Condividi

Inflazione stabile e crescita resiliente: le previsioni Bce per l’area euro fino al 2028. Nessun impegno sui tassi

Secondo l’ultimo bollettino Bce, l’inflazione nell’area euro si stabilizzerà intorno al 2% a medio termine, la crescita resta trainata da consumi e servizi. Spread dei titoli di Stato ai minimi storici, ma permangono rischi geopolitici e volatilità finanziaria

Inflazione stabile e crescita resiliente: le previsioni Bce per l’area euro fino al 2028. Nessun impegno sui tassi

L’economia dell’area euro mostra segnali di resilienzal’inflazione dovrebbe stabilizzarsi intorno al 2% a medio termine, grazie a una graduale moderazione dei prezzi dei servizi e dei salari, mentre la crescita resta sostenuta dalla domanda interna, dai consumi e dal settore dei servizi, con un tasso di disoccupazione vicino ai minimi storici del 6,4%.

Anche i mercati finanziari riflettono fiducia: gli spread dei titoli di Stato europei si sono ridotti ai livelli storicamente più bassi, supportati dalla rivalutazione favorevole delle prospettive di bilancio di Paesi come Italia e Spagna, mentre l’incertezza politica in Francia si è attenuata senza provocare turbolenze durature. La Bce sottolinea che le decisioni sui tassi continueranno a essere guidate dai dati, monitorando attentamente rischi internazionali, volatilità finanziaria ed evoluzione dei mercati.

È quanto emerge dall’ultimo bollettino economico della Banca centrale europea.

Inflazione: stabilità e prospettive a medio termine

Secondo le proiezioni macroeconomiche aggiornate dall’Eurosistema, l’inflazione complessiva passerà dal 2,1% nel 2025 all’1,9% nel 2026, fino all’1,8% nel 2027, per tornare al 2,0% nel 2028. Al netto di energia e alimentari, l’inflazione media si attesterà al 2,4% nel 2025, scendendo gradualmente fino al 2,0% nel 2028, grazie al rallentamento dei prezzi dei servizi e all’effetto dell’euro più forte sui beni. L’ingresso in vigore del nuovo sistema europeo di scambio delle quote di emissione ETS2 nel 2028 porterà un piccolo aumento di circa 0,2 punti percentuali sull’inflazione complessiva. L’inflazione dei servizi, che a novembre 2025 era al 3,5%, resta un elemento di attenzione, mentre gli indicatori prospettici suggeriscono una moderazione salariale verso il 3% entro fine 2026.

Le prospettive restano però più incerte del consueto: un rafforzamento dell’euro, la volatilità finanziaria o interruzioni nelle catene di approvvigionamento potrebbero rallentare la pressione sui prezzi, mentre un aumento della spesa pubblica o delle pressioni salariali potrebbe spingerla al rialzo.

Crescita economica: servizi, consumi e domanda interna

L’economia dell’area euro ha registrato nel terzo trimestre del 2025 una crescita dello 0,3%, sostenuta da consumi e investimenti. I servizi, in particolare informazione e comunicazione, hanno guidato l’espansione, mentre industria e costruzioni sono rimaste stabili. Le esportazioni hanno contribuito positivamente, soprattutto nel settore chimico, e la domanda interna continua a essere il principale motore grazie all’incremento dei salari reali e alla tenuta dell’occupazione. La spesa pubblica aggiuntiva in infrastrutture e difesa, specialmente in Germania, e le condizioni di finanziamento più favorevoli dopo i tagli dei tassi iniziati a metà 2024, supportano ulteriormente l’economia interna. Sul fronte esterno, le esportazioni dovrebbero riprendere vigore nel 2026, grazie a una minore incertezza sulle politiche commerciali, nonostante l’ombra dei dazi.

Le nuove stime formulano un quadro di crescita più solido rispetto alle previsioni di settembre, con un Pil stimato in aumento dell’1,4% per il 2025, dell’1,2% nel 2026 e dell’1,4% nel 2027 e 2028, confermando la resilienza dell’area euro nonostante le incertezze geopolitiche globali. A livello mondiale, la crescita è prevista al 3,5% nel 2025 e al 3,3% nel 2026, sostenuta da investimenti legati all’intelligenza artificiale e dal commercio internazionale di beni tecnologici, nonostante la volatilità derivante da dazi e tensioni politiche.

Andamento dei prezzi e dinamiche salariali

La crescita salariale, dopo un picco nel 2025, è destinata a rallentare fino al 2026 per stabilizzarsi intorno al 3% verso la fine dell’anno. Il costo unitario del lavoro per dipendente ha segnato un aumento del 4%, in parte dovuto a retribuzioni superiori ai contratti. La Bce prevede che la moderazione dei salari e il rallentamento dell’inflazione dei servizi manterranno l’inflazione complessiva coerente con l’obiettivo del 2% a medio termine. Il costo del credito per imprese e famiglie è rimasto stabile, rispettivamente al 3,5% e al 3,3% per i mutui, mentre i prestiti bancari alle imprese sono cresciuti moderatamente (+2,9%), segnalando una trasmissione ordinata della politica monetaria.

Rischi geopolitici e politiche Ue

La Bce sottolinea che l’elevata volatilità internazionale, in particolare il conflitto Russia-Ucraina, le tensioni commerciali e possibili interruzioni delle catene di approvvigionamento, rimangono fonti di incertezza che potrebbero pesare su consumi, investimenti ed esportazioni.

Per fronteggiare queste sfide, il Consiglio direttivo evidenzia l’urgenza di rafforzare la resilienza dell’area euro, sostenendo la sostenibilità delle finanze pubbliche, investimenti strategici, riforme strutturali, completamento del mercato unico e integrazione dei mercati dei capitali. L’adozione rapida dell’euro digitale rientra in questo percorso.

Spread dei titoli di Stato e prospettive di bilancio

Gli spread dei titoli di Stato europei si sono ridotti rispetto ai tassi privi di rischio, segnalando forte appetito per il rischio e una rivalutazione favorevole delle prospettive di bilancio di Paesi come Spagna e Italia. Con l’attenuarsi dell’incertezza politica in Francia, anche i rendimenti dei titoli francesi hanno mostrato dinamiche simili, mentre il declassamento del merito di credito francese ha provocato solo una reazione di breve durata sui mercati. La dispersione dei differenziali tra i paesi è scesa a livelli storicamente bassi, e nel 2027 la stretta di bilancio prevista sarà mitigata dai piani di spesa tedeschi e dal differimento della spesa dei Pnrr in Spagna e Italia. Nonostante il contesto internazionale complesso, il Pil cresciuto dello 0,3% nel quarto trimestre 2025 indica che la crescita, trainata dai servizi, continuerà nel breve periodo.

Commenta