa con uno dei promotori di Oculus e dovrà sborsare 500 milioni di euro.

Si avvicina una delle Ipo più attese, quella di Snap, la casa madre di Snapchat, il social network fondato da Evan Siegel (26 ann) che nel 2016 è riuscito a superare Twitter in termini di utenti attivi giornalieri. Snapchat consente di inviare foto e filmati che vengono cancellati automaticamente dopo la visione. Il collocamento è previsto sui 3 miliardi, la capitalizzazione iniziale di almeno 25 miliardi. L’offerta è guidata da Goldman Sachs e Morgan Stanley.

TONFO DI RALPH LAUREN, MACY’S È IN VENDITA

Macy’s, campione del commercio tradizionale, sale del 5%. Il New York Times scrive che la società delle vendite al dettaglio si è messa in vendita.

Tracolla Ralph Lauren (-12,32%) sulla notizia del licenziamento del presidente e amministratore delegato Stefan Larsson. La società ha annunciato una drastica ristrutturazione delle attività, con costi straordinari di circa 400 milioni di dollari. Larsson è stato allontanato dal padrone, Ralph Lauren.

In rialzo stamane il petrolio: Brent a 56,88 dollari il barile, Wti a 53,82. A Piazza Affari poco mossa Eni (-0,21%). Gli analisti di Equita hanno alzato il target price a 16,50 euro dai 15,50 euro precedenti con un giudizio Buy. Nuovo tonfo di Saipem (-2,75%). Tenaris +0,56%: Equita Sim ha alzato il target price dell’azione a 15 euro da 12 euro, confermando a hold la raccomandazione.

SALE MILANO MA SUL DEBITO PESA IL RISCHIO POLITICO

In Europa si riparte stamattina con gli indicatori sul rischio politico in stato di allerta. Il differenziale tra il Bund ed il decennale francese è salito negli ultimi giorni sui massimi degli ultimi due anni. Ed anche quello tra il Bono spagnolo ed il Btp è su livelli preoccupanti, è all’incirca sui valori ai quali di trovata nel momento più critico della crisi del debito.

Chiusura positiva per la Borsa di Milano. L’indice Ftse Mib ha chiuso la giornata in rialzo dello 0,8% a 18.889 punti. Positive le altre Borse europee: Parigi +0,2%, Madrid +0,9%. La Banca centrale inglese ha lasciato invariati i tassi ma si aspetta che la Gran Bretagna nei prossimi anni cresca più velocemente di quanto inizialmente previsto.

Rallenta solo Francoforte (-0,1%) condizionata dal tonfo di Deutsche Bank (-5,21%). L’istituto ha chiuso il 2016 con una perdita di 1,4 miliardi di euro contro il rosso di 6,8 miliardi del 2015.

Le misure di lotta all’evasione che fanno parte del pacchetto di interventi promessi a Bruxelles per correggere il deficit strutturale del 2017 potranno arrivare anche prima del Def di aprile. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in Senato.

La forbice di rendimento Btp/Bund sul tratto a dieci anni ha chiuso a 181 punti base dopo essersi brevemente sgonfiato fino in area 178, livello da confrontare con i 185centesimi della chiusura di ieri e con i 190 di lunedì (record da novembre).

Il rendimento del Btp decennale è sceso al 2,21% dal 2,29% di ieri.

LA ROSSA E I TIR SPINGONO PIAZZA AFFARI

Non sono mancate le note positive nel listino italiano. Il balzo dei Tir e delle macchine agricole di Cnh Industrial (+5,4%, Banca Imi ha alzato il prezzo obiettivo da 7,1 a 9 euro raccomandazione hold) ha fatto eco a Ferrari (+3,7% nel giorno dei conti la pole position in Piazza Affari). Ma l’attenzione dei mercati è stata tutta per la Rossa che non ha tradito le attese degli analisti: ricavi a 836 milioni (+12% sullo stesso periodo del 2015), sopra il consensus di 812,9 milioni di euro. L’Ebitda è salito a 251 milioni di euro (+38%), contro una previsione di 224,1 milioni. L’utile netto per azione è più che raddoppiato a 59 centesimi. Ai soci andrà un dividendo di 0,635 euro, la previsione era di una cedola di 0,55 euro. Al 31 dicembre i debito industriale netto era salito a 653 milioni, da 585 milioni di fine settembre. Sergio Marchionne ha anticipato che la Ferrari entrerà nel settore delle macchine ibride (ad un tasso maggiorato) ma ha ribadito che non ci sarà un Suv del Cavallino Rampante. E’ possibile, ha aggiunto l’ad, l’acquisto di una quota della Formula Uno.

Fiat Chrysler ha segnato un modesto +0,2%. Exor +1,7%.

STM IN RALLY, SI IMPENNA POSTE ITALIANE

È proseguito il rally di Stmicroelectronics (+5%) innescata dai dati delle vendite dell’iPhone7 di Apple che monta una componente realizzata dal gruppo di seminconduttori italo-francese.

Strappo improvviso ed inatteso nel pomeriggio per Poste Italiane (+3,68% a 6,06 euro). Negli ultimi giorni si è parlato di Poste in relazione alla prossima vendita della quota residua del 30% posseduta dal Tesoro. Tre giorni fa Fabrizio Pagani, un alto dirigente del Tesoro, ha affermato che la quota del 30% sarà messa sul mercato, se le condizioni lo permetteranno, già intorno a giugno. Poste italiane è arrivata in Borsa a 6,75 euro nel 2015. Il 35,5% della società è nelle mani della Cassa Depositi e Prestiti. Da inizio anno il titolo è sceso del 4% e nel corso del 2016 ha perso l’11%.

UNICREDIT, CARIVERONA PARTECIPERÀ ALL’AUMENTO

Tutto è pronto per l’aumento di capitale di 13 miliardi di Unicredit in partenza lunedì per concludersi entro il 10 marzo. Il titolo ha chiuso ieri con un ribasso dell’1,6% dopo una giornata segnata dalle oscillazioni. L’operazione, come è noto, prevede un prezzo di 8,09 euro per ogni azione, pari ad uno sconto sul Terp del 38% (Terp = prezzo teorico ex diritto sulla base del prezzo ufficiale di ieri).

La buona riuscita dell’aumento è garantita da un pool di 30 banche. Fondazione Cariverona ha annunciato che sottoscriverà fino al 73% della quota di sua pertinenza dell’aumento da 13 miliardi, scendendo quindi all’1,8% del capitale della banca post operazione.

MEDIOBANCA PREMIA TELELECOM, OGGI IL CDA

Acquisti su Telecom Italia +0,69% alla vigilia del cda che approverà il preconsuntivo 2016 ed il piano industriale 2017-2019: Mediobanca Securities ha confermato l’azione come propria top pick con raccomandazione outperform e prezzo obiettivo a 1,23 euro.

Bene il lusso. In evidenza Yoox (+3,6%), Luxottica ha guadagnato l’1,8%, Tod’s +1,3%. Safilo, dopo il -7,5% di mercoledì ha effettuato un modesto recupero (+1,02%). Kepler Cheuvreux ha tagliato la raccomandazione da “hold” a “reduce” modificando il target price che passa da 7,1 a 6 euro, mentre Banca Akros ha abbassato il rating a “reduce” da “neutral”, target che scende a 5,8 da 8 euro.

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