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Il Sudamerica vola, l’Argentina in testa a 10 anni dal default

Dieci anni fa Buenos Aires si trovava sull’orlo del baratro, oggi è in testa ai Paesi sudamericani con un Pil oltre il 9% – Tutto il continente latino ha registrato numeri straordinari ma la crisi del debito europeo lascia traccia anche oltreoceano – Tra le peggiori performance, il Brasile – Il migliore listino del mondo? La Borsa di Caracas

Il Sudamerica vola, l’Argentina in testa a 10 anni dal default

Dal crack al boom. Tre giorni fa (il 20 dicembre) ricorreva il decimo anniversario del default argentino, inizio di giornate di proteste violente contro il Corralito, le misure di austerità decise dal primo ministro Roberto Cavallo. I cittadini si sono visti sfumare tutti i loro risparmi e hanno assistito al crollo del loro Paese nel giro di poche ore. Ma Buenos Aires si è presa la sua rivincita. Quest’anno ha portato a casa il miglior risultato nel continente sudamericano con una crescita del Pil del 9%. Eppure la crisi del debito europea sta facendo sentire i suoi effetti anche oltreoceano. La Commisione economica per l’America Latina e i Caraibi, Cepal, ha stimato che la maggior parte dei Paesi latini, nonostante continueranno a registrare ottimi risultati, cresceranno meno del previsto. L’economia della regione nel complesso registrerà infatti un aumento del 4,4% (contro il 5% stimato) quest’anno e del 3,7% nel 2012 (contro il 4% previsto).

Argentina – L’economia si è mantenuta sullo stesso livello dello scorso anno con una crescita del Pil intorno al 9%. Nel 2011 la Casa Rosada ha confermato molte delle politiche espansive utilizzate per fare fronte agli effetti della crisi internazionale. Queste misure hanno contribuito a far scivolare leggermente verso il basso una crescita, che nel primo semestre dell’anno, era del 9,5%. Non sono altrettanto favorevoli le proiezioni per il 2012: infatti il Cepal, a seguito del rallentamento globale, stima una crescita del 5%.



Brasile – Nel 2011 l’economia brasiliana ha frenato, con una crescita del 2,9% quasi cinque punti percentuali in meno rispetto al 7,5% del 2010. Anche la Banca Centrale brasiliana ha ridotto la sua stima di aumento del Pil dal 5% al 3% per quest’anno e al 3,5% per il 2012. In aumento anche l’inflazione al 6,5% nel 2011 ben due punti sopra l’obiettivo dell’istituto centrale del 4,5%. La minore crescita del Paese è dovuta principalmente all’impatto delle politiche per contenere la domanda interna e alle pressioni inflazionistiche che ne seguono. A livello macroeconomico, il presidente Dilma Roussef cerca di spingere l’economia attraverso la riduzione dei tassi di interesse, la riduzione di tasse sui beni di consumo e l’alleggerimento di misure meno severe sul controllo del credito.  

Venezuela – Il Paese guidato da Hugo Chavez, secondo i dati del Cepal, chiuderà il 2011 con un Pil al 4,2%, meno delle stime che prevedevano un +4,5%. Anche per il 2012 le attese sono state riviste a ribasso al 3% dal 3,5% iniziale. Questo valore è ben lontano dalla meta di crescita che si era proposto il Governo per il 2012 del 5%. Le autorità confidano sul fatto che i prezzi del petrolio si manterrano alti e che renderanno più dinamici alcuni settori strategici grazie all’aumento dell’investimento pubblico. La Borsa di Caracas, fortemente legata al valore del greggio, rimane la piazza con i migliori risultati al mondo: con una variazione dell’81,2% dal 31/12/10 e di +114.7& negli ultimi due anni.

Colombia – Nel 2011, l’economia colombiana ha mantenuto il buon ritmo dell’anno precedente con una crescita stimata al 5,5%. Sono state implementate molte riforme durante quest’anno che hanno favorito la competititvità del Paese, dal mondo del lavoro al sistema pensionistico fino alla lotta all’evasione fiscale. Il vero traino della dinamicità di Bogotà è stata la domanda interna: sono infatti aumentati esponenzialmente i consumi e gli investimenti. Tuttavia il clima più disteso verso l’attività economica non riuscirà a contrastare lo scenario mondiale avverso del 2012 e si prevede che il Pil crescerà più moderatamente al 4,5%.

Cile – La Banca centrale ha annunciato che inizierà un programma per iniettare maggiore liquidità nel sistema finanziario in moneta locale, in risposta alle maggiori tensioni osservate nel mercato monetario a causa di turbolenze esterne. Negli ultimi giorni i differenziali dei tassi di interesse interbancari a 6 e 12 mesi erano volati in alto, segnale che le istituzioni finanziarie hanno timore nel prestare fondi ai propri pari che cercano liquidità. Eppure il Pil del Cile, dove da mesi prosegue un duro scontro tra studenti e governo per una riforma nel sistema educativo, crescerà del 6,3% quest’anno, favorito dalla ripresa dopo il disastroso terremoto che aveva colpito Santiago lo scorso anno. Ma per il 2012 si prevede una flessione nell’economia che aumenterà solo del 4,2%.

Perù – Nel 2011 il Pil è cresciuto del 7%, grazie allo stimolo della domanda interna – in particolare del consumo e dell’investimento privato – e di quella estera. La crescita economica è stata accompagnata da un incremento dell’inflazione annuale, di un surplus fiscale e un aumento del deficit del conto corrente. Per il 2012 si stima che l’attività economica continuerà ad espandersi anche se in forma più moderata, con un Pil intorno al 5%.

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