Condividi

I giganti del Web valgono 8 volte Piazza Affari

Secondo una ricerca di Mediobanca, le 25 società più grandi nei settori software e web valgono più di cinque miliardi di euro ma pagano pochissimo al fisco italiano: solo 64 milioni – La crescita è stata del 20% annuo fra il 2014 e il 2018

I giganti del Web valgono 8 volte Piazza Affari

In Borsa, alla fine dell’anno scorso le 25 società più grandi nei settori software e web (WebSoft) valevano 8 volte Piazza Affari. È il risultato di un’impennata vertiginosa: fra il 2014 e il 2018 la crescita media annua di questi titoli ha raggiunto il 19,8% e a novembre di quest’anno il loro valore di Borsa complessivo ha superato i cinque miliardi di euro. Ormai – anche prese singolarmente – Microsoft, Amazon e Alphabet (la casa madre di Google) valgono più di Borsa Italiana.

I dati sono contenuti in un’analisi dall’Area Studi Mediobanca, secondo cui l’anno scorso i giganti del WebSoft hanno prodotto un giro d’affari pari a 850 miliardi di euro, con una crescita del 20,3% annua dal 2014, oltre sei volte quella delle multinazionali manifatturiere (3,1%).

Le stesse imprese a fine 2018 davano lavoro a poco meno di due milioni di persone, quasi il doppio rispetto a quattro anni prima, un aumento legato soprattutto al gran numero di acquisizioni che ha aumentato a dismisura la concentrazione nei settori WebSoft.

Solo in Italia, questi gruppi hanno fatturato oltre 2,4 miliardi nel 2018, occupando più di 9.800 lavoratori.  

Tornando ai numeri globali, l’anno scorso i colossi del WebSoft hanno prodotto utili per 110 miliardi, mentre se si allarga la prospettiva ai cinque anni i profitti arrivano a 413 miliardi, di cui 82 generati Alphabet, 78 da Microsoft e 48 da Facebook.

Circa la metà dell’utile ante imposte delle WebSoft è tassato in Paesi a fiscalità agevolata, con conseguente risparmio fiscale cumulato di oltre 49 miliardi nel 2014-2018. Il tax rate effettivo delle multinazionali WebSoft è pari al 14,1%, ben al di sotto di quello nominale del 22,5%. Nel periodo 2014-2018 la tassazione in Paesi a fiscalità agevolata ha determinato per Apple un risparmio fiscale cumulato che sfiora i 25 miliardi. In Italia, nel 2018 le filiali dei giganti del WebSoft hanno versato al fisco 64 milioni (59 milioni nel 2017) e hanno pagato sanzioni per complessivi 39 milioni (73 milioni nel 2017).

A livello patrimoniale, nel 2018 le WebSoft poggiano su una base solida, con mezzi propri tangibili pari in media a 1,1 volte i debiti finanziari. Spiccano Facebook e la giapponese Nintendo, che non hanno debiti finanziari.

Alla fine dello stesso anno le WebSoft detenevano 507 miliardi di liquidità, pari a oltre un terzo del totale attivo (tre volte di più della media di una multinazionale). Il 22% del totale attivo (305 miliardi) era investito in titoli a breve termine (circa la metà sono titoli di stato Usa), percentuale appena superiore a quella delle maggiori banche europee e americane (21%) e di gran lunga a quella delle altre multinazionali (3%).

Dal 2014 al 2018 la liquidità delle WebSoft è aumentata in media di circa 49 miliardi ogni anno ed è stata utilizzata prevalentemente per acquistare società minori e azioni proprie: nel 2018 i buyback hanno superato di quattro volte quelli del 2014, arrivando a 78 miliardi.

Commenta