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Idrogeno, la sfida ambientale investe le Borse. E l’Italia c’è

Gli occhi degli addetti ai lavori sono puntati sul nuovo vettore energetico. Sarà una sfida lunga e costosa: in pole ci sono Snam e Italgas ma proliferano le microimprese destinate a crescere. Ecco la fotografia un un settore che la Borsa tiene sott’occhio

Idrogeno, la sfida ambientale investe le Borse. E l’Italia c’è

L’auto elettrica accelera. Ma già incombe un’altra rivoluzione, quella dell’idrogeno verde. E così come capita per le batterie al litio, la strada passa per l’estremo Nord. In settimana la Nel Hydrogen Electrolyser, divisione del gruppo norvegese Nel ASA, ha annunciato di aver avviato una collaborazione con diversi partner (Ovako, Volvo, Hitachi ABB e H2 Green Steel) per costruire a Hofors, in Svezia, un impianto destinato alla produzione di idrogeno verde ovvero generato senza utilizzare fonti fossili. Se verranno rispettati i tempi, si prevede l’attivazione dello stabilimento entro la fine del 2022: l’idrogeno prodotto sarà utilizzato per i laminatoi (acciaio) di Ovako con l’obiettivo di ridurre l’energia fossile entro il 2030. La soluzione tecnica consentirà anche la produzione su larga scala di idrogeno per applicazioni come il trasporto merci.

Le rivoluzioni hanno bisogno di soldi. Ma i mercati finanziari già rispondono all’appello. Il 17 giugno ha debuttato con successo alla borsa di Copenaghen Green Hydrogen Systems, una società che sviluppa e produce sistemi di elettrolisi. L’azienda vuole offrire soluzioni di idrogeno verde ai produttori di stazioni di rifornimento, installazioni power-to-X, impianti industriali e altri settori sensibili. L’ipo si è chiusa con una settimana di anticipo ai massimi della forchetta. Il titolo oggi tratta a 49 corone danesi, circa il 20% sopra il prezzo di offerta.

Non è andata in maniera diversa a Parigi. L’offerta sui tabelloni di Euronext della matricola Hydrogène de France si è chiusa con la sottoscrizione di titoli per 152 milioni di euro, più dell’offerta iniziale di 100 milioni. Tra gli spettatori più interessati il colosso Airbus che ha già allo studio un aereo a “zero emissioni” per il futuro ed è già in trattative con Aéroport de Paris ed Air Liquide per la produzione e la distribuzione del gas negli scali. Un’operazione complessa, perché l’idrogeno occupa in volume, quattro volte di più del kerosene e deve essere conservato a -253 gradi in enormi depositi.     

Ma, in tempi di progresso tecnologico (e di investimenti) eccezionali, tutto sembra possibile, quando scendono in campo governi e multinazionali. Anche sul fronte dell’auto, pur impegnato nella sfida dell’elettrificazione. Sul fronte delle quattro ruote la leadership tecnologica spetta, al solito, agli asiatici. Toyota, che non ha mai nascosto le perplessità sulle prospettive a medio-lungo termine dell’auto tutta elettrica, concentrando i suoi sforzi sull’ibrido, ha realizzato per prima il prototipo ad idrogeno. La nuova Mirai, a fine maggio, ha già dato una misura delle sue qualità percorrendo 1.003 chilometri con un solo pieno di idrogeno verde. 

Non meno ecologica la Hiunday Nexo, in grado addirittura di ripulire, lungo il tragitto, l’aria dall’equivalente delle polveri sottili emesse da due auto a gasolio. Nel prossimo decennio il colosso coreano intende investire poco meno di 7 miliari di euro nella tecnologia a celle a combustibile, anche spingendo sulla produzione, che lieviterà fino a 700.000 unità. E fra i 18 nuovi modelli a zero emissioni che il colosso coreano intende lanciare entro il 2025 viene citato anche un primo veicolo di massa alimentato ad idrogeno. Una strategia condivisa anche dai Big dell’auto tedesca, da quel che ha detto di recente il ceo di Bmw Italia, Massimiliano De Silvestre. “Noi stiamo elettrificando tutto ma crediamo molto nell’idrogeno” – ha detto – “alla fine del 2021 la nostra stima è vendere 1 milione di vetture elettrificate nel mondo. Oggi realizziamo le auto e poi le trasformiamo in elettriche, dal 2025 cambiamo il paradigma: le auto nasceranno come elettriche e diventeranno qualcos’altro”.

Insomma, agli occhi degli addetti ai lavori e dei mercati finanziari l’idrogeno si sta confermando uno dei nuovi vettori energetici più importanti per un futuro realmente sostenibile, in cui si ridurranno le emissioni di gas serra evitando i problemi “elettrici”. Ma sarà una sfida lunga, costosa e complicata. Senza dimenticare che c’è idrogeno ed idrogeno. La maggior parte dell’idrogeno prodotto nel mondo si genera oggi con processi industriali o come sottoprodotto della raffinazione del petrolio e dalle lavorazioni dell’industria chimica. È il cosiddetto idrogeno “grigio”, il 95% dell’idrogeno prodotto oggi, che non produce alcun vantaggio ambientale. Anche l’idrogeno blu deriva dal gas naturale, ma l’impianto di produzione è accoppiato con un sistema di cattura e stoccaggio permanente della CO2, prodotta nel processo. In questo modo, si può generare idrogeno, senza emissioni dannose per il clima. 

L’idrogeno verde, infine, viene generato sfruttando l’elettricità prodotta da impianti ad energia solare, eolica o altre fonti rinnovabili. L’elettricità prodotta in eccesso che non viene utilizzata alimenta celle elettrolitiche che producono idrogeno ed ossigeno a partire dall’acqua. In questo modo non emette CO2. Proprio sulla produzione di idrogeno verde si concentrano gli sforzi dell’Unione Europea, e dei singoli Paesi, a partire dalla Germania che ha stanziato nove miliardi di euro nella sfida.

Ma l’Italia non sta a guardare. “Oltre alle fonti di energia rinnovabile e alle batterie per lo stoccaggio – si legge in un rapporto di Intesa Sanpaolo – un altro protagonista indiscusso dei progetti legati alla transizione energetica è sicuramente l’idrogeno, per il quale il PNRR prevede circa 3 miliardi e mezzo di euro, tra incentivi alla ricerca e sviluppo, alla produzione e all’utilizzo”. “È fortissimo il coinvolgimento dei big player del settore energetico (Snam, Eni, Enel, A2A, Edison, Italgas) ma anche di altre realtà manifatturiere, di ricerca e della Pubblica Amministrazione”. Non solo grandi. Anzi, l’idrogeno ha le carte in regola per creare opportunità di specializzazione anche per il tessuto manifatturiero delle piccole e medie imprese, creando una vera e propria filiera dell’idrogeno. Già oggi risultano circa 220 brevetti, relativi soprattutto alla componentistica per lo stoccaggio e la distribuzione dell’idrogeno (incluse le fuel cells) ma anche a celle elettrolitiche per la produzione. Tra questi brevetti, 117 sono stati depositati da società di capitali, per un totale di 66 imprese individuate. Intesa Sanpaolo ha censito 133 imprese tenendo conto di tutte le realtà, non solo manifatturiere che nell’ambito della ricerca e sviluppo, che si stanno avvicinando all’idrogeno.

Il fatturato prodotto dalle imprese del campione risulta, al 2019, pari a circa 85 miliardi di euro per un totale di oltre 130 mila addetti. Questo risultato è largamente influenzato dalla presenza di 17 imprese molto grandi (con fatturato superiore ai 500 milioni di euro). Si tratta di alcuni big player del settore energetico, delle costruzioni e anche della manifattura. Ma anche i piccoli partecipano alla sfida. Se si eliminano le grosse imprese, il fatturato totale a fine 2019 risulta pari a 7 miliardi di euro e gli addetti a 19.160. Numeri destinati a crescere molto rapidamente grazie al proliferare  di micro imprese (con meno di 2 milioni di fatturato), che rappresentano più di un quarto del campione. Si tratta principalmente di piccole aziende attive nella ricerca e sviluppo e nella consulenza ingegneristica che operano sulla frontiera tecnologica e sono fortemente innovative: infatti il 65% di queste rientra nel campione proprio perché ha già depositato brevetti collegati alle tecnologie ad idrogeno. Sono inoltre aziende molto giovani, con un’età mediana pari a 9 anni contro i 21 del totale del campione su cui vale la pena di scommettere. Anche attraverso la nascita di una vera Hydrogen Valley che rappresenta una delle opportunità più ghiotte per sfruttare in modo adeguato i fondi europei promuovendo lo sviluppo interno di tecnologie che stimolino occupazione e crescita sul territorio.

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