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Imprese piemontesi, fiducia in crescita nel 2026: Torino corre su produzione e lavoro, export resta il nodo

Clima di fiducia per le imprese piemontesi per il nuovo anno. Torino sopra la media su produzione, ordini e occupazione, mentre l’export continua a pesare tra incertezze e tensioni internazionali. L’indagine trimestrale del Centro Studi dell’Unione Industriali Torino

Imprese piemontesi, fiducia in crescita nel 2026: Torino corre su produzione e lavoro, export resta il nodo

Il 2026 si apre con un clima di fiducia diffuso tra le imprese piemontesi, ma con un passo diverso tra territori e settori. A trainare è Torino, che mostra indicatori più robusti della media regionale, soprattutto sul fronte di produzione, ordini e occupazione. Resta però un nodo irrisolto: l’export, che continua a scontare l’incertezza internazionale.

È quanto emerge dall’indagine congiunturale realizzata a dicembre dal Centro Studi dell’Unione Industriali Torino su circa 1.200 imprese manifatturiere e dei servizi del sistema confindustriale piemontese.

Fiducia diffusa in Piemonte, ma a due velocità

Nel complesso regionale le imprese affrontano il primo trimestre 2026 con aspettative positive su occupazione e produzione, mentre migliorano anche gli ordini interni. Il quadro resta invece fragile sul fronte della redditività e, soprattutto, delle esportazioni, che continuano a registrare saldi negativi.

Il dato aggregato nasconde però una frattura strutturale che dura da oltre due anni con, da una parte il manifatturiero, ancora in affanno e dall’altra il terziario, che continua a espandersi grazie a una minore esposizione alle tensioni dei mercati esteri.

Torino sopra la media: produzione e ordini accelerano

Nel capoluogo piemontese il clima di fiducia è più solido rispetto al resto della regione. Le attese per il primo trimestre 2026 indicano una crescita significativa della produzione, un rafforzamento degli ordini e un miglioramento dell’occupazione. A differenza del dato regionale, a Torino tornano positive anche le aspettative del comparto manifatturiero, con un saldo sulla produzione che rientra in territorio positivo dopo mesi difficili. Migliora inoltre la propensione a investire, con quasi un quarto delle imprese che prevede spese rilevanti in nuovi impianti.

Resta però il tallone d’Achille dell’export. Anche nel capoluogo le attese sulle vendite estere restano negative, confermando un trend che dura da oltre dieci trimestri.

Investimenti in crescita, CIG sotto controllo

Il segnale più incoraggiante arriva dalla volontà di investire. In Piemonte oltre tre imprese su quattro dichiarano programmi di spesa, con un aumento della quota destinata a nuovi impianti. A Torino la dinamica è simile, con una crescita della propensione agli investimenti nonostante un contesto ancora instabile.

Il ricorso alla cassa integrazione resta contenuto e concentrato soprattutto nel manifatturiero, mentre il tasso di utilizzo degli impianti si mantiene su livelli coerenti con la media storica, segno di una capacità produttiva ancora ben impiegata.

Manifattura in affanno, servizi in piena espansione

Il manifatturiero piemontese continua a mostrare segnali di debolezza. Produzione, nuovi ordini, redditività ed export restano complessivamente in territorio negativo, con criticità particolarmente accentuate nella metalmeccanica, soprattutto automotive e metallurgia, e nel tessile-abbigliamento.

Di segno opposto l’andamento del terziario, che prosegue la fase espansiva avviata dopo il Covid. Le attese sono positive in tutti i comparti, con punte molto elevate per commercio e turismo, servizi alle imprese, ICT e trasporti. Un trend favorito da una domanda più interna e da una minore dipendenza dalle dinamiche internazionali.

Export, la variabile che frena la crescita

Il contesto geopolitico e le tensioni commerciali continuano a pesare sulle esportazioni. L’indagine mostra una correlazione chiara: più cresce il peso dell’export sul fatturato, più peggiorano le aspettative sulla produzione.

Le imprese meno esposte ai mercati esteri esprimono infatti giudizi nettamente più ottimistici, mentre le aziende con una quota export elevata restano caute, soprattutto in relazione ai principali partner europei.

Gay: “Serve accelerare sui dossier ancora aperti”

Secondo il presidente dell’Unione Industriali Torino, Marco Gay, i dati indicano “un cauto ottimismo”. ma richiedono scelte rapide e coerenti. “Pur in un contesto che permane essere di forte incertezza le indicazioni che ci arrivano dalle imprese nell’analisi congiunturale per l’avvio del 2026 inducono a un cauto ottimismo. “Le prima indicazioni a livello europeo sul settore automotive sono certamente un primo segnale che va nella direzione che abbiamo sempre auspicato, soprattutto per quanto attiene alla neutralità tecnologica. Allo stesso modo vanno accolte le norme a sostegno degli investimenti delle imprese inserite dal Governo in manovra di Bilancio, che adesso devono essere confermate e vedere velocità di attuazione nei decreti attuativi”, spiega il presidente.

E il 2026 sarà un anno cruciale perché “l’ultimo del Pnrr e i timori legati all’export riguardano ora soprattutto i nostri partner europei, ed avranno probabilmente un impatto sulle filiere industriali dove siamo protagonisti. Ecco perché più che mai, serve un’attenzione costante e un’accelerazione sui dossier che ancora restano sospesi, dal costo dell’energia alle infrastrutture, dalla formazione all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, dal costo del lavoro alla dimensione delle nostre imprese, mettendo al centro intelligenza industriale ed investimenti”

“Le imprese piemontesi approcciano il 2026” – commenta Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte – “confermando la volontà di investire per far crescere e sviluppare le proprie imprese. Non è una scommessa, ma un vero grande gesto di fiducia che va colto e valorizzato da tutti coloro che compongono il nostro tessuto economico. Quello che ci aspetta sarà un altro anno molto sfidante proprio come il 2025 che dopo molti, forse troppi, timori ha invece registrato un andamento più sostenuto del previsto negli ultimi mesi. Un risultato ottenuto grazie alla capacità delle nostre imprese di sapersi adattate velocemente al mercato, sia come sbocchi commerciali che come offerta di prodotti, processi e tecnologia. Chi guarda al Piemonte sa di poter trovare in questo territorio risposte efficienti e avanzate, una qualità che ci riconoscono partner italiani e stranieri, in maniera trasversale ai settori e alle filiere”.

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