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Il rimbalzone di Wall Street fa sperare le Borse europee

Le prove di dialogo tra Usa e Cina sui dazi riportano il sereno a Wall Street e sui listini asiatici: oggi recupererà anche l’Europa? – A Piazza Affari si riaffaccia il rischio Italia: gli investitori esteri non gradiscono l’ipotesi di governo Lega-M5S e lo spread torna a 140

Il rimbalzone di Wall Street fa sperare le Borse europee

Nel confronto tra le grandi potenze si alternano segnali di guerra fredda a venti di pace sul fronte dei commerci. L’ondata di espulsioni di diplomatici di Mosca dall’Europa e dagli Usa pesa sull’Europa ma è ben poca cosa rispetto al sollievo per le prove di dialogo tra Washington e Pechino sul fronte dei dazi, a conferma che i nuovi equilibri internazionali passano dal Pacifico. Intanto torna a farsi sentire il rischio Italia: ancora una volta i mercati, che avevano scommesso sulla conferma del peso di Pd e Forza Italia, non ci hanno preso.

MICROSOFT +7,6%, ANCHE FACEBOOK POSITIVA

I mercati possono contare sulla spinta di Wall Street, che ieri ha messo a segno la miglior seduta dall’agosto del 2015, un rimbalzo arrivato dopo la peggior settimana degli ultimi due anni. Ieri sera il Dow Jones ha chiuso in rialzo del 2,8%, il Nasdaq del 3,3%. Nel paniere delle blue chip si sono messe in luce le società dell’alta tecnologia (Microsoft +7,6%, Intel +6,3%). Grazie al recupero dell’ultima mezz’ora, ha chiuso in rialzo anche Facebook (+0,4%): l’autorità delle comunicazioni, la Fcc, ha avviato l’indagine sul social network.



KIM FA VOLARE LO WON, L’EURO SALE SULLO YEN

L’ottimismo ha contagiato stamane l’Asia. L’indice Nikkei di Tokyo sale del 2,2% nel finale di seduta. Si indebolisce lo yen su dollaro a 105,6 ma anche nei confronti dell’euro (trattato a 131,32 nei confronti della moneta nipponica, 1,2450 verso il dollaro, ai massimi del mese).

Sul fronte delle valute corre lo won della Corea del Sud, a1.070 da 1.082. Il balzo è da mettere in relazione anche alle voci di un inaspettato viaggio di Kim Jong Un a Pechino, un’iniziativa diplomatica forse in preparazione del meeting con Donald Trump. Sarà il primo viaggio di Stato del presidente della Corea del Nord, dal 2011, dal momento del suo arrivo al vertice, alla morte del padre. La Borsa di Seoul è in rialzo dello 0,7%.

PECHINO APRE AI CHIPS E ALL’AUTO USA

Salgono i mercati azionari della Cina. Hong Kong +1%. Indice CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzhen +0,7%. Stanotte, il premier cinese Li Keqiang ha affermato che Cina e Stati Uniti sono sufficientemente intelligenti per riuscire a trovare una soluzione ai loro problemi commerciali. Non a caso Pechino ha deciso di non estendere i dazi al commercio di soia, vitale per il Midwest americano. Il Wall Street Journal scrive che la Cina sta trattando una serie di aperture alle aziende degli Stati Uniti che vogliono entrare nel suo mercato. Le aperture dovrebbero riguardare l’auto, i semiconduttori e i servizi finanziari.

Positiva anche la Borsa dell’India (+0,1%). In forte ascesa il rendimento delle obbligazioni (+24 punti il decennale) dopo la decisione di New Dehli di ridurre l’ammontare delle emissioni di bond per la seconda parte dell’anno fiscale.

PETROLIO AI MASSIMI. AL VIA I FUTURES A SHANGHAI

Ancora in rialzo il petrolio, +0,5% stamane a 70,3 dollari il barile, sui massimi da inizio anno. A Piazza Affari Eni -0,6%, Saipem -2%, piatta Saras, Tenaris +0,5%.

Avvio timido per la neonata Borsa del petrolio di Shanghai che ha aperto i battenti ieri mattina. Al termine della prima giornata, chiusa alle 15 locali (in corrispondenza dell’apertura di Londra) sono stati totalizzati scambi per 2,3 miliardi di euro. Oltre ai trader locali, hanno partecipato 19 traders stranieri, tra cui Glencore e Trafigura.

Da segnalare il nuovo massimo del cacao: future a 2.630 dollari +40% da inizio anno.

PESA SULL’EUROPA LA GUERRA DELLE SPIE

Dai dazi alla guerra delle spie. La geopolitica non dà tregua ai listini europei, frenati anche dal rafforzamento dell’euro.

A Milano, la piazza peggiore del Vecchio Continente, l’indice Ftse Mib ha lasciato sul terreno l’1,24% a quota 22.011 punti.

Piazza Affari è stata penalizzata dalle prove di intesa tra M5S e Lega: l’ipotesi di un governo tra i due principali partiti anti euro ed anti sistema, veniva data molto remota, ma dopo l’accordo sulla nomina dei presidenti di Camera e Senato, ci sono più chance. E questa ipotesi non piace soprattutto agli investitori esteri come conferma l’accelerazione delle vendite in coincidenza con l’apertura di Wall Street.

Assai meno evidente l’impatto delle tensioni in Catalogna dopo il fermo in Germania dell’ex presidente Carles Puidgemont. La Borsa di Madrid chiude con un lievissimo -0,04%.

Hanno perso quota anche Francoforte (-0,83%), Parigi (-0,57%) e Londra (- 0,48%).

Dws, controllata nell’asset management di Deutsche Bank, ha debuttato questa mattina alla Borsa di Francoforte a 32,55 euro per azione ai minimi della forchetta, per una capitalizzazione pari a 6,5 miliardi.

La Borsa di Mosca ha lasciato sul terreno il 2,54%

WEIDMANN: TASSI EURO SU NEL 2019

Le aspettative di un ritocco all’insù dei tassi di interesse nell’Eurozona, da parte della BCE, verso la metà del 2019 “non sono completamente irrealistiche”. Parola del numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, uno dei favoriti alla successione di Mario Draghi nel 2019.

Il banchiere tedesco ha spiegato che “il processo di normalizzazione dell’Eurotower, dovrebbe iniziare presto e, che la differenza di vedute nel Consiglio direttivo, rappresenta un segnale di forza per la Banca centrale”.

BTP, LO SPREAD TORNA A 140, OGGI L’ASTA BOT

Chiusura in negativo per i Btp, che hanno scontato un mix di fattori, dall’evoluzione della situazione politica italiana, alle aste e alle prese di beneficio dopo il rally recente.

I Btp hanno chiuso sopra i minimi ma, complice il passaggio in positivo della carta tedesca, nel pomeriggio lo spread su Bund ha rivisto i 140 punti base, salendo di cinque rispetto a venerdì; la settimana scorsa era sceso a 132, ai minimi da inizio febbraio.

Il rendimento sul benchmark decennale risale sopra 1,90%, rispetto al minimo da tre mesi registrato venerdì a 1,87%. Prima di quest’ultima correzione, dagli inizi di marzo, quando si era portato oltre il 2,10%, il tasso è sceso di oltre 15 centesimi.

I Btp hanno ampiamente sottoperformato la carta spagnola, che ha chiuso in lieve rialzo, sostenuta dall’upgrade del rating sovrano di S&P su Madrid, ad A-. Lo spread Italia/Spagna, a 67 punti, viaggia su nuovi massimi da agosto.

Dopo aver collocato stamane poco meno di 5,5 miliardi di Ctz marzo 2020 e del nuovo Btpei maggio 2023, oggi il Tesoro offre 6 miliardi di Bot semestrali.

Sul mercato grigio il titolo ha scambiato ieri a -0,42%, ai minimi da dicembre, rispetto al -0,403% del collocamento di un mese fa.

Domani toccherà alle aste a medio lungo, con un’offerta fino a 7,5 miliardi di Btp a 5 e 10 anni e Ccteu.

SOLO STM E TENARIS CHIUDONO CON IL SEGNO PIÙ

Dopo il peggioramento registrato nel pomeriggio, nel listino principale si sono mantenuti sopra la parità solo Tenaris (+0,26%) e Stm (+0,05%). Entrambe rimbalzano dopo le perdite di oltre il 4% registrate venerdì.

A trascinare al ribasso gli indici italiani è stato soprattutto il comparto bancario, con l’indice di settore che lascia sul terreno l’1,72%, decisamente peggio dello Stoxx europeo di settore (-0,48%).

BANCHE SOTTO TIRO: SOFFRONO UBI E BPM

La più colpita è stata Ubi (-2,9%) che ha diffuso ieri un comunicato per smentire le indiscrezioni del Messaggero su una possibile aggregazione con Banca Monte Paschi (-3,01%).

Deboli i Big. Unicredit -2,37%, Intesa -1%. Natixis ha alzato il prezzo obiettivo di Intesa a 3,90 euro da 3,35 euro, rafforzando il giudizio Buy.

Giù anche Banco Bpm (-2,9%), che vuole crescere nel Nord Italia, ma non prima del 2019, dice l’ad Giuseppe Castagna.

In forte calo Banca Generali (-2,86%). A febbraio la raccolta netta del risparmio gestito è negativa: il sistema registra deflussi per 883 milioni di euro. All’origine dell’inversione di tendenza, spiega Assogestioni in una nota, ci sono i riscatti sui fondi monetari (-4 miliardi).

EXOR RADDOPPIA GLI UTILI MA CHIUDE IN ROSSO

Tra gli industriali giornata pesante per Buzzi (-3,5%).

Anche Fiat Chrysler (-0,76%) ha chiuso in rosso, nonostante la notizia che lo spin off di Magneti Marelli potrebbe essere già esaminato dal cda ad aprile. Per la società della componentistica, che dovrebbe ricevere un 1 miliardi di euro di debito, la capogruppo punta ad una valorizzazione di 5,5 miliardi di euro. Ferrari -0,6%.

Battuta d’arresto per Exor (-2,46%) nel giorno dei conti. L’esercizio si è chiuso con un utile netto di 1,39 miliardi di euro, in forte crescita (+136%) rispetto ai 588 milioni del 2016, grazie alla spinta di Fca, che ha contribuito per oltre 1 miliardo ai risultati. La cedola viene confermata a 0,35 euro per azione, con un monte dividendi di 82,3 milioni. Il net asset value, il valore degli asset al netto del debito, aumenta 8,33 miliardi, a 22,97 miliardi di euro.

Telecom Italia -1,4%. Equita ha confermato sul titolo la raccomandazione buy e il prezzo obiettivo a 1,02 euro.

ATLANTIA RILANCIA IL GIOCO DELLE TORRI

Sotto i riflettori il settore delle torri. Atlantia (-1,4%) ha deciso di esercitare l’opzione di acquisto parziale, o totale, sulla partecipazione detenuta da Abertis in Cellnex, ad un prezzo compreso tra 21,20 e 21,50 euro per azione. Anche a seguito di questo cambio di proprietà torna d’attualità il consolidamento tra gli operatori italiani che potrebbe coinvolgere EI Towers, Rai Way e Inwit.

PARTENZA SPRINT DELL’AUMENTO IGD

Amplifon -0,22% dopo l’annuncio del piano al 2020. I ricavi sono stimati in crescita dell’8% (tasso composto annuo).

Nel primo giorno di aumento di capitale il titolo Igd è salito del 9,09%: i diritti hanno segnato un balzo del 41,1% a 0,7 euro.

In ascesa anche Unieuro (+5,44%), in attesa della pubblicazione dei dati sui ricavi dell’esercizio.

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