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Grandi Borse, 2018 magro. E la musica sta per finire

I listini in Europa e Cina (Shanghai) si avviano a chiudere un anno in rosso con la sola eccezione di Usa e Giappone. E nonostante qualche rally tattico cui ancora assisteremo, la fine dei rialzi si avvicina sostiene Lorenzo Di Mattia del gruppo di gestione del risparmio indipendente Hedge Invest Sgr – Intanto i gestori si preparano a comunicare i costi in base alla direttiva Mifid2

Grandi Borse, 2018 magro. E la musica sta per finire

Il  2018 è alle battute finali e salvo impennate al momento non prevedibili, rischia di riservare un bilancio magro quando non amaro ai risparmiatori italiani. I gestori, per la prima volta, sono chiamati a fare emergere e comunicare i costi di gestione in base alla direttiva Mifid2. In base ai dati Bloomberg di mercoledì sera infatti ci si trova di fronte a un bilancio in rosso in Francia, Svizzera, Regno Unito, Europa, Germania, Spagna, Italia (-10,97%) e Cina (Shagai Composite) con perdite crescenti dal primo all’ultimo della lista. Unica eccezione, tra le grandi Borse, sono gli Usa e il Giaoppone.

Qualche rimbalzo potrebbe ancora esserci ma il momento della frenata sta arrivando, spiega – in questo commento che riportiamo integralmente – Lorenzo Di Mattia, gestore del fondo HI Sibilla Macro, Hedge Invest Sgr. Hedge Invest, società di gestione del risparmio indipendente specializzata in prodotti di investimento alternativo (hedge, Ucits, real estate e private debt), con sedi a Milano e Londra, è stata tra le prime SGR alternative autorizzate in Italia.

A settembre abbiamo assistito ad una ripresa tattica su mercati emergenti ed Europa, e a un riprezzamento del Bund tedesco. Riteniamo che da un punto di vista tattico il mercato possa continuare ad avere un rialzo marginale, con rally di breve durata in aree attualmente depresse come i mercati azionari emergenti e europei. Ci aspettiamo inoltre che vengano toccati e nuovi massimi sul mercato americano. Tuttavia, il momento in cui “la musica si ferma” si sta avvicinando e sta diventando sempre più pericoloso provare a cogliere questi piccoli rimbalzi.

Negli Stati Uniti i tassi di interesse hanno continuato a salire: il tasso a due anni è ora sopra il 2,8%, e rappresenta quindi una solida alternativa risk-free rispetto a tutti gli altri asset rischiosi. Tale tasso è più alto di circa 1,5% rispetto all’anno precedente e di 2,3% rispetto a due anni prima, un cambiamento significativo che incentiva un cambiamento di asset allocation. La FED non ha ancora terminato il percorso di rialzi e la propria politica di quantitative tightening: ci aspettiamo infatti che queste misure continueranno almeno per un anno, o anche più a lungo, a meno che qualcosa non vada terribilmente storto nell’economia statunitense.

In Cina è in corso un significativo rallentamento, che persiste ancora oggi e che in gran parte non è derivato dalla guerra commerciale. Non è ancora chiaro se ci potrà essere una ripresa guidata dalle misure di stimolo, considerando che la crescita ha raggiunto i massimi in quasi tutti i mercati sviluppati.

In Europa, la BCE sta tentando di fermare il suo supporto alla periferia (il quantitative easing) nel peggior momento possibile, proprio mentre i populisti e l’instabile governo italiano puntano a continuare ad aumentare il livello di debito, che in Italia è già pari a 2000 miliardi di euro e ha un rapporto con il Pil attorno al 130%. A nostro avviso, la distanza tra i numeri di budget suggeriti dalla Commissione Europea, lo 0,8% del Pil, e quelli annunciati dal Governo italiano è troppo ampia per raggiungere un accordo stabile e che possa piacere al mercato.

Un dato preoccupante è che sta continuando, anche se in maniera moderata, una correzione sull’industria dei semiconduttori e sul settore tecnologico negli Stati Uniti, che sta portando ad un riprezzamento dei titoli growth. Quando anche l’area più forte incomincia a indebolirsi, raramente si tratta di un segnale positivo. È probabile che a breve arrivi il momento di prendere posizione sul lato corto.

Infine, sui bond governativi abbiamo un outlook neutrale, in particolare sul decennale americano, visto che anche se i tassi a breve salgono, la crescita sta toccando i massimi. Siamo invece moderatamente positivi sul dollaro e sui metalli preziosi, almeno finché la FED non sarà prossima alla fine del processo di rialzo.

 

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