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Google e le vere ragioni dell’operazione Motorola: difendere Android dalla battaglia legale di Apple

Il gigante della rete ha pagato un premio del 63% sulle azioni Motorola per i 25mila brevetti che l’azienda ha accumulato nel tempo. L’acquisizione da parte di Google è una strategia per proteggere Android dalla battaglia legale iniziata dalla Mela, armata di riserve a prova di avvocati e pronta a tutto pur di superare i suoi avversari.

Google e le vere ragioni dell’operazione Motorola: difendere Android dalla battaglia legale di Apple

E’ da qualche anno che i cellulari Motorola non vanno più di moda. Che la più grande operazione del settore degli ultimi dieci anni avvenga per acquisire una compagnia di telefonini che negli Usa ha venduto 4,4 milioni di smartphone nell’ultimo trimestre è poco credibile. Infatti la vera risorsa di Motorola Mobility Holdings Inc. (Mmi), la divisione cellulari della società, sono i suoi 17mila brevetti già archiviati e 7.500 in “patent pending”, ovvero sotto esame.

Ed è esattamente ciò di cui Google ha bisogno in questo momento per poter garantire al suo sistema operativo Android un futuro sicuro contro gli attacchi legali dei concorrenti, soprattutto della Apple. La battaglia della Mela infatti non si gioca tanto in campo tecnologico, quanto tra le carte degli avvocati. La società di Steve Jobs, che pochi giorni fa è diventata la prima società per capitalizzazione al mondo, ha fatto capire che utilizzerà armi legali contro i suoi nemici.



Negli ultimi mesi sono cresciute in forma esponenziale le cause intentate da Apple contro società che producono tavolette che utilizzano Android (Samsung, la stessa Motorola, la taiwanese Htc) e a luglio si è addirittuara alleata al suo rivale storico Microsoft per aggiudicarsi 6.500 brevetti della Nortel Networks, il gigante canadese delle telecomunicazioni.

In Europa la Mela ha ottenuto che Samsung non venda più il suo tablet Galaxy e cinque giorni fa ha presentanto un’istanza contro Motorola, incolpandola di aver copiato il design dell’ipad per il suo tablet Xoom. Negli Stati Uniti l’Antitrust americana sta esaminando molti altri casi sottoposti dalla società di Jobs, che non riesce a mandare giù il fatto che la somma delle vendite di tutti i dispositivi che utilizzano Android superino quelle dell’iphone.

Ma Google si è rimboccato le maniche e sta cercando di garantire maggiore sicurezza al suo sistema operativo e a tutte le società che lo utilizzano. Di fatto, subito dopo l’annuncio dell’accordo, le azioni di Samsung e Htc, tra i due maggiori produttori di dispositivi che utilizzano Android, sono cresciute del 4% e del 2% rispettivamente.

Ma qualcosa rimane ancora poco chiaro. Google ha accettato di pagare 2,5 miliardi di dollari a Motorola nel caso non dovesse concludere l’accordo – la cui finalizzazione è prevista per i primi mesi del prossimo anno. Da parte sua Motorola, pagherebbe una penale di solamente 375 milioni di dollari.

Come ha fatto notare l’esperto di proprietà intellettuali Florian Mueller, i motivi per un simile patto si poggiano necessariamente su due presupposti: l’acquirente, per quanto abbia ingenti risorse a sua disposizione, deve essere “totalmente disperato”, altrimenti il venditore non potrebbe comandare simili termini. Ma se il venditore non avesse così a cuore la stretta di tale accordo non insisterebbe per delle penali così vaste in quanto gli converrebbe cercare altri operatori con cui negoziare invece di concentrarsi su uno solo.

E’ probabile dunque che il colosso della rete si sentisse con l’acqua alla gola, anche perchè rumors sulla stampa americana dicono che Microsoft fosse interessato all’acquisto di Mmi. E che Motorola avesse bisogno di Google per difendersi dalle cause che gli hanno intentato negli ultimi mesi Apple e Microsoft. Ma ora che anche il colosso di Mountain View si è assicurato il suo rifugio a prova di avvocati, sembrano essersi poste le basi affinchè i tre grandi concorrenti comincino la vera sfida, quella sui prodotti. Che i giochi abbiano inizio.

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