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Intesa Sanpaolo-Ubi, battaglia in vista sull’Ops

I fondi d’investimento, che controllano il 40-50% di Ubi, sembrano propensi ad aderire all’offerta di Intesa, ma, secondo fonti vicine a Ubi, molti tra gli azionisti retail (pari al 15-20%) potrebbero non consegnare le azioni all’operazione – Il controverso fondo Parvus, che controlla l’8,6%, deciderà in base agli economics dell’offerta

Intesa Sanpaolo-Ubi, battaglia in vista sull’Ops

Anche i Rolling Stones, assieme ad altri nomi illustri del rock, hanno chiesto aiuti di Stato per fronteggiare la crisi che ha investito l’industria musicale, a partire dai concerti. Un piccolo esempio delle conseguenze devastanti del Covid-19 che continua a richiedere l’azione eccezionali delle banche centrali. Ieri in tarda serata, le minute della riunione del Federal Open Market Committee del 10 giugno hanno mostrato che molti membri del comitato ristretto della Banca centrale ritengono ci sia bisogno di fornire supporto all’economia “ancora per un po’”. Le rassicurazioni della Fed, combinate con i progressi del vaccino messo a punto da Pfizer (+3,19%) assieme alla tedesca BioNtech e al volo del Nasdaq, favoriscono i listini asiatici.

BOOM DELLA LOGISTICA: FEDEX +12%

Sale Hong Kong (+1,5%) nonostante la dura repressione scattata dopo l’entrata in vigore della legge sulla sicurezza nazionale: più di 350 arresti tra i dimostranti, una mossa salutata con entusiasmo dalla stampa cinese.



Positive le altre piazze: Nikkei di Tokyo +0,7%, Shanghai Composite +1,1%, Kospi di Seul +0,7%.

Borse Usa in ascesa. L’S&P500 ha chiuso in rialzo dello 0,5%, grazie alla spinta di Netflix, Amazon e Facebook, tutte in rialzo di oltre il 4%. Ma non sono saliti soli i grandi nomi della digital economy, c’è stato anche il rally delle società della logistica e delle spedizioni, quelle che stanno dietro al click sui siti di e-commerce: Fedex ha presentato dati molto sopra le attese ed il titolo ha guadagnato quasi il 12%. Il Nasdaq sale dello 0,95%, Dow giù dello 0,3%.

TESLA IN ORBITA: VALE 15 FCA

Tesla +5% segna il nuovo record storico con una capitalizzazione di borsa di 210 miliardi di dollari davanti anche a Toyota. Il titolo vale 15 volte Fca.

È proseguita la corsa dei produttori di armi, decollati nelle ultime settimane, in concomitanza con la discesa nei sondaggi di Donald Trump e con l’arrivo di provvedimenti che mettono un limite all’azione dei poliziotti. Smith&Wesson ha guadagnato il 2% a 21,95 dollari, massimo dal 2017: nell’ultimo mese il titolo guadagnato il 60%.

Il petrolio Brent tratta stamattina a 42 dollari il barile, poco mosso dopo il +2% di ieri. Le scorte di greggio degli Stati Uniti sono scese di circa sette milioni, più o meno quel che aveva anticipato l’American Petroleum Institute.

Il forte ascesa il prezzo del rame, vuoi per l’aumento dei consumi cinesi, vuoi per i problemi delle miniere cilene colpite dal contagio.

L’oro si è allontanato, non di molto, dai massimi degli ultimi otto anni toccati ieri notte: stamattina è scambiato a 1.768 dollari l’oncia.

LANE (BCE): GLI STIMOLI HANNO FUNZIONATO

Non è bastato il recupero finale a garantire un avvio positivo del secondo semestre per i listini europei. Perfino Philip Lane, la colomba irlandese che Mario Draghi ha scelto quale capoeconomista della Bce, ritiene che la politica monetaria debba rallentare il passo di fronte al rimbalzo in corso. “Abbiamo fatto molto – ha detto – Ora abbiamo un orizzonte di un anno per sapere veramente quanto l’economia europea sarà in grado di riprendersi da questo shock”.

GLI INDICI PMI SEGNALANO LA RIPRESA

L’ottimismo è giustificato dai dati macro del Vecchio Continente: l’indice PMI di Markit sulle aspettative dei direttori degli acquisti delle aziende manifatturiere è salito in giugno sale a 47,4 da 46,9 di maggio, il consensus si aspettava la conferma della lettura di maggio.

In maggio le vendite al dettaglio sono cresciute in Germania del 14% mese su mese, dal -5% di aprile.

Buone notizie da oltre Reno anche sul fronte del lavoro: il numero di disoccupati in Germania è cresciuto meno delle attese a 69.000 unità, portando il tasso di disoccupazione al 6,4% contro il 6,6% previsto.

MILANO RECUPERA SUL FINALE (-0,23%)

Milano ha ceduto lo 0,23% a 19.330 punti, al termine di una seduta a singhiozzo, dove il Ftse Mib è arrivato a perdere fino al 2%, per poi recuperare, passare in positivo e infine fermarsi in frazionale ribasso.

Il Consiglio dei ministri in programma per oggi è saltato. Sullo sfondo lo scontro tra Pd e M5S sul Dl Semplificazioni e, in particolare, sulle opere da assegnare senza gara negli appalti.

In rosso gli altri listini: Francoforte -0,49%; Parigi -0,18%; Madrid +-0,12%; Londra -0,15%.

ITALIA, INDUSTRIA +3,9% A GIUGNO

L’ufficio studi di Confindustria ipotizza per la produzione industriale di giugno una modesta ripresa, pari al 3,9%.

Nel mese di giugno il saldo del settore statale si è chiuso, in via provvisoria, con un fabbisogno di 21 miliardi di euro, in aumento di circa 20,1 miliardi rispetto allo stesso mese del 2019 (903 milioni).

Una nota del Tesoro spiega che il passivo dei primi sei mesi del 2020 è pari a circa 95,5 miliardi, in salita di circa 62 miliardi rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

SPREAD A 167, BOOM DELLA CARTA PORTOGHESE

Secondario italiano sottotono, ma meglio della carta tedesca. Lo spread si porta a 167 punti base, sui minimi da una settimana. Il decennale tratta all’1,26%.

Ottima l’accoglienza al bond dl Portogallo a 15 anni, con richieste superiori ai 41 miliardi di euro sui 4 miliardi assegnati a un rendimento di 88 centesimi superiore rispetto alla curva swap.

In agenda oggi la corposa offerta francese e spagnola, che vede sul piatto complessivamente 19 miliardi di carta a medio e lungo termine.

TAGLIO D’ORARIO? LE BORSE DICONO NO ALLA CITY

Lasciateci lavorare, non siamo inglesi. La Federazione delle Borse europee ha respinto ieri la proposta del London Stock Exchange di ridurre di 90 minuti la giornata lavorativa. La giornata europea di trading al momento inizia alle 09,00 e termina alle 17,00, orario dell’Europa continentale, ed è più lunga rispetto a quelle in Asia o a Wall Street.

A PIAZZA AFFARI NEXI SUPERSTAR

A piazza Affari in luce Nexi (+4,35%), dopo aver ottenuto nella giornata di ieri le necessarie autorizzazioni da parte delle autorità competenti per perfezionare l’accordo strategico con Intesa Sanpaolo sui sistemi di pagamento.

Segno più anche per Recordati (+2,18%), Campari (+1,39%) e Salvatore Ferragamo (+0,66%).

INTESA-UBI: AL VIA LA PRIMA CONTA

Contrastato il settore bancario. Ancora debole Banco Bpm (-2,26%), mentre peggiora Mps, che scivola a -2,7%. Sprint di Banca Popolare di Sondrio (+7,38%). Mediobanca +1,2%.

Arretrano i duellanti: Ubi -0,52% e Intesa -0,76%. I fondi d’investimento, forti del 40-50% del capitale, sembrano propensi ad aderire all’Ops, mentre, secondo fonti vicine a Ubi, gli azionisti retail, che detengono il 15-20% del capitale, potrebbero decidere di non consegnare le azioni. Il fondo Parvus Asset Management Europe di Edoardo Mercadante, azionista rilevante con l’8,6% si è limitato a dire che deciderà sull’adesione all’Ops sulla base degli “economics” dell’offerta.

AUTO, LA RIPRESA È LENTA: -23,1%

Fca -1,77%. La pandemia del coronavirus continua a pesare sulla domanda di auto nuove in Italia. A giugno, secondo i dati diffusi dal ministero dei Trasporti, sono state immatricolate 132.457 vetture, il 23,13% in meno rispetto a un anno fa. Il tasso di decremento percentuale è decisamente migliore rispetto ai mesi scorsi, ma è insufficiente a ridare slancio a un mercato ancora in profonda crisi dopo i tracolli di aprile (-97,6%) e maggio (-49,6%). Il gruppo FCA perde il 25,08%, con 29.185 immatricolazioni.

Deboli gli altri industriali: Pirelli -2,52%, Stm -2,02% e Leonardo -1,12%. Tra le mid cap, volano Sesa (+3,54%) e Inwit (+2,24%) dopo il lancio di un’obbligazione senior non garantita di taglio benchmark a sei anni. In calo invece Astm (-5,46%), Sogefi (-6,06%) e Brunello Cucinelli (-4,39%).

MA È JUVENTUS IL MARCHIO LEADER

Quaranta milioni di followers. Nessun brand italiano vale il richiamo del marchio bianconero su Instragram, che ha scavalcato anche Gucci. Uno studio spagnolo di Deportes y Finanzas ha attestato che il club è secondo solo al Liverpool per interazioni su sociale network.

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