Gol, risse e tante, tantissime polemiche. Napoli-Inter ha offerto tutto questo e anche di più, regalando spettacolo in campo e fuori, interviste finali comprese. Hanno vinto gli azzurri di Conte, balzati così al primo posto della classifica, ma il protagonista principale, suo malgrado, è stato l’arbitro Mariani. Il fischietto di Aprilia ha sbloccato la partita concedendo un penalty molto generoso al Napoli, in evidente controtendenza rispetto alle indicazioni dell’Aia, schieratasi pubblicamente contro i cosiddetti “rigorini”. Da lì in poi è iniziato un altro match, vinto dai campioni in carica per 3-1.
Il Milan si vede così superare da Conte e oggi potrebbe subire lo stesso trattamento anche dalla Roma di Gasperini, impegnata a Reggio Emilia contro il Sassuolo (ore 15). La partita più interessante di giornata, però, è quella serale tra Lazio e Juventus (20.45): i riflettori sono puntati anzitutto su Tudor, chiamato a vincere per spazzar via le voci sulla sua panchina.
Napoli – Inter 3-1: Conte vince tra le polemiche con De Bruyne, McTominay e Anguissa
Il Napoli si rialza tra mille discussioni. Al Maradona la squadra di Conte batte 3-1 l’Inter e si riprende la vetta della classifica, rilanciandosi dopo le sconfitte con Torino e PSV. Partita intensa, vibrante e piena di episodi, segnata soprattutto dal contestatissimo rigore che ha rotto gli equilibri. In avvio è l’Inter a essere più brillante e pericolosa. Al 9’ Bastoni sfiora il vantaggio con un colpo di testa, poi Lautaro spreca da ottima posizione calciando addosso a Milinkovic-Savic. Il Napoli fatica a uscire, ma al 29’ la partita svolta: contatto leggerissimo tra Mkhitaryan e Di Lorenzo, Mariani fischia rigore dopo qualche secondo (su segnalazione dell’assistente) e il Var conferma tra le proteste furiose dei nerazzurri. Dal dischetto De Bruyne batte Sommer, ma nell’azione si fa male e viene subito sostituito. L’Inter reagisce con rabbia e nel finale di tempo colpisce due legni, prima con Bastoni e poi con Dumfries, mentre Milinkovic-Savic salva due volte su Calhanoglu e Lautaro. Napoli cinico, Inter sfortunata: all’intervallo è 1-0.
La ripresa si apre con un altro colpo da incubo per Chivu. Al 54’ Spinazzola trova in campo aperto McTominay, che davanti a Sommer non sbaglia e firma il 2-0 con un diagonale perfetto. I nerazzurri però non mollano. Al 59’ Lautaro colpisce di testa, il pallone tocca il braccio di Buongiorno, l’arbitro non vede ma viene richiamato dal Var e concede rigore: Calhanoglu spiazza Milinkovic-Savic e riapre il match. La gara si scalda, in campo e fuori. Volano parole grosse e gesti di sfida tra Conte e Lautaro, tensione altissima. Ma al 67’ il Napoli la chiude con Anguissa, che si infila nella difesa nerazzurra e segna il definitivo 3-1. L’Inter non ne ha più e crolla sotto il peso degli episodi e di un arbitraggio che farà discutere a lungo. Il Napoli, invece, ritrova cinismo, solidità e il primo posto in classifica. Conte torna a sorridere, Chivu si ferma dopo sette vittorie di fila tra campionato e Champions.
Marotta: “Il rigore è stato determinante, il Var doveva intervenire”
“Il rigore dato al Napoli è stato determinante per spostare l’equilibrio, anche se poi il Napoli ha legittimato la vittoria – ha spiegato Marotta -. L’arbitro non aveva fischiato il rigore, che è stato assegnato per l’intervento del segnalinee. Questa dinamica avrebbe meritato l’intervento del Var, fischia perché decide l’assistente. Poi Rocchi dice ‘Basta rigorini’, l’arbitro non può farsi condizionare da un assistente a 30 metri. Il Napoli avrebbe potuto vincere lo stesso, ma l’arbitro non aveva fischiato, meglio di lui non ci poteva essere nessuno. Se dopo 5-10″ interviene l’assistente e si dà rigore, questa dinamica avrebbe richiesto l’intervento del Var che non poteva intervenire, le immagini avrebbero dato molta chiarezza. La vittoria del Napoli è scaturita da questo episodio che ha cambiato la testa dei giocatori”.
Conte: “Marotta? Non avrei mai permesso a un mio dirigente di dire certe cose”
“Questa è la differenza tra il Napoli e l’Inter – ha tuonato Conte -. Loro mandano Marotta, le altre squadre mandano i dirigenti, per il Napoli vengo io. Una grande squadra deve valutare il perché ha perso, non appellarsi a queste cose. Io non avrei permesso a un mio dirigente di fare queste considerazioni. Che venga un presidente a fare queste considerazioni… lasci le cose a chi ha partecipato alla partita. Sminuisce l’allenatore e non va bene, io non ho mai chiesto ai miei presidenti di fare i papà, mi sono sempre difeso da solo. Lautaro? È un ottimo giocatore, poi forse dal punto di vista umano non ho avuto modo di conoscerlo per bene. C’era da affrontare una squadra fortissima, per me la migliore in assoluto che c’è in Italia e d’altronde non arrivi in finale di Champions due volte in tre anni se non sei forte. L’Inter era venuta per ammazzarci sportivamente, venivano da un momento eccezionale e noi da due sconfitte. Noi non avevamo voglia di farci ammazzare e anche in mezzo alle difficoltà abbiamo tirato fuori una buona prestazione”.
Chivu: “Non verrò mai a lamentarmi, ho una mentalità diversa. Qui si piange sempre…”
“La società ha il diritto di fare quello che pensa che sia giusto, io da allenatore per coerenza non verrò mai a lamentarmi, perché ho una dignità e un approccio diverso da quello a cui molti sono abituati – ha replicato Chivu -. I giocatori devono pensare solo a giocare, io sto cercando di cambiare le cose ma per ora lotto da solo, siamo sempre abituati a piangere e lamentarci e dobbiamo evolverci. Finché sarò qui farò questo, non mi interessa cosa pensano gli altri di me. Il litigio tra Conte e Lautaro? Non so cosa sia successo e non mi interessa nemmeno, ma parlerò con i ragazzi perché non possiamo buttare al vento quello che di buono abbiamo fatto per litigare con la panchina avversaria. Sono orgoglioso di quello che stanno facendo e sono ancora più fiducioso. Ho visto un grande primo tempo, siamo riusciti a essere dominanti, venendo qua a fare la nostra partita. Purtroppo il calcio è quello che è e forse a noi qualcosa è mancato”.
Lazio – Juventus (ore 20.45, Dazn)
La classifica non concede più margini d’errore alla Juventus. Dopo quaranta giorni senza vittorie e le frenate di Milan e Inter, la sfida dell’Olimpico contro la Lazio assume i contorni di un vero e proprio crocevia. Servono punti, ma soprattutto serve una reazione. Perché un altro passo falso, questa volta, potrebbe segnare davvero la fine del percorso di Igor Tudor sulla panchina bianconera. Non sarà però un compito semplice. La Lazio, nonostante un’infermeria piena e le note difficoltà ambientali, resta una squadra pericolosa e capace di mettere in difficoltà chiunque, specialmente tra le mura amiche. La Juventus, invece, arriva da due sconfitte (quella di Como e la più onorevole contro il Real Madrid) che hanno minato certezze e fiducia. Tudor si gioca tanto, consapevole che la pazienza della società è ai minimi termini e che una sconfitta potrebbe chiudere definitivamente la sua avventura. Non è un mistero che il rapporto con Comolli sia freddo, un po’ per divergenze tecniche (l’ad è convinto di aver allestito una squadra per vincere), molto per differenze caratteriali (certi sfoghi in conferenza stampa non sono piaciuti). Una vittoria della Lazio potrebbe far calare il sipario sulla sua gestione, mentre un successo bianconero riaccenderebbe classifica e morale.
Il croato si affiderà a un 3-5-2 con Di Gregorio in porta, Kalulu, Gatti e Kelly in difesa, Conceiçao, Koopmeiners, Locatelli, McKennie e Cambiaso a centrocampo, David e Vlahovic in attacco, con Yildiz verso una clamorosa panchina. Sarri risponderà con un 4-3-3 che vedrà Provedel tra i pali, Lazzari, Gila, Romagnoli e Marusic nel reparto arretrato, Guendouzi, Cataldi e Basic in mediana, Isaksen, Dia e Zaccagni nel tridente offensivo. I numeri raccontano di una tradizione favorevole alla Juventus, che ha vinto 87 dei 162 precedenti in campionato, a fronte di 36 successi laziali e 39 pareggi, ma in questo momento le statistiche lasciano il tempo che trovano. L’ultimo incrocio, lo scorso 10 maggio 2025, finì 1-1, con la Lazio capace di pareggiare all’ultimo respiro. Oggi, quel risultato potrebbe andar bene solo ai biancocelesti, non certo a una Juve a secco di vittorie da troppo tempo.
Sarri: “Vogliamo tornare in Champions, con la Juve possiamo giocarcela”
“Servirà una prestazione importante, anche se in questo momento siamo nella terra di nessuno – il pensiero di Sarri -. Da Bergamo siamo tornati con la consapevolezza di poter giocare bene, ma ogni partita può essere la nostra svolta anche se la difficoltà è palese. Dobbiamo avere la convinzione di giocarcela alla pari con la Juventus, che a sua volta lo ha fatto contro il Real Madrid, restando concentrati sulla partita. Tudor? Non credo alle sfide tra tecnici perché dipende sempre da chi alleni, è solo Lazio-Juve. Per quanto mi riguarda non ho molti ricordi alla Juventus, sono stato una sola stagione e pure particolare perché condizionata dal Covid, ma sono comunque soddisfatto di aver vinto uno Scudetto con un gruppo a fine ciclo. Vogliamo tornare nell’Europa vera, ma ci sarà bisogno di tutti nel percorso”.
Tudor: “Ho buone sensazioni dopo Madrid. Paura dell’esonero? Zero”
“La squadra è motivata e vogliosa di fare una bella gara, conoscendo il momento e le qualità dell’avversaria – ha sottolineato Tudor -. Ci siamo preparati bene alla sfida, la sensazione dopo Madrid è positiva, anche se si è perso. Il gruppo ha voglia di fare, vuole provare a vincere ed essere squadra. Sicuramente contro la Lazio sarà un bel banco di prova, contro un avversario di livello. Paura dell’esonero? Io sto benissimo, questa paura e questo tipo di pensieri non li ho proprio. Io me la godo con lucidità anche nelle difficoltà, provando sempre a migliorarmi. Intorno a me è sempre tutto molto chiaro, anche se io mi metto sempre in discussione e cerco sempre soluzioni nuove. Passo 24 ore al giorno a pensare a questo, il mio futuro è solo la prossima partita”.
Sassuolo – Roma (ore 15, Dazn)
La Roma cerca il riscatto. I giallorossi arrivano al Mapei Stadium dopo le due sconfitte con Inter e Viktoria Plzen, che hanno alzato il livello di allarme nell’ambiente giallorosso: serve tornare a vincere, per la classifica e per bloccare sul nascere le prime crepe della gestione Gasperini. In questo senso, la trasferta con il Sassuolo diventa un banco di prova molto interessante. Il Sassuolo, dal canto suo, è una delle sorprese più credibili di questo avvio di stagione, dove ha dimostrato di poter mettere in difficoltà chiunque, specialmente in casa. Per la Roma non sarà una passeggiata, perché la qualità della rosa neroverde non va sottovalutata, specialmente in attacco, dove i giallorossi, invece, hanno un problema piuttosto evidente. Gli attaccanti non segnano e la squadra, di conseguenza, fatica a concretizzare le occasioni create. Gasperini ne è consapevole e attende risposte immediate, nella speranza che la società gli dia una mano nel mercato di gennaio. Oggi però dovrà cavarsela con il solito 3-4-2-1 con Svilar in porta, Celik, Mancini e Ndicka in difesa, Wesley, Kone, Cristante e Tsimikas a centrocampo, Soulé e Dybala alle spalle di Dovbyk. Grosso risponderà con un 4-3-3 che vedrà Muric tra i pali, Walukiewicz, Idzes, Romagna e Doig nel reparto arretrato, Vranckx, Matic e Koné in mediana, Berardi, Pinamonti e Laurienté in attacco. I precedenti dicono Roma, capace di vincere ben 7 degli 11 incontri giocati al Mapei Stadium, a fronte di quattro pareggi e una sola vittoria del Sassuolo.
Gasperini: “Il nostro problema è la cattiveria sotto porta, ma è una cosa allenabile”
“Ci sono dei periodi così, in queste ultime partite abbiamo preso dei gol brutti – ha spiegato Gasperini -. Contro l’Inter abbiamo avuto una grande reazione e non siamo stati fortunati, contro il Viktoria Plzen dovevamo fare di più nonostante la reazione della squadra nel secondo tempo, ma sul piano atletico stiamo bene. L’attitudine di entrare in area di rigore? È allenabile ed è il problema principale. Dobbiamo allenarci a fare meglio, dobbiamo giocare di reparto in attacco, concentrandoci su posizioni e smarcamenti. Bisogna fare tante cose, come si fa nell’organizzazione difensiva si può farlo anche in attacco. Abbiamo recuperato tutti i giocatori offensivi, anche Dybala e Bailey, dobbiamo dare una svolta in positivo. Le parole di Dybala? Lì per lì non mi erano piaciute, ma in spogliatoio ci siamo chiariti con tutti quanti. Non devono esistere le parole ‘moscio’ o ‘sottovalutazione dell’avversario’”.