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Imu 2020: la stretta (pentita) sulle “finte prime case”

Un emendamento di maggioranza alla manovra prevede di colpire i contribuenti che hanno dichiarato una falsa residenza per non pagare l’Imu – Il governo, però, darà probabilmente parere negativo

Imu 2020: la stretta (pentita) sulle “finte prime case”

Come ogni dicembre si torna a parlare di Imu, ma stavolta non solo per la seconda rata in scadenza il 16 dicembre. Un emendamento alla manovra presentato dai relatori prevede una norma per stanare le cosiddette “finte prime case”. In sostanza una misura antievasione, perché punisce i contribuenti che forniscono dichiarazioni di comodo al Fisco ottenendo un’esenzione Imu cui non hanno diritto.

Prima di entrare nel merito, però, occorre ripetere una distinzione che può sembrare pedante, ma ha un suo peso quando si ragiona in termini fiscali. Parlare di “prima casa” è sbagliato: l’Imu non si paga sull’abitazione principale, che è un concetto diverso.



  • L’espressione “prima casa” fa riferimento al possesso dell’immobile (si può acquistare un immobile come prima casa anche mantenendo la residenza altrove, purché nello stesso Comune) ed è fondamentale per usufruire delle agevolazioni fiscali in sede di acquisto (come le riduzioni sull’imposta di registro o sull’Iva).
  • L’abitazione principale è invece la casa in cui si ha la residenza anagrafica e si risiede abitualmente, ed è questa a essere esentata dall’Imu (a meno che non si tratti di un immobile di lusso accatastato nelle categorie A/1, A/8 o A/9).

Traduzione: chi non vive nell’immobile in cui ha la residenza, anche se lo ha acquistato come prima casa, deve pagarci sopra l’Imu come se si trattasse di una seconda casa.

Molti contribuenti però hanno fatto i furbi, presentando come abitazione principale anche l’immobile in cui non vivono normalmente, ma che magari utilizzano per le vacanze. Basta che uno dei due coniugi prenda la residenza nella seconda casa e voilà, il gioco è fatto: l’esenzione Imu si sdoppia impunemente, perché nessun Comune controlla se gli immobili sono vuoti per la maggior parte dell’anno o se qualcuno ci abita davvero. Peraltro, con questa semplice operazione si commettono due reati: evasione fiscale sull’Imu e falso in atto pubblico per la bugia raccontata all’anagrafe.

Ma quante sarebbero queste false abitazioni principali? Secondo il governo circa 135mila, e una volta emerse produrrebbero un gettito aggiuntivo pari a 200 milioni di euro, anche perché – verosimilmente – il fenomeno è più diffuso nei Comuni dove le aliquote sono più alte.

Sembra però che l’esecutivo intenda rinunciare a questi soldi, probabilmente per non esporsi agli attacchi dell’opposizione poche settimane prima delle elezioni regionali in Emilia Romagna e in Calabria. “Penso che daremo parere negativo a questo emendamento, ma dovremo esaminarlo, questo non è un emendamento del Governo – ha detto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, a Mezz’ora in più su Rai3 – Ci sono anche fenomeni di false doppie prime case, ma bisogna assolutamente evitare di colpire famiglie che ad esempio legittimamente lavorano in posti diversi”.

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